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“You”, il narratore disonesto

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You, il narratore disonesto

You”, storia di uno psicopatico che, per “amore”, per “lei”, finisce sempre per sporcarsi le mani di sangue.

“Lei, la sola cosa che vorrei” cantava Charles Aznavour e potrebbe fare da colonna sonora, non senza ironia, alla serie TV “You”, storia di uno psicopatico che, per “amore”, per “lei”, finisce sempre per sporcarsi le mani di sangue.

Una sinossi breve e concisa che non vuole togliere al lettore/spettatore il gusto di guardare fino in fondo le due stagioni in onda su Netflix.

Ciò che qui si vuole analizzare è la figura di Joe, antieroe e antinarratore.

Di recente, come anche con l’ultimo Joker di Todd Philips interpretato da Joaquin Phoenix, si sta assistendo a narrazioni che hanno per protagonisti personaggi dal dubbio tenore etico.
In letteratura, questo tipo di indagine dell’animo umano, capace di scandagliare l’etica comune, fino a creare approcci empatici col protagonista, è presente già da tempo.
Raskolnikov di Dostoevsky, Barry Lyndon di Thackeray, Bardamu di Céline, Hank di Bukowski, sono solo alcuni dei personaggi criminali/cattivi che affollano la letteratura e che creano, con il lettore, un canale di ascolto, di comprensione.
Ognuno con le proprie malattie a causa delle quali è impossibile vivere in società.

«Il concetto di antieroe è infatti molto più complesso e articolato, e presenta molteplici ambiguità e sfumature. Il termine è stato utilizzato per la prima volta da Dostoevskij in Memorie dal sottosuolo nel 1864 per identificare il carattere del protagonista, alla ricerca dell’umiliazione e dell’autodistruzione in un estremo tentativo di ribellione alla realtà che lo circonda»

A. Bernardelli, Etica Criminale. Le trasformazioni della figura dell’antieroe nella serialità televisiva, “Between”, Vol. VI, n.2, http:// http://www.betweenjournal.it, p. 3


E in You, il protagonista Joe, librario e appassionato di letteratura, cita a più riprese proprio quel Dostoevskij che in Delitto e Castigo, tramite il sadismo di matrice edipica di Raskòl’nikov, mostra un’alterità mentale malata e fuori da ogni logica sociale.

Si è di fronte alla rottura degli schemi, al tentativo di raccontare una storia senza opposizioni tra bianco e nero e, alla Commedia dell’Arte, alle maschere, subentra la vita dei personaggi con tutte le loro tare, in cui si realizza, tra fatto narrato e fruitore, una sospensione del senso di immoralità,

«vale a dire una sospensione e relativo distacco da parte dello spettatore dal senso della consueta concezione etica relativa ad eventi reali»

iBIDEM

un meccanismo tipico delle strutture retorico-discorsive che rientrano nelle logiche del patto finzionale.

Il villain tragico shakespeariano, per esempio, è caratterizzato da un tipo di costruzione del personaggio che non cerca assolutamente alcuna complicità o coinvolgimento emotivo, né tantomeno etico, ma l’unica sua possibile redenzione consiste nella morte (ibidem): pensiamo ai protagonisti della serie Tv Gomorra o a Walter White in Breaking Bad.

In Joker, invece, siamo chiamati ad esultare alla sua rinascita, alla sua vendetta, a conclusione dell’arringa con cui rivendica di un po’ di attenzione da parte della società, proprio mentre, quella stessa società gli sta fischiando contro.

Il sangue diventa sorriso e la sua fuga dal manicomio, dopo che ha appena ucciso nuovamente, ha del comico.

Joker è una tappa, un esempio, dell’atteggiamento narratologico in cui il passato è richiamato a giustificare le azioni immorali dei protagonisti.

Gli schemi con cui Propp analizza, in Morfologia della fiaba, le diverse figure che popolano le storie, sono saltati, i cattivi non sono più cattivi ma le loro brutte azioni sono conseguenza di meccanismi non più così semplici da analizzare.

L’antagonista non più semplicemente colui che, indifferentemente se sia un orso o una strega cattiva, a prescindere quindi dalle sue caratteristiche fisiche, muove un’azione contraria a quella dell’eroe-protagonista, rallentandone le azioni attraverso tutta una serie di escamotage.

L’opposizione A contro B, buoni contro cattivi, nelle grandi narrazioni contemporanee, pare alleggerirsi, per offrire allo spettatore, ormai alfabetizzato, la possibilità di fare analisi meno superficiali e di andare maggiormente in profondità. Di recente, queste sfumature sempre più labili tra buoni e cattivi mi sono sembrate evidenti anche in film come Aladdin.

