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Salario giusto e dignità del lavoro: lo Studio Sgariglia rilancia il nodo costituzionale irrisolto
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Lo Studio Sgariglia & Partners lancia una riflessione sul rapporto tra gli articoli 36 e 3 della Costituzione e sulla necessità di superare un nodo irrisolto che accompagna il Paese da oltre settantotto anni.
«Il salario giusto non può restare una formula normativa o giurisprudenziale: deve diventare uno strumento concreto di tutela della dignità della persona e di attuazione dell’uguaglianza sostanziale prevista dalla Costituzione».
È questo il messaggio al centro della riflessione pubblicata da Nicola Sgariglia, fondatore dello Studio Sgariglia & Partners, che ha voluto richiamare l’attenzione del mondo accademico, delle organizzazioni sindacali, delle imprese, dei professionisti del diritto e delle istituzioni su una questione che continua a rappresentare uno dei principali nodi del sistema lavoro italiano.
La riflessione prende le mosse dal rapporto tra l’articolo 36 della Costituzione, che garantisce al lavoratore una retribuzione proporzionata e sufficiente ad assicurare un’esistenza libera e dignitosa, e l’articolo 3, comma 2, che impone alla Repubblica di rimuovere gli ostacoli economici e sociali che limitano di fatto libertà ed eguaglianza.
Secondo Nicola Sgariglia, il dibattito non può più limitarsi alla sola verifica della conformità formale dei trattamenti retributivi, ma deve interrogarsi sul ruolo dello Stato, della contrattazione collettiva e delle parti sociali nel garantire una reale attuazione dei principi costituzionali.
«A distanza di settantotto anni dall’entrata in vigore della Costituzione – osserva Sgariglia – permane una questione di fondo: quando una retribuzione risulta insufficiente a garantire una vita dignitosa, siamo di fronte soltanto a una violazione dell’articolo 36 oppure anche a una mancata attuazione dell’articolo 3, comma 2, da parte dello Stato?».
Il recente intervento della Corte di Cassazione, che ha riaffermato la centralità dei principi costituzionali di sufficienza e proporzionalità della retribuzione, rende ancora più attuale una riflessione sul concetto di “salario giusto”, sulle modalità di determinazione della rappresentatività sindacale e sull’adeguatezza degli attuali parametri retributivi rispetto alle profonde differenze economiche esistenti tra i diversi territori del Paese.
Con il suo intervento pubblico, Nicola Sgariglia non intende offrire una risposta definitiva, ma promuovere un confronto ampio e strutturato tra tutte le parti coinvolte.
L’auspicio è che sindacati, associazioni datoriali, accademia, professionisti, imprese e istituzioni possano contribuire a costruire una visione condivisa, capace di coniugare dignità del lavoro, sostenibilità economica e responsabilità costituzionale.
«Si tratta di un nodo che accompagna la Repubblica sin dalla nascita della Costituzione e che, a nostro avviso, richiede oggi uno sforzo collettivo di elaborazione e di confronto. Solo attraverso un confronto serio, tecnico e condiviso sarà possibile giungere a un comportamento univoco, coerente e realmente condivisibile dalle parti sociali, dal legislatore e dalla stessa Giurisprudenza».
Comunicato Stampa

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