Politica
Villaricca, Tirelli punge l’amministrazione: «Meno equilibrismi, più coraggio»
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Dopo i suoi post social, l’architetto Aniello Tirelli interviene sul momento politico cittadino: «Si parla di responsabilità istituzionale, ma i cittadini aspettano risultati. Servono visione, competenza e scelte chiare»
Villaricca – Parole dure, ironia tagliente e una critica politica che non passa inosservata. Negli ultimi giorni l’architetto Aniello Tirelli è intervenuto sui social commentando il momento amministrativo e politico di Villaricca, con riferimenti espliciti alle recenti dinamiche che stanno interessando la maggioranza, il ruolo delle forze politiche e la gestione della macchina comunale.
Tirelli contesta quella che definisce una stagione fatta di “posizionamenti”, “equilibrismi” e “compromessi”, richiamando la necessità di una politica più chiara, più competente e soprattutto più orientata ai risultati. Il tono dei suoi interventi è volutamente pungente, ma il tema posto è serio: il rapporto tra responsabilità istituzionale, rappresentanza politica e capacità amministrativa.
Lo abbiamo intervistato per approfondire il senso delle sue dichiarazioni.
Architetto Tirelli, nei suoi ultimi interventi social ha usato parole molto dure verso l’attuale fase politica di Villaricca. Da dove nasce questa presa di posizione?
«Nasce da una constatazione semplice: a Villaricca si continua a parlare molto di responsabilità, equilibrio, senso istituzionale, ma poi i cittadini vedono sempre gli stessi problemi e sempre gli stessi metodi. Si cambiano le formule, si cambiano le parole, ma la sostanza resta debole.
Io non contesto il diritto di nessuno a fare politica. Contesto l’idea che tutto possa essere giustificato in nome della stabilità, anche quando questa stabilità non produce risultati. La stabilità ha senso se serve a governare meglio. Se diventa solo conservazione delle posizioni, allora è un’altra cosa».
Lei ha parlato di “responsabilità istituzionale” usata quasi come formula di comodo. Cosa intende?
«Intendo che la responsabilità istituzionale non può diventare il paravento dietro cui nascondere scelte politiche poco chiare. Dire “lo facciamo per il bene del paese” è facile. Dimostrarlo è molto più difficile.
La responsabilità non si misura con i comunicati o con le riunioni riservate. Si misura con gli atti, con i risultati, con la capacità di prendere decisioni anche scomode. Se dopo mesi siamo ancora fermi a discutere di assetti, deleghe, equilibri e appartenenze, allora il problema non è più tecnico: è politico».
Nei suoi post ha fatto riferimento anche alla questione delle competenze. È questo uno dei punti centrali della sua critica?
«Assolutamente sì. La competenza non è un ornamento, è una necessità. Quando si amministra una città complessa come Villaricca, non basta occupare una casella. Bisogna sapere cosa fare, conoscere i problemi, avere una visione e circondarsi di persone capaci.
Mi dà fastidio quando si invoca la competenza solo quando conviene e poi, al momento delle scelte, prevalgono logiche diverse. Se si chiede discontinuità, poi bisogna praticarla davvero. Non si può chiedere il cambiamento a parole e poi accettare meccanismi che appartengono alla politica più vecchia».
Il suo attacco sembra rivolto non solo all’amministrazione, ma anche a chi oggi prova a rientrare nei giochi politici. È così?
«Io guardo ai comportamenti. Villaricca ha visto troppi ritorni, troppe conversioni improvvise, troppe prese di posizione che cambiano a seconda della convenienza del momento. C’è chi ieri stava da una parte, oggi prova a raccontarsi come salvatore della patria, domani magari sarà altrove.
La politica non può essere una giostra. I cittadini non sono spettatori da prendere in giro. Se uno ha una posizione, la dichiari. Se ha una responsabilità, se la assuma. Se ha sbagliato, lo dica. Ma questo continuo muoversi nell’ombra, aspettando il momento più utile per riposizionarsi, ha stancato».
Lei ha usato immagini forti: “pecorelle smarrite”, “lupo”, “Cappuccetto Rosso”. Una satira politica o un’accusa precisa?
«È satira politica, ma la satira serve proprio a dire ciò che spesso il linguaggio diplomatico nasconde. Le immagini sono chiare: c’è chi si muove come se fosse innocente, chi prova a infiltrarsi senza nemmeno mimetizzarsi bene e chi, da lontano, continua a controllare la scena.
