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«Selfie», un racconto giusto, al momento giusto.

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Il film documentario, dopo il giro del mondo e ottenuto tanti applausi, è tornato a Napoli per la rassegna AstraDoc – Viaggio nel Cinema del Reale.

Pietro e Alessandro non sono due ragazzi come tanti. Dipende da come li osservi.

Pietro e Alessandro sono due ragazzi del Rione Traiano, uno di quei rioni di cui è troppo facile parlare male o la retorica fa altrettanto troppo presto a sporcarsi sull’asfalto, dietro a qualche frase fatta.

Pietro e Alessandro sono i due ragazzi scelti da Agostino Ferrente per il film documentario “Selfie” che, dopo aver fatto il giro del mondo e ottenuto tanti applausi dopo la presentazione alla Berlinale 2019, oltre che la candidatura agli European Film Awards, è tornato a Napoli, al Cinema Academy Astra, per la rassegna AstraDoc – Viaggio nel Cinema del Reale.

Pare che dopo i suoi primi lavori, L’Orchestra di Piazza Vittorio e Le cose belle, Ferrente abbia giurato di non voler più realizzare documentari. Aveva sofferto troppo entrando nelle vite dei protagonisti. Poi è venuto a conoscenza della storia di Davide Bifolco, il giovane morto il 5 Settembre del 2014, per mano di un Carabiniere.
«Lo ha scambiato per un latitante», l’accusa.
«È stato un colpo accidentale partito dopo essere caduto a terra», la difesa.

Al carabiniere, ridotta la pena da quattro a due anni con sospensione della pena.
Per il dolore, il fratello di Davide, Tommaso, è morto dopo 5 giorni di digiuno.

«Se ne era parlato molto tra giornali e talk show e mi aveva colpito la facilità con cui un ragazzino colpevole solo di avere l’età sbagliata nel momento e nel posto sbagliati, per molti era diventato il colpevole e non la vittima: a poche ore dalla notizia il tritacarne del pregiudizio sociale aveva già sentenziato che si trattava di un potenziale delinquente e che quindi, in fondo, era solo “uno in meno”».

Ne Il Narratore, Benjamin scriveva: il narratore è la figura in cui il giusto incontra sé stesso.

Dovere del narratore è quindi restare aggrappato alla vita umana, come se il suo compito non fosse altro che «lavorare la materia prima delle esperienze altrui e proprie in modo solido, utile e irripetibile».
La Woolf, nel suo saggio romanzato Una stanza tutta per sé, scrive «ciò che chiamiamo integrità, nel caso del romanziere, è la convinzione che ci comunica di dire la verità»

Narrare è un fatto serio, richiede credibilità, innanzitutto, e professionalità e Ferrente, con atteggiamento di chi ama raccogliere, selezionare e mostrare, ha cercato di riparare il danno subito dalla storia, di chi l’ha raccontata velocemente, senza onestà.
Né per la storia stessa, né per il gusto di raccontare.

Si può essere giusti se, nel nostro racconto, c’è una finalità allegorica o simbolica tendente all’insegnamento morale oppure se, semplicemente, senza scopi educativi, si vuole solo raccontare?

Nel primo caso il termine tende, filosoficamente, alla retorica dicotomia del bene e del male, nel secondo, ad un senso d’imparzialità, di misura, dove si è né troppo al di là, né troppo al di qua ma, per l’appunto, giusti. Prendo in prestito una riflessione di Raymond Carver:

Se valiamo qualcosa come insegnanti, dovremmo insegnare ai giovani scrittori come non scrivere e a insegnarsi da soli come non scrivere. Nel suo ABC della lettura, Ezra Pound afferma che “una fondamentale accuratezza d’espressione è il solo e unico principio morale della scrittura”. Ma se interpretiamo il termine “accuratezza” nel senso di uso onesto del linguaggio, di dire esattamente quel che si vuol dire al fine di ottenere esattamente i risultati che si vogliono ottenere, è possibile incoraggiare e aiutare gli studenti a praticare una scrittura onesta e forse persino insegnar loro come ottenerla.

