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Esteri

Medio Oriente, ipotesi cessate il fuoco tra Usa e Iran. Teheran smentisce

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Cresce la tensione tra attacchi e diplomazia, mentre si tenta una tregua temporanea di 45 giorni

La crisi in Medio Oriente resta ad altissima tensione, tra segnali di possibile apertura diplomatica e nuove escalation militari. Secondo fonti riportate da Axios, sarebbero in corso contatti tra Stati Uniti, Iran e mediatori regionali per un possibile cessate il fuoco temporaneo di 45 giorni, che potrebbe rappresentare il primo passo verso la fine del conflitto.

Tuttavia, da Teheran arrivano smentite nette. I media iraniani definiscono le indiscrezioni “operazioni psicologiche” e ribadiscono che non verranno accettate tregue temporanee senza un accordo complessivo sulla cessazione della guerra.

Nel frattempo, la situazione sul campo continua a peggiorare. Secondo diverse fonti, gli ultimi raid condotti da forze statunitensi e israeliane avrebbero provocato decine di vittime in Iran, tra cui anche bambini. Colpite in particolare aree residenziali nella regione di Teheran, oltre ad altre zone del Paese.

Dall’altra parte, le autorità iraniane hanno lanciato nuovi avvertimenti: in caso di attacchi contro obiettivi civili, le rappresaglie saranno “molto più devastanti”. Anche il presidente statunitense Donald Trump ha alzato i toni, minacciando azioni contro infrastrutture strategiche iraniane, salvo poi dichiarare di ritenere possibile un accordo nel breve termine.

La tensione si riflette anche su altri fronti. In Israele, nella città di Haifa, sono stati recuperati due corpi dalle macerie di un edificio colpito, mentre proseguono le ricerche dei dispersi. Allarmi aerei sono scattati anche negli Emirati Arabi e in Kuwait.

Particolarmente delicata resta la situazione nello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il traffico energetico globale. Nelle ultime 24 ore alcune navi hanno attraversato il passaggio con l’autorizzazione di Teheran, ma il traffico resta fortemente ridotto rispetto ai livelli precedenti al conflitto.

Il quadro complessivo resta dunque incerto: tra tentativi diplomatici e nuove minacce, il rischio di un’ulteriore escalation appare ancora concreto, mentre la popolazione civile continua a pagare il prezzo più alto della guerra

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