A differenza della versione animata, nel live action, Jafar, pur rimanendo sconfitto, e in questo modo fedele al suo ruolo di antagonista, viene delineato con maggiori sfumature psicologiche, smarcandolo da una certezza caratteriale, un topos che, forse, oggi, non è possibile più continuare a raccontare. Jafar è cattivo perché da piccolo è sempre stato il secondo di e per qualcuno.
Così Bukowski giustificava il suo squilibrio d’amore: «è che ho avuto poco affetto».

E nemmeno più il narratore è in grado di garantire che i vestiti che ha così minuziosamente cucito possano aderire perfettamente ai corpi abnormi, sporchi e così umani dei suoi protagonisti.

In You è presente una voce esterna ma intradiegetica, quella di Joe che si interroga si psicanalizza, finendo per giustificarsi. Una voce in cui è impossibile riporre fiducia.

Quel tipo di narratore giusto e onesto raccontato da Benjamin qui lascia il posto ad uno bugiardo e ingannatore eppure, proprio per quel meccanismo di mesmerizzazione insito nella narrazione, ci affidiamo.

Tra la prime e la seconda stagione di You esistono punti di contatto, azioni reiterate che rimandano a quelle precedenti: in ogni episodio inseguiamo la vittima attraverso il modo di vedere, analitico e conturbante, di Joe, in un ribaltamento che pare porre in negativo la teoria del pedinamento di Zavattini; riesce ad ottenere un buon rapporto col vicinato; quando viene lasciato dalla donna che ama e lei trova consolazione altrove, si distrae anche lui con un’altra relazione; instaura un rapporto di fiducia con un adolescente, di cui si prende cura.

Azioni che si incatenano sempre allo stesso modo, sempre con lo stessa schema.
Uno stilema che aiuta ad accerchiare lo spettatore, ad incantarlo.

Come le vittime di Joe, crediamo a ciò che ascoltiamo, ci convinciamo che il mondo così abilmente raccontato sia reale, ne restiamo incantati e incastrati, ma alla fine, dove c’è il trucco c’è l’inganno, l’omicidio perseguita l’assassino fino a rinchiuderlo nella sua stessa gabbia.

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La cravatta: quando la fretta diventa moda!

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La cravatta
Cravatte - Foto Maria Rosa Palma

La cravatta ebbe il suo culmine nel XIX secolo, ma scopriamo insieme chi l’ha invetata. Tutto sembra partire dalla fretta

In questi giorni sta facendo discutere l’invito del premier spagnolo, Pedro Sanchez. Il politico ha esortato, infatti, dipendenti pubblici e privati a non indossare la cravatta così da limitare l’uso dell’aria condizionata e risparmiare energia.

La cravatta
La cravatta

La proposta di Sanchez, anche se di primo acchito potrebbe sembrare strana, in realtà ha una valida motivazione scientifica. Questo accessorio, quando entra in contatto con la pelle del collo – che è uno dei regolatori della temperatura corporea – provoca un innalzamento di 2-3 gradi della temperatura dell’organismo.

“Travolti da un’insolita curiosità nell’azzurro mare d’agosto”. Ma la cravatta moderna, parte integrante dell’abbigliamento soprattutto maschile, amata, odiata ma sempre presente e in alcune occasioni addirittura d’obbligo … chi l’ha inventata?

Sin dai tempi più remoti, l’uomo ha sempre portato qualcosa intorno al collo. Inizialmente l’antenata della cravatta, la sciarpa, serviva ad indicare la condizione socio-politica di chi la indossava. Ad esempio, si narra che sin dai tempi dell’imperatore cinese Cheng, i suoi guerrieri portavano attorno al collo una specie di sciarpa ripiegata che indicava il loro rango. Oppure, durante la rivoluzione francese, il colore della sciarpa indicava la tendenza politica di chi la indossava.

La cravatta
La cravatta

Secondo una delle ricostruzioni più accreditate, il passaggio dalla sciarpa alla cravatta annodata avvenne nel lontano 1692 nella cittadina belga di Steenkerke. Precisamente quando gli inglesi, in lotta con i francesi, attaccarono a sorpresa le truppe rivali che erano accampate in quella città. I soldati francesi, soprattutto mercenari provenienti dalla frontiera militare croata e reclutati dal re, non ebbero il tempo di vestirsi bene e nella fretta. Si legarono così al collo la sciarpa dell’uniforme infilandone le estremità nell’occhiello del bavero. Era così nata la cravatta denominata con questo termine dagli stessi francesi.