Qui, misura e morale sembrano coincidere.

“Chi viaggia, ha molto da raccontare”, dice il detto popolare, e Benjamin aggiunge che il narratore è anche «colui che, vivendo onestamente, è rimasto nella sua terra, e ne conosce le storie e le tradizioni».

E in Selfie, con Ferrente, si viaggia molto, pur soltanto nei limiti bitume-calcestruzzo del rione.
Come nei lavori precedenti, e alla maniera di Zavattini, Ferrente insegue i suoi personaggi, dando però ai protagonisti stessi, seguendoli sempre nelle scelte dell’inquadratura, il compito di mostrare i loro angoli di mondo.

E questa volta, a differenza dei lavori precedenti, la camera è diretta sul volto dei registi-protagonisti stessi, raccontando così due costrizioni-gabbie:

  1. il quartiere, con le sue alte colline di cemento, che nascondono infiniti possibili, alla maniera di Leopardi, per citare Alessandro;
  2. l’inquadratura, in cui filmico e profilmico diventano selezione di una soggettiva rovesciata.

Noi vediamo quello che vede il regista-attore, ma anche il modo in cui lo fan e, pur avendo il volto in avanti, guardano alle spalle: come moderni Angelus Novus.

Alessandro e Pietro non sono ragazzi come tanti altri e Ferrente ne approfitta per scarnificare, rimodellare e dare nuova significazione al concetto del selfie:

se per lo più i giovani sono spesso accusati di riempire l’obiettivo e di conseguenza i social con la propria immagine, per mostrare volti, ciglia, ciuffi e poco altro, Alessandro e Pietro, per dare spazio al mondo che è alle loro spalle, su cui poggia tutta la loro scelta di far parte dei buoni, ne occupano soltanto una piccola porzione.

C’è un doppio che si intreccia con la natura stessa dei quartieri, agglomerati per lo più moderni ma già in rovina, già costruiti sulla crisi.
Nella camera c’è il volto e allo stesso tempo lo sguardo. Ci si guarda ma con distrazione perché l’occhio è puntato a ciò che c’è dietro. Quasi non hanno il tempo nemmeno di guardare al futuro.

Da un lato c’è Pietro, che vorrebbe raccontare anche il lato oscuro del rione, e dall’altro Alessandro, intento a voler mettere in mostra solo il bello.

Nel mezzo c’è Ferrente che col montaggio mette a posto, ordina e trova la misura giusta per il suo racconto, inserendo riprese di telecamere di sorveglianza. Le stesse che la magistratura ha usato per cercare di capire le dinamiche dell’omicidio.

In alcune di quelle riprese il rione è un normale incrocio di esistenze, in altre il degrado si mescola alla resistenza e alla resa di chi in qualche modo tira a campare.

In un quartiere in cui tutti sono uguali e l’ascesa è sinonimo di agonia, l’arrivo alla Gaiuola dei due ragazzi, fino all’ultimo respiro, diventa metafora dell’intero film: la gara sott’acqua, l’affanno di Pietro per risalire le scale, la scalinata stessa angusta e tremendamente in salita.

Solo alla fine, quando si “aurointervistano”, affacciati sul golfo, si vede un pezzo di mondo ma, a mancare di spazio in questo caso, è il futuro già deciso di chi non ha la possibilità di vivere, o nemmeno soltanto sognarlo, in un luogo come Posillipo.

«Potremmo mai vivere prima o poi qui?», chiede Pietro.
«Impossibile», risponde Alessandro.

Il mare non bagna Napoli, si direbbe, e quando lo fa, se lo fa, brucia come lava incandescente.

Il film è costruito sulla morte, sulle assenze e su quanto ci sarebbe ancora da costruire, prima ancora di riparare. Le crepe e la crisi su cui poggia tutto il film trovano piccoli spazi di risate grasse, piene, oneste.

Onestà che ridà la dimensione della vita del Rione, non solo quello in cui ha vissuto Davide.
Ogni pezzo di città abbandonato è un ginocchio sbucciato che non si rimargina.
E Ferrente ci mostra la ferita dal basso, dal di dentro, mettendoci… la faccia.