Naturalmente ognuno può sentirsi chiamato in causa oppure no. Io non distribuisco patenti. Però chi conosce la politica locale sa benissimo di cosa parlo. E sa anche che certe dinamiche non sono nuove».
Qual è, secondo lei, il rischio più grande per Villaricca in questa fase?
«Il rischio più grande è perdere altro tempo. Villaricca non può permetterselo. Ci sono problemi enormi: servizi, manutenzione, vivibilità, pianificazione, decoro, macchina amministrativa. E invece spesso il dibattito sembra concentrato su chi entra, chi esce, chi appoggia, chi si smarca, chi rientra dalla finestra.
Il paese ha bisogno di governo, non di tattica permanente. Ha bisogno di decisioni, non di equilibrismi. Ogni giorno perso dentro i giochi politici è un giorno sottratto ai cittadini».
Lei sostiene che servono “coraggio, visione e accettare di dover cambiare registro”. Cosa significa concretamente?
«Significa smetterla di amministrare guardando solo alla sopravvivenza politica. Il coraggio è fare scelte anche impopolari, purché utili. La visione è sapere dove si vuole portare la città, non limitarsi a gestire l’ordinario. Cambiare registro significa rompere con abitudini che hanno prodotto immobilismo.
Villaricca non si rilancia con i compromessi al ribasso. Si rilancia con una classe dirigente che abbia la forza di dire no, di scegliere, di assumersi responsabilità e di mettere al centro l’interesse pubblico. Tutto il resto è manutenzione del potere».
Secondo lei l’attuale amministrazione è ancora nelle condizioni di dare risposte concrete?
«Le condizioni si creano con gli atti. Non con le dichiarazioni. Se c’è davvero la volontà di cambiare passo, lo si dimostri subito. Non tra sei mesi, non alla vigilia di qualche nuova scadenza politica. Subito.
I cittadini non chiedono miracoli. Chiedono serietà, presenza, trasparenza e risultati. Se un’amministrazione vuole essere credibile, deve far vedere che ha il controllo della situazione. Se invece resta prigioniera degli equilibri interni, allora il problema diventa evidente a tutti».
C’è chi potrebbe leggere le sue parole come un attacco personale. Cosa risponde?
«Rispondo che personalizzare è sempre il modo più comodo per evitare il merito. Io parlo di politica, di metodi, di scelte. Se poi qualcuno si sente colpito, forse dovrebbe chiedersi perché.
La critica politica non è un’offesa. È parte della democrazia. Anzi, in un paese normale dovrebbe essere considerata utile. Il problema è che spesso chi governa o chi sta nei dintorni del potere accetta solo gli applausi. Ma la città non cresce con gli applausi. Cresce anche attraverso il dissenso, quando è motivato».
Nel suo post parla anche di “sudditanza senza risultati”. È una frase pesante. A cosa si riferisce?
«Mi riferisco a tutte quelle situazioni in cui, pur di restare dentro un equilibrio, si rinuncia a incidere davvero. Si accettano compromessi, si abbassano i toni, si evitano rotture, ma alla fine cosa resta? Se il risultato per la città non arriva, quella non è responsabilità: è subalternità.
La politica dovrebbe servire a cambiare le cose. Se invece serve solo a garantire posizioni, incarichi o relazioni, allora siamo fuori strada. E Villaricca questa strada l’ha già pagata abbastanza».
Che cosa dovrebbe accadere ora, secondo lei?
«Dovrebbe accadere una cosa molto semplice: chiarezza. Chi sostiene questa amministrazione lo dica apertamente e ne condivida la responsabilità. Chi ritiene che non ci siano più le condizioni lo dica con la stessa chiarezza. Basta mezze posizioni.
Poi servono priorità precise. Poche, ma verificabili. Non l’elenco dei desideri. Tre o quattro questioni centrali e tempi certi. La città deve poter giudicare sui fatti, non sulle intenzioni».
Quale messaggio vuole mandare ai cittadini di Villaricca?
«Di non abituarsi. Questo è il punto. Non bisogna abituarsi al degrado, ai ritardi, alle promesse vaghe, alla politica che parla di sé stessa mentre il paese resta fermo. Villaricca merita di più, ma per ottenerlo serve anche una cittadinanza attenta, esigente, meno disposta a farsi raccontare favole.
Io continuerò a dire quello che penso, anche quando dà fastidio. Perché il silenzio, in certi momenti, diventa complicità. E io non ho alcuna intenzione di essere complice di una politica che non produce risultati. Non farò sconti a nessuno e difenderò il mio paese».

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