Infatti, durante una parata tenuta a Parigi in occasione di una vittoria, i francesi furono talmente colpiti dalle sciarpe dei soldati croati – che combattevano per la Francia del re Luigi XIV – che le chiamarono cravates dal croato hrvat (che vuol dire croato) e cominciarono ad indossarle.

Così, da un accessorio militare cominciò la moda della cravatta che ebbe il suo culmine nel XIX secolo quando divenne parte integrante dell’abbigliamento maschile. Nonostante siano trascorsi tanti anni dalla sua comparsa, non passa mai di moda. Anzi, a questo “antico” accessorio è stata dedicata anche una giornata mondiale che cade ogni 18 ottobre.

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Cusano Mutri: tra tradizione e bellezza

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Cusano Mutri: tra tradizione e bellezza
Cusano Mutri - Foto: Maria Rosa Palma

Cusano Mutri tra tradizione e bellezza. Uno dei borghi medievali più belli d’Italia inserito nel Parco Regionale del Matese

Cusano Mutri, tra tradizione e bellezza. Con questo caldo andare in montagna alla ricerca di temperature più miti farebbe piacere a tutti e, in tal senso, la Campania offre svariate possibilità.

Cusano Mutri: tra tradizione e bellezza
Cusano Mutri – Foto: Maria Rosa Palma
Cusano Mutri: tra tradizione e bellezza
Cusano Mutri – Foto: Maria Rosa Palma

Anche se probabilmente non troveremo il tanto agognato fresco (oramai fa caldo ovunque!), Cusano Mutri potrebbe essere una piacevole idea alla scoperta di uno dei borghi medievali più belli d’Italia.

Cusano Mutri: tra tradizione e bellezza
Cusano Mutri – Foto: Maria Rosa Palma
Cusano Mutri: tra tradizione e bellezza
Cusano Mutri – Foto: Maria Rosa Palma

Questo piccolo centro urbano in provincia di Benevento e inserito nel Parco Regionale del Matese, secondo gli storici era l’antica città sannita di Cossa (da cui deriva il nome Cusano) distrutta nel 214 a.C. dai romani.

Cusano Mutri: tra tradizione e bellezza
Cusano Mutri – Foto: Maria Rosa Palma
Cusano Mutri: tra tradizione e bellezza
Cusano Mutri – Foto: Maria Rosa Palma

Grazie all’arrivo dei Normanni, questa zona si ripopolò e a quella demografica seguì anche una notevole crescita culturale con la costruzione di edifici civili e religiosi di grande interesse artistico.

Cusano Mutri: tra tradizione e bellezza
Cusano Mutri – Foto: Maria Rosa Palma
Cusano Mutri: tra tradizione e bellezza
Cusano Mutri – Foto: Maria Rosa Palma

Infatti, passeggiando tra le tipiche casette bianche in pietra, perdendosi tra i vicoletti intricati e stancandosi Cusano Mutri: tra tradizione e bellezzaercorrendo le lunghe scalinate, s’incontrano varie chiese: da quella più antica dei Santi Pietro e Paolo del 550 d.C. caratterizzata da elementi architettonici appartenenti ad epoche diverse, a quella di San Giovanni Battista che, con le sue cinque navate e l’imponente torre campanaria, è considerata l’edificio religioso più grande del paese.

Cusano Mutri – Foto: Maria Rosa Palma

Oltre agli amanti dell’arte, anche coloro che sono interessati al mondo scientifico e antropologico non resteranno delusi grazie al museo civile del paese.

Questa struttura, posta al piano terra della casa comunale cittadina, è formata da due sezioni: in una si ripercorre la storia della vita quotidiana di questa comunità con l’esposizione di costumi, strumenti, utensili tipici del luogo mentre l’altra sezione, quella di geopaleontologia, ospita rocce e fossili tra i più rappresentativi delle formazioni geologiche dell’area.

Oltre a ciò, in questo museo si può anche osservare un cucchiaio di legno che, con i suoi 5,32 metri di lunghezza e con un peso di ben 111 kg, è il più grande del mondo.