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La cravatta: quando la fretta diventa moda!

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La cravatta
Cravatte - Foto Maria Rosa Palma

La cravatta ebbe il suo culmine nel XIX secolo, ma scopriamo insieme chi l’ha invetata. Tutto sembra partire dalla fretta

In questi giorni sta facendo discutere l’invito del premier spagnolo, Pedro Sanchez. Il politico ha esortato, infatti, dipendenti pubblici e privati a non indossare la cravatta così da limitare l’uso dell’aria condizionata e risparmiare energia.

La cravatta
La cravatta

La proposta di Sanchez, anche se di primo acchito potrebbe sembrare strana, in realtà ha una valida motivazione scientifica. Questo accessorio, quando entra in contatto con la pelle del collo – che è uno dei regolatori della temperatura corporea – provoca un innalzamento di 2-3 gradi della temperatura dell’organismo.

“Travolti da un’insolita curiosità nell’azzurro mare d’agosto”. Ma la cravatta moderna, parte integrante dell’abbigliamento soprattutto maschile, amata, odiata ma sempre presente e in alcune occasioni addirittura d’obbligo … chi l’ha inventata?

Sin dai tempi più remoti, l’uomo ha sempre portato qualcosa intorno al collo. Inizialmente l’antenata della cravatta, la sciarpa, serviva ad indicare la condizione socio-politica di chi la indossava. Ad esempio, si narra che sin dai tempi dell’imperatore cinese Cheng, i suoi guerrieri portavano attorno al collo una specie di sciarpa ripiegata che indicava il loro rango. Oppure, durante la rivoluzione francese, il colore della sciarpa indicava la tendenza politica di chi la indossava.

La cravatta
La cravatta

Secondo una delle ricostruzioni più accreditate, il passaggio dalla sciarpa alla cravatta annodata avvenne nel lontano 1692 nella cittadina belga di Steenkerke. Precisamente quando gli inglesi, in lotta con i francesi, attaccarono a sorpresa le truppe rivali che erano accampate in quella città. I soldati francesi, soprattutto mercenari provenienti dalla frontiera militare croata e reclutati dal re, non ebbero il tempo di vestirsi bene e nella fretta. Si legarono così al collo la sciarpa dell’uniforme infilandone le estremità nell’occhiello del bavero. Era così nata la cravatta denominata con questo termine dagli stessi francesi.

Infatti, durante una parata tenuta a Parigi in occasione di una vittoria, i francesi furono talmente colpiti dalle sciarpe dei soldati croati – che combattevano per la Francia del re Luigi XIV – che le chiamarono cravates dal croato hrvat (che vuol dire croato) e cominciarono ad indossarle.

Così, da un accessorio militare cominciò la moda della cravatta che ebbe il suo culmine nel XIX secolo quando divenne parte integrante dell’abbigliamento maschile. Nonostante siano trascorsi tanti anni dalla sua comparsa, non passa mai di moda. Anzi, a questo “antico” accessorio è stata dedicata anche una giornata mondiale che cade ogni 18 ottobre.

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Cusano Mutri: tra tradizione e bellezza

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Cusano Mutri: tra tradizione e bellezza
Cusano Mutri - Foto: Maria Rosa Palma

Cusano Mutri tra tradizione e bellezza. Uno dei borghi medievali più belli d’Italia inserito nel Parco Regionale del Matese

Cusano Mutri, tra tradizione e bellezza. Con questo caldo andare in montagna alla ricerca di temperature più miti farebbe piacere a tutti e, in tal senso, la Campania offre svariate possibilità.

Cusano Mutri: tra tradizione e bellezza
Cusano Mutri – Foto: Maria Rosa Palma
Cusano Mutri: tra tradizione e bellezza
Cusano Mutri – Foto: Maria Rosa Palma

Anche se probabilmente non troveremo il tanto agognato fresco (oramai fa caldo ovunque!), Cusano Mutri potrebbe essere una piacevole idea alla scoperta di uno dei borghi medievali più belli d’Italia.

