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Amleto De Silva e il radar acchiappa stronzi

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stronzology in nuovo radar acchiappa stronzi

Il vademecum su come salvarsi dagli stronzi

Cos’è Stronzology?

Amleto de Silva, di cui abbiamo già scritto qualche articolo fa, parlando di Degenerati e La Nobile arte di misurarsi la palla, lo ha sottotitolato Gnoseologia della dipendenza dagli stronzi e in generale potremmo definirlo un vademecum su come salvarsi dall’ammasso di stronzi di cui è pieno il pianeta terra.

Per capirlo, “dovete avere il cervello aperto e le idee chiare, non serve essere intelligenti o colti”.

Ma chi è lo stronzo? “L’unico predatore che dopo averti sbranato pretende anche che lo inviti a pranzo e gli cucini la parmigiana con le melenzane al forno perché fritte non le digerisce”.
Attenzione, però, che lo stronzo non va confuso col maschio alfa, quello per cui le donne sono disposte a tutto pur di andarci a letto.

E però De Silva ci fa notare che uno stronzo che è anche maschio alfa, se esistesse, per stupidità ed egoismo, farebbe morire di fame l’intero branco.
Ad essere chiari, esiste una tale varietà di stronzi tipo, che è quasi difficile difendersene.
Il pianeta è affetto da aerofagia cronica, vomita le proprie feci in continuazione e il paradosso è che l’umanità non si accorge più del fetore.


Perché? Perché stando a quanto De Silva scrive in Stronzology, l’uomo buono è cretino, un po’ fessacchiotto, ma certamente non stronzo.

Altro esempio di stronzo è lo stronzo simpatico, quello che ha la nominata di simpatico (Pagina 95), ma in realtà non lo è.


“Per capirci, è quello che se una sera, per caso, venite invitato a unirvi al suo gruppo di amici per una pizza o una festa, vi prende immediatamente sul cazzo e comincia a fare battute su di voi.
Battute brutte, cattive, grezze, spesso sessiste, non di raro ai limiti del pogrom, a cui però vi tocca fare sempre buon viso a cattivo gioco, perché se i suoi amici ridono alle sue scostumatezze a prescindere, e se vi azzardate a far notare che il loro idolo non è simpatico, è solo uno stronzo scostumato, va a finire che non v’invitano più. O, peggio ancora ( per voi, ovviamente), vi invitano di nuovo”.

Amleto dà piccoli consigli su come allontanarli, tuttavia confessa che, già a riconoscerlo uno stronzo, è una conquista.
Lo stronzo è dotato di chiacchiera logorroica e avvolgente, in grado di incantare e fregare te, i suoi e i tuoi amici. Lo stronzo è quello che ti fa notare che hai messo su peso o che hai un brufolo sulla fronte, due secondi prima di una fotografia. La sua è pura cattiveria, lo sappiamo, ma si scuserà con un l’ho fatto per te. Con la sua faccia da stronzo sarà capace di conquistarsi l’intera comitiva che arriverà a guardarti storto con espressioni tipo ma dai, non lo vedi che ti è amico, che lo fa… per te?

Attenzione, attenzione: gli stronzi sono lombrosionamente stronzi sempre. Nel senso, che ce l’hanno nel DNA, e avere avuto dei comportamenti da stronzo, non fa di te uno stronzo. Non di prima categoria, almeno. Magari sei voluto semplicemente passare da vittima a carnefice, giusto il tempo di una vendetta, giusto il tempo di capire com’è che si sta. Da stronzi, ma non lo sei di natura.

Amleto distribuisce categorie, leggi e strutture tassonomiche veramente ispirate. Prende in prestito dalla filosofia, dal cinema, dalla letteratura e dai Simpsons esempi di stronzaggini a fiotti. Ad esempio, tra Holmes e Watson, i protagonisti di Conan Doyle, uno è lo stronzo, l’altro è il cretino.

Come dice De Silva a pagina 168, “gli stronzi odiano la bellezza: richiede impegno, fatica, sincerità, tutte cose che a loro mancano di default”. E se si nutrono di mediocrità, è ovvio che l’antidoto alla stronzaggine per eccellenza è la bellezza

Nato a Napoli, cresciuto a Salerno, attualmente cittadino romano, forse, per Amlo, come amano chiamarlo i suoi lettori, vale il discorso sulla triculturalità che fu per Svevo: è burino, vrenzolo, furbo e intellettuale allo stesso tempo.
E lo apprezzi anche e soprattutto per questo.

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