Cusano Mutri: tra tradizione e bellezza
Cusano Mutri – Foto: Maria Rosa Palma
Cusano Mutri: tra tradizione e bellezza
Cusano Mutri – Foto: Maria Rosa Palma

Non solo questo primato: a Cusano Mutri spetta anche quello del mortaio in pietra più grande del mondo che testimonia come la lavorazione della pietra sia qui una tradizione lunga e prestigiosa tanto da rappresentare uno dei settori principali su cui si base l’economia di questa cittadina dominata dal monte Mutria (da cui Mutri).

Tra paesaggio naturale, bellezze storiche-artistiche, trazioni affascianti, atmosfera suggestiva e … forse anche temperature più fresche? … sicuramente sarà una piacevole scoperta da non perdere!

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Giffoni Film Festival: Day-10

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giffoni film festival

Giffoni Film Festival day-10. Ecco i vincitori della 52esima edizione.

Giffoni Film Festival day-10. Sabato 30 è stata l’ultima giornata al festival di Giffoni. L’aria che si respira è un misto tra tristezza, malinconia, ma ancora tanta euforia.

Anche nelle battute finali gli ospiti non mancano mai. Per i loro ultimi incontri i giurati hanno fatto due chiacchiere con Filippo Scotti, interprete di Fabietto Schisa in È stata la mano di Dio. Felice di poter essere intervistato dai suoi coetanei, Filippo ha raccontato del suo lavoro con Paolo Sorrentino, di come il regista lo abbia incoraggiato a continuare quando per paura stava per abbandonare il ruolo.

Giffoni film festival day-10

Subito dopo, Eduardo Scarpetta ha risposto alle curiosità dei ragazzi. Gli ha parlato delle sue esperienze a teatro, condividendo alcuni ricordi di quando era in tournée. Eduardo ha poi affermato che il suo sogno è quello di continuare la tradizione di famiglia, aprendo una compagnia teatrale tra vent’anni.

Giffoni film festival day-10
Giffoni film festival day-10

Nella Multimedia Valley, un meeting speciale ha portato i giurati a conoscere più nel profondo la vita personale e artistica di due talenti del panorama italiano. Da una parte l’attrice e regista vincitrice del David di Donatello, Laura Morante, e dall’altra Eugenia Constantini, amata per la sua interpretazione nella serie tv comedy Boris, ha recentemente partecipato alla versione televisiva del film di Gabriele Mucccino, A casa tutti bene.

Giffoni filma festival day-10

Per la serata finale, Tecla, attrice e vincitrice di Sanremo Young nel 2019, ha condiviso il palco del Giffoni Music Concept con i The Kolors.

Giffoni film festival day-10

Alle ore 20.00 la sala Truffaut apre per l’ultima volta in questa edizione le porte al pubblico per assistere alla cerimonia di premiazione. I film vincitori del concorso sono:

  • Gryphon Award per il miglior cortometraggio nella sezione Elements +3: GIUSEPPE di Isabelle Favez (Svizzera)
  • Gryphon Award per il miglior cortometraggio nella sezione Elements +6: VOLCANO di Margherita Abbruzzi, Serena Miraglia, Giada Rizzi, Lara Zizzi (Italia)
  • Gryphon Award per il miglior film nella sezione Elements +6: VINSKI AND THE INVISIBILITY POWDER di Juha Wuolijoki (Finlandia)
  • Gryphon Award per il miglior cortometraggio nella sezione Elements +10: NEL MARE CI SONO I COCCODRILLI di Rosalba Vitellaro (Italia)
  • Gryphon Award per il miglior film nella sezione Elements +10: FULL OF GRACE di Roberto Bueso (Spagna)
  • Gryphon Award per il miglior film nella sezione Elements +13: LA TRAVIATA, MY BROTHERS AND I di Yohan Manca (Francia)
  • Gryphon Award per il miglior film nella sezione Elements +16: MY BROTHERS DREAM AWAKE di Claudia Huaiquimilla (Cile)
  • Gryphon Award per il miglior film nella sezione Elements +18: STAY AWAKE di Jamie Sisley (USA)
  • Gryphon Award per il miglior film nella sezione GEX DOC:  LYRA di Alison Millar (Irlanda/UK)
  • Gryphon Award per il miglior film nella sezione Parental Experience: BRICIOLE di Rebecca Marie Margot (Italia)
Elements +6: VINSKI AND THE INVISIBILITY POWDER di Juha Wuolijoki (Finlandia)
Elements +13: LA TRAVIATA, MY BROTHERS AND I di Yohan Manca (Francia)
Elements +16: MY BROTHERS DREAM AWAKE di Claudia Huaiquimilla (Cile)
Elements +18: STAY AWAKE di Jamie Sisley (USA)
GEX DOC:  LYRA di Alison Millar (Irlanda/UK)
Parental Experience: BRICIOLE di Rebecca Marie Margot (Italia)