Cusano Mutri: tra tradizione e bellezza
Cusano Mutri – Foto: Maria Rosa Palma
Cusano Mutri: tra tradizione e bellezza
Cusano Mutri – Foto: Maria Rosa Palma

Questo piccolo centro urbano in provincia di Benevento e inserito nel Parco Regionale del Matese, secondo gli storici era l’antica città sannita di Cossa (da cui deriva il nome Cusano) distrutta nel 214 a.C. dai romani.

Cusano Mutri: tra tradizione e bellezza
Cusano Mutri – Foto: Maria Rosa Palma
Cusano Mutri: tra tradizione e bellezza
Cusano Mutri – Foto: Maria Rosa Palma

Grazie all’arrivo dei Normanni, questa zona si ripopolò e a quella demografica seguì anche una notevole crescita culturale con la costruzione di edifici civili e religiosi di grande interesse artistico.

Cusano Mutri: tra tradizione e bellezza
Cusano Mutri – Foto: Maria Rosa Palma
Cusano Mutri: tra tradizione e bellezza
Cusano Mutri – Foto: Maria Rosa Palma

Infatti, passeggiando tra le tipiche casette bianche in pietra, perdendosi tra i vicoletti intricati e stancandosi Cusano Mutri: tra tradizione e bellezzaercorrendo le lunghe scalinate, s’incontrano varie chiese: da quella più antica dei Santi Pietro e Paolo del 550 d.C. caratterizzata da elementi architettonici appartenenti ad epoche diverse, a quella di San Giovanni Battista che, con le sue cinque navate e l’imponente torre campanaria, è considerata l’edificio religioso più grande del paese.

Cusano Mutri – Foto: Maria Rosa Palma

Oltre agli amanti dell’arte, anche coloro che sono interessati al mondo scientifico e antropologico non resteranno delusi grazie al museo civile del paese.

Questa struttura, posta al piano terra della casa comunale cittadina, è formata da due sezioni: in una si ripercorre la storia della vita quotidiana di questa comunità con l’esposizione di costumi, strumenti, utensili tipici del luogo mentre l’altra sezione, quella di geopaleontologia, ospita rocce e fossili tra i più rappresentativi delle formazioni geologiche dell’area.

Oltre a ciò, in questo museo si può anche osservare un cucchiaio di legno che, con i suoi 5,32 metri di lunghezza e con un peso di ben 111 kg, è il più grande del mondo.

Cusano Mutri: tra tradizione e bellezza
Cusano Mutri – Foto: Maria Rosa Palma
Cusano Mutri: tra tradizione e bellezza
Cusano Mutri – Foto: Maria Rosa Palma

Non solo questo primato: a Cusano Mutri spetta anche quello del mortaio in pietra più grande del mondo che testimonia come la lavorazione della pietra sia qui una tradizione lunga e prestigiosa tanto da rappresentare uno dei settori principali su cui si base l’economia di questa cittadina dominata dal monte Mutria (da cui Mutri).

Tra paesaggio naturale, bellezze storiche-artistiche, trazioni affascianti, atmosfera suggestiva e … forse anche temperature più fresche? … sicuramente sarà una piacevole scoperta da non perdere!

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Giffoni Film Festival: Day-10

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giffoni film festival

Giffoni Film Festival day-10. Ecco i vincitori della 52esima edizione.

Giffoni Film Festival day-10. Sabato 30 è stata l’ultima giornata al festival di Giffoni. L’aria che si respira è un misto tra tristezza, malinconia, ma ancora tanta euforia.

Anche nelle battute finali gli ospiti non mancano mai. Per i loro ultimi incontri i giurati hanno fatto due chiacchiere con Filippo Scotti, interprete di Fabietto Schisa in È stata la mano di Dio. Felice di poter essere intervistato dai suoi coetanei, Filippo ha raccontato del suo lavoro con Paolo Sorrentino, di come il regista lo abbia incoraggiato a continuare quando per paura stava per abbandonare il ruolo.

Giffoni film festival day-10

Subito dopo, Eduardo Scarpetta ha risposto alle curiosità dei ragazzi. Gli ha parlato delle sue esperienze a teatro, condividendo alcuni ricordi di quando era in tournée. Eduardo ha poi affermato che il suo sogno è quello di continuare la tradizione di famiglia, aprendo una compagnia teatrale tra vent’anni.

Giffoni film festival day-10
Giffoni film festival day-10

Nella Multimedia Valley, un meeting speciale ha portato i giurati a conoscere più nel profondo la vita personale e artistica di due talenti del panorama italiano. Da una parte l’attrice e regista vincitrice del David di Donatello, Laura Morante, e dall’altra Eugenia Constantini, amata per la sua interpretazione nella serie tv comedy Boris, ha recentemente partecipato alla versione televisiva del film di Gabriele Mucccino, A casa tutti bene.

Giffoni filma festival day-10

Per la serata finale, Tecla, attrice e vincitrice di Sanremo Young nel 2019, ha condiviso il palco del Giffoni Music Concept con i The Kolors.

Giffoni film festival day-10

Alle ore 20.00 la sala Truffaut apre per l’ultima volta in questa edizione le porte al pubblico per assistere alla cerimonia di premiazione. I film vincitori del concorso sono:

  • Gryphon Award per il miglior cortometraggio nella sezione Elements +3: GIUSEPPE di Isabelle Favez (Svizzera)
  • Gryphon Award per il miglior cortometraggio nella sezione Elements +6: VOLCANO di Margherita Abbruzzi, Serena Miraglia, Giada Rizzi, Lara Zizzi (Italia)
  • Gryphon Award per il miglior film nella sezione Elements +6: VINSKI AND THE INVISIBILITY POWDER di Juha Wuolijoki (Finlandia)
  • Gryphon Award per il miglior cortometraggio nella sezione Elements +10: NEL MARE CI SONO I COCCODRILLI di Rosalba Vitellaro (Italia)
  • Gryphon Award per il miglior film nella sezione Elements +10: FULL OF GRACE di Roberto Bueso (Spagna)
  • Gryphon Award per il miglior film nella sezione Elements +13: LA TRAVIATA, MY BROTHERS AND I di Yohan Manca (Francia)
  • Gryphon Award per il miglior film nella sezione Elements +16: MY BROTHERS DREAM AWAKE di Claudia Huaiquimilla (Cile)
  • Gryphon Award per il miglior film nella sezione Elements +18: STAY AWAKE di Jamie Sisley (USA)
  • Gryphon Award per il miglior film nella sezione GEX DOC:  LYRA di Alison Millar (Irlanda/UK)
  • Gryphon Award per il miglior film nella sezione Parental Experience: BRICIOLE di Rebecca Marie Margot (Italia)
Elements +6: VINSKI AND THE INVISIBILITY POWDER di Juha Wuolijoki (Finlandia)
Elements +13: LA TRAVIATA, MY BROTHERS AND I di Yohan Manca (Francia)
Elements +16: MY BROTHERS DREAM AWAKE di Claudia Huaiquimilla (Cile)
Elements +18: STAY AWAKE di Jamie Sisley (USA)
GEX DOC:  LYRA di Alison Millar (Irlanda/UK)
Parental Experience: BRICIOLE di Rebecca Marie Margot (Italia)

Per quel che riguarda i premi speciali assegnati dagli sponsor e partner del festival:

  • Per la sezione +6 il Premio Speciale ACEA SUSTAINABILITY AWARD va a SUPER FURBALL SAVES THE FUTURE di Joona Tena (Finland)
  • Per la sezione +10 il Premio Speciale CIAL (Consorzio Imballaggio Alluminio) PREMIO PER L’AMBIENTE va a HOW I LEARNED TO FLY di Radivoje Andrić (Serbia/Croatia/Bulgaria/Slovakia);
  • Per la sezione +10 il Premio Speciale LETE SPECIAL AWARD SPORT AND SOCIAL CULTURE va a BIGMAN di Camiel Schouwenaar (The Netherlands)
  • Per la sezione +10 il Premio Speciale CLEAR CHANNEL ITALIA AWARD INNOVAZIONE E SOSTENIBILITA’ va a NEL MARE CI SONO I COCCODRILLI  di Rosalba Vitellaro (Italia)
  • Per la sezione +10 il Premio Speciale PREMIO CGS (Cinecircoli Giovanili Socioculturali) “Percorsi Creativi 2022” va a SONATA di Bartosz Blaschke (Polonia)