Per quel che riguarda i premi speciali assegnati dagli sponsor e partner del festival:

  • Per la sezione +6 il Premio Speciale ACEA SUSTAINABILITY AWARD va a SUPER FURBALL SAVES THE FUTURE di Joona Tena (Finland)
  • Per la sezione +10 il Premio Speciale CIAL (Consorzio Imballaggio Alluminio) PREMIO PER L’AMBIENTE va a HOW I LEARNED TO FLY di Radivoje Andrić (Serbia/Croatia/Bulgaria/Slovakia);
  • Per la sezione +10 il Premio Speciale LETE SPECIAL AWARD SPORT AND SOCIAL CULTURE va a BIGMAN di Camiel Schouwenaar (The Netherlands)
  • Per la sezione +10 il Premio Speciale CLEAR CHANNEL ITALIA AWARD INNOVAZIONE E SOSTENIBILITA’ va a NEL MARE CI SONO I COCCODRILLI  di Rosalba Vitellaro (Italia)
  • Per la sezione +10 il Premio Speciale PREMIO CGS (Cinecircoli Giovanili Socioculturali) “Percorsi Creativi 2022” va a SONATA di Bartosz Blaschke (Polonia)

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Giffoni Film Festival: Day-9

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Giffoni Film Festival Day-9. Parte la giornata della verità. Si dà il via alle votazioni.

Giffoni Film Festival Day-9. Venerdì 29 luglio i giurati hanno visionato l’ultimo film in concorso. È la giornata dedicata alle votazioni. Tramite form i ragazzi hanno dato un voto da 1 a 10 ad ogni pellicola. Chi otterrà più punti vincerà il premio per quella categoria.

giffoni film festival day-9

Ma anche nelle giornate finali, tanti sono gli ospiti ed eventi che accompagnano l’esperienza del Giffoni.

Gli elements +3 hanno assistito all’anteprima della serie tv animata della cuoca Benedetta Rossi, Super Benny. Mentre i partecipanti della Impact hanno intervistato l’attore comico Francesco Paolantoni e Shade, che ha aperto il Giffoni Music Concept la sera stessa.

giffoni film festival day-9

Nella sala Truffaut Anna Ferzetti ha incontrato i jurors delle categorie +13,+16 e +18. Ha raccontato dei suoi studi all’estero e delle esperienze lavorative anche al di fuori del mondo dello spettacolo. Non potevano mancare le curiosità sulla nuova serie Disney Le fate ignoranti di Ferzan Ozpetek.

giffoni film festival day-9

Ispirata all’omonimo film, la Ferzetti ha spiegato che la differenza tra i due progetti sta nel pubblico. Ai tempi della pellicola parlare di temi come le famiglie allargate rappresentava quasi un taboo, oggi invece le nuove generazioni sono molto più aperte.

giffoni film festival day-9

Lillo e Maccio Capatonda, quest’ultimo in videochiamata, hanno presenziato alla premiere italiana di DC League of Super-Pets.

giffoni film festival day-9

I due comici hanno doppiato due cani protagonisti del film. Da una parte Lillo interpreta Krypto, fedele compagno a quattro zampe di Superman, dall’altra Maccio dà la voce ad Asso, il cui sogno è lasciare il negozio di animali con i suoi amici. Il film uscirà nelle sale il primo settembre.

giffoni film festival day-9

Per la nona serata del festival, Shade e Federica Carta hanno fatto ballare tutta la Piazza Lumière.

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Giffoni Film Festival: Day-7 e Day-8

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giffoni film festival

Ecco il resoconto dei Day-7 e Day-8, mancano pochi giorni alla conclusione del Giffoni film festival

Giffoni Film Festival, day-7 e day-8. Ad una settimana dall’inizio del festival, i giurati devono visionare soltanto altre tre film. Ciò nonostante, la manifestazione non si ferma.