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Giffoni Film Festival: Day-9

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Giffoni Film Festival Day-9. Parte la giornata della verità. Si dà il via alle votazioni.

Giffoni Film Festival Day-9. Venerdì 29 luglio i giurati hanno visionato l’ultimo film in concorso. È la giornata dedicata alle votazioni. Tramite form i ragazzi hanno dato un voto da 1 a 10 ad ogni pellicola. Chi otterrà più punti vincerà il premio per quella categoria.

giffoni film festival day-9

Ma anche nelle giornate finali, tanti sono gli ospiti ed eventi che accompagnano l’esperienza del Giffoni.

Gli elements +3 hanno assistito all’anteprima della serie tv animata della cuoca Benedetta Rossi, Super Benny. Mentre i partecipanti della Impact hanno intervistato l’attore comico Francesco Paolantoni e Shade, che ha aperto il Giffoni Music Concept la sera stessa.

giffoni film festival day-9

Nella sala Truffaut Anna Ferzetti ha incontrato i jurors delle categorie +13,+16 e +18. Ha raccontato dei suoi studi all’estero e delle esperienze lavorative anche al di fuori del mondo dello spettacolo. Non potevano mancare le curiosità sulla nuova serie Disney Le fate ignoranti di Ferzan Ozpetek.

giffoni film festival day-9

Ispirata all’omonimo film, la Ferzetti ha spiegato che la differenza tra i due progetti sta nel pubblico. Ai tempi della pellicola parlare di temi come le famiglie allargate rappresentava quasi un taboo, oggi invece le nuove generazioni sono molto più aperte.

giffoni film festival day-9

Lillo e Maccio Capatonda, quest’ultimo in videochiamata, hanno presenziato alla premiere italiana di DC League of Super-Pets.

giffoni film festival day-9

I due comici hanno doppiato due cani protagonisti del film. Da una parte Lillo interpreta Krypto, fedele compagno a quattro zampe di Superman, dall’altra Maccio dà la voce ad Asso, il cui sogno è lasciare il negozio di animali con i suoi amici. Il film uscirà nelle sale il primo settembre.

giffoni film festival day-9

Per la nona serata del festival, Shade e Federica Carta hanno fatto ballare tutta la Piazza Lumière.

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Giffoni Film Festival: Day-7 e Day-8

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giffoni film festival

Ecco il resoconto dei Day-7 e Day-8, mancano pochi giorni alla conclusione del Giffoni film festival

Giffoni Film Festival, day-7 e day-8. Ad una settimana dall’inizio del festival, i giurati devono visionare soltanto altre tre film. Ciò nonostante, la manifestazione non si ferma.

Giffoni film festival day-7

Mercoledì i ragazzi hanno avuto la possibilità di intervistare un grande interprete e regista italiano, Sergio Rubini.

giffoni film festiva day-7

A distanza di poco tempo la sala Truffaut ha ospitato Aurora Giovinazzo, protagonista di  Freaks out, film di Gabriele Mainetti che ha invece incontrato i partecipanti all’impact il giorno successivo.

giffoni film festiva day-7

Il 27 è stata anche la giornata dedicata al diciottesimo anniversario delle Winx. Per celebrare è stata proiettata la versione restaurata del primo episodio in assoluto, con clip inedite. Ovviamente per un compleanno così importante non poteva mancare una magica festa nei giardini della cittadina.

giffoni film festiva day-7

Contemporaneamente, Casadilego e Mara Sattei hanno calcato il palco del Giffoni Music Concept.