Giffoni film festival day-7

Mercoledì i ragazzi hanno avuto la possibilità di intervistare un grande interprete e regista italiano, Sergio Rubini.

giffoni film festiva day-7

A distanza di poco tempo la sala Truffaut ha ospitato Aurora Giovinazzo, protagonista di  Freaks out, film di Gabriele Mainetti che ha invece incontrato i partecipanti all’impact il giorno successivo.

giffoni film festiva day-7

Il 27 è stata anche la giornata dedicata al diciottesimo anniversario delle Winx. Per celebrare è stata proiettata la versione restaurata del primo episodio in assoluto, con clip inedite. Ovviamente per un compleanno così importante non poteva mancare una magica festa nei giardini della cittadina.

giffoni film festiva day-7

Contemporaneamente, Casadilego e Mara Sattei hanno calcato il palco del Giffoni Music Concept.

giffoni film festiva day-7

Giovedì 28, Giffoni ha ospitato la seconda celebrità internazionale di questa edizione, Gary Oldman. Desideratissimo da tutti, Oldman non ha disatteso le aspettative. Durante l’incontro con i giurati, l’attore britannico è stato molto disponibile.

giffoni film festiva day-7

Nelle sue parole traspare l’amore che prova per il suo lavoro e la sincera gioia di potersi confrontare con giovani che lo ammirano.

giffoni film festiva day-7

Non è un caso che abbia ricevuto il premio più prestigioso del festival dedicato a Francois Truffaut; commosso da questo gesto, Oldman ha affermato che “Il Premio Truffaut, potrebbe anche essere superiore all’Oscar”.

giffoni film festiva day-7

A seguire Gianmarco Saurino ha risposto alle curiosità dei ragazzi sulle sue interpretazioni in fiction come Doc e Che Dio ci aiuti. Ma non solo, ha anche raccontato della sua esperienza a teatro e della collaborazione con Amnesty International.

giffoni film festiva day-7

Evento speciale della giornata, l’anteprima del cartone Yaya and Lennie – The walking Liberty, che narra la storia di due giovani alla ricerca della loro strada in un mondo governato dalla natura.

giffoni film festiva day-7

La sera il pubblico ha potuto assistere al concerto di Dargen D’amico e M.E.R.L.O.T.

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“Misteri Napoletani: La crepa – graphic novel e favola dark”, di Demetrio Salvi

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Misteri Napoletani: la crepa

Misteri Napoletani: La crepa – grafic novel e favola dark con le illustrazione di Rosa D’Avino, Demetrio Salvi ha abbinato uno stile veloce e travolgente

“Misteri Napoletani: La crepa – graphic novel e favola dark” è la pubblicazione a firma di Demetrio Salvi con le illustrazioni di Rosa D’Avino.

Il lettore che si imbatte in questa lettura si trova tra le mani un’opera unica nel suo genere sia per il genere sia per le innumerevoli tematiche introdotte all’interno del testo. Il titolo stesso ci da una serie di indicazioni interessanti.

La prima riguarda il luogo di ambientazione della vicenda, ovvero la meravigliosa città di Napoli, ma anche una delle sue peculiarità: il mistero. Infatti, ogni strada, ogni angolo, ogni monumento o palazzo della città custodisce un segreto o un mistero che sono entrati a far parte del suo substrato culturale.

Il secondo elemento che incontriamo è legato al termine “crepa”, che fa riferimento alle caratteristiche dei suoi personaggi, alle loro sofferenze, ma anche alle paure e ai problemi che costantemente sono chiamati a superare. Seguono nel titolo altre due indicazioni importanti.

La prima ci dice che l’opera appartiene al genere della graphic novel. Infatti, l’opera è anticipata da circa 40 pagine illustrate con tavole a firma di Rosa D’Avino. Esse introducono il lettore alle atmosfere cupe di una città avvolta dal mistero.

Proprio quest’ultimo aspetto ci dice che il resto dell’opera, fatta di un corposo testo narrativo assume le caratteristiche di una moderna favola dark.

Nella seconda parte del libro, narrata in prima persona, c’è la vicenda del protagonista, il quale si ritrova a vivere un incubo ad occhi aperti.

L’elemento fantastico, imprescindibile per la tipologia di temi trattati, è preponderante, ma la capacità creativa di Demetrio Salvi rende il tutto molto contemporaneo e moderno.

Lo stile veloce e coinvolgente trasmette al lettore la sensazione di assistere quasi ad una rappresentazione filmica. Questo probabilmente è dovuto all’esperienza che l’autore ha accumulato in ambito cinematografico, come autore di numerose sceneggiature.

“Misteri Napoletani: La crepa – graphic novel e favola dark” è un’opera interessante, che rivisita il mito di una Napoli leggendaria, senza mai scadere nel consueto o nel già sentito dire.

Casa Editrice: L’undicesima copia
Genere: Urban fantasy
Pagine: 220
Prezzo: 14,00 €

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