giffoni film festiva day-7

Giovedì 28, Giffoni ha ospitato la seconda celebrità internazionale di questa edizione, Gary Oldman. Desideratissimo da tutti, Oldman non ha disatteso le aspettative. Durante l’incontro con i giurati, l’attore britannico è stato molto disponibile.

giffoni film festiva day-7

Nelle sue parole traspare l’amore che prova per il suo lavoro e la sincera gioia di potersi confrontare con giovani che lo ammirano.

giffoni film festiva day-7

Non è un caso che abbia ricevuto il premio più prestigioso del festival dedicato a Francois Truffaut; commosso da questo gesto, Oldman ha affermato che “Il Premio Truffaut, potrebbe anche essere superiore all’Oscar”.

giffoni film festiva day-7

A seguire Gianmarco Saurino ha risposto alle curiosità dei ragazzi sulle sue interpretazioni in fiction come Doc e Che Dio ci aiuti. Ma non solo, ha anche raccontato della sua esperienza a teatro e della collaborazione con Amnesty International.

giffoni film festiva day-7

Evento speciale della giornata, l’anteprima del cartone Yaya and Lennie – The walking Liberty, che narra la storia di due giovani alla ricerca della loro strada in un mondo governato dalla natura.

giffoni film festiva day-7

La sera il pubblico ha potuto assistere al concerto di Dargen D’amico e M.E.R.L.O.T.

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“Misteri Napoletani: La crepa – graphic novel e favola dark”, di Demetrio Salvi

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Misteri Napoletani: la crepa

Misteri Napoletani: La crepa – grafic novel e favola dark con le illustrazione di Rosa D’Avino, Demetrio Salvi ha abbinato uno stile veloce e travolgente

“Misteri Napoletani: La crepa – graphic novel e favola dark” è la pubblicazione a firma di Demetrio Salvi con le illustrazioni di Rosa D’Avino.

Il lettore che si imbatte in questa lettura si trova tra le mani un’opera unica nel suo genere sia per il genere sia per le innumerevoli tematiche introdotte all’interno del testo. Il titolo stesso ci da una serie di indicazioni interessanti.

La prima riguarda il luogo di ambientazione della vicenda, ovvero la meravigliosa città di Napoli, ma anche una delle sue peculiarità: il mistero. Infatti, ogni strada, ogni angolo, ogni monumento o palazzo della città custodisce un segreto o un mistero che sono entrati a far parte del suo substrato culturale.

Il secondo elemento che incontriamo è legato al termine “crepa”, che fa riferimento alle caratteristiche dei suoi personaggi, alle loro sofferenze, ma anche alle paure e ai problemi che costantemente sono chiamati a superare. Seguono nel titolo altre due indicazioni importanti.

La prima ci dice che l’opera appartiene al genere della graphic novel. Infatti, l’opera è anticipata da circa 40 pagine illustrate con tavole a firma di Rosa D’Avino. Esse introducono il lettore alle atmosfere cupe di una città avvolta dal mistero.

Proprio quest’ultimo aspetto ci dice che il resto dell’opera, fatta di un corposo testo narrativo assume le caratteristiche di una moderna favola dark.

Nella seconda parte del libro, narrata in prima persona, c’è la vicenda del protagonista, il quale si ritrova a vivere un incubo ad occhi aperti.

L’elemento fantastico, imprescindibile per la tipologia di temi trattati, è preponderante, ma la capacità creativa di Demetrio Salvi rende il tutto molto contemporaneo e moderno.

Lo stile veloce e coinvolgente trasmette al lettore la sensazione di assistere quasi ad una rappresentazione filmica. Questo probabilmente è dovuto all’esperienza che l’autore ha accumulato in ambito cinematografico, come autore di numerose sceneggiature.

“Misteri Napoletani: La crepa – graphic novel e favola dark” è un’opera interessante, che rivisita il mito di una Napoli leggendaria, senza mai scadere nel consueto o nel già sentito dire.

Casa Editrice: L’undicesima copia
Genere: Urban fantasy
Pagine: 220
Prezzo: 14,00 €

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