Connect with us

Entertainment

Revolutionary Road, la rivoluzione persa per strada

Published

on

Un capolavoro per critica e scrittori, il pubblico ritenne Revolutionary Road troppo crudo e poco rassicurante.

«Il complesso residenziale di Revolutionary Hill non era stato progettato in funzione di una tragedia», né per immaginare che una coppia come i Wheeler potesse pensare di rivoluzionarla.

In Revolutionary Road, Richard Yates spinge il lettore a osservare il vuoto e la disperazione sopra a un sorriso increspato dal pianto.

Per tutto il romanzo, Richard Yates gioca con le parole.

Wheel significa ruota e l’idea che Frank Wheeler possa essere davvero in grado di condurre, di portare le redini della sua famiglia, deraglia lungo la strada tracciata da Kerouac, già evanescente e senza guardrail in Fitzgerald.

Quell’ «aggregato di negativi» che caratterizza «il cittadino americano della classe media o della borghesia ricca», già raccontato da William Burroughs in La scimmia sulla schiena, trova espressione in un vicinato in linea con i sogni catarifrangenti dell’America e che trova corrispondenza nei tentativi di Milly Campbell di ricamare, romanzare la storia che li aveva coinvolti.

«È di decadenza che sto parlando», dice Frank, durante una chiacchierata a casa Campbell, una decadenza che, in Revolutionary Road, trova riscontro in quell’accordo tacito «per vivere in uno stato di perenne illusione» in cui «la polizia», come in una Dogville antelitteram, «toglie al più presto dalla circolazione […] prima che si svegli il vicinato», lo sporco, il sudicio.

Ed è April Wheeler la vera protagonista di un romanzo che vive su legami immaginari, famiglie unite sotto le vernici color pastello delle case di Revolutionay Road.

Gira a vuoto, April, nel tentativo di uscire da un pantano bovariano, ma la ruota schizza fango su un tempo che, a quell’altezza cronologica in cui è ambientata la storia, corre, e offre «una quasi inesauribile fonte di consolazione».

Ed è su quel quasi che il «disperato vuoto» si fa delirio muto che lievita quotidianamente.

«Ci vuole una certa dose di coraggio per rendersi conto del vuoto, ma ne occorre un bel po’ di più per scorgere la disperazione. E secondo me, una volta che si scorge la disperazione, non resta altro che da fare che tagliare la corda. Se si può, beninteso».

La frase è ben espressa dal più folle e lucido dei protagonisti, John Givings, il figlio della loro proprietaria di casa.

Folle per costruzione e rinchiuso in un manicomio dal quale, di tanto in tanto, esce nel tentativo di un ritorno stabile in società, John – mentre il padre anziano trova la sua fuga, accendendo e spegnendo gli apparecchi acustici – sembra il più lucido umano a comprendere davvero da dove parta la rivoluzione.

April convince Frank ad andare a Parigi, a scappare da quel supervacuo esistenziale che li vedeva rintanati in una mediocre famiglia borghese.

Frank si dice convinto e determinato a cambiare vita. Lo racconta al capo, lo ripete agli amici, ma è un atteggiamento di autodeterminazione costante cui lui nemmeno crede e che si rivela fallimentare.

Si lascia trascinare dalla ruota degli eventi e quando ottiene una promozione e April gli rivela di essere incinta decide di lasciarsi schizzare dal fango e di precipitare in quel buco lasciato in giardino dopo un tentativo di vialetto di ghiaia poi abbandonato.

È in questo buco che precipitano gli eventi.

Dal fallimento della prima della compagnia teatrale amatoriale dell’Alloro, in cui April è l’unica stella a brillare a intermittenza, dalla luce al buio pesto, fino ai tradimenti di Frank con Maureen Grube (grubby significa sudicio, ma anche bacato, ricorda Adriana Dell’Orto a pie’ di pagina).

Piccoli tentativi di cambiare, di evadere dalle pose.

Un romanzo che racconta la disperazione familiare e che si fa archetipo di film come Storia di un matrimonio.

E a proposito di film, la mano del regista Sam Mendes, già capace di ben descrivere, In American Beauty, la prigionia in cui vivono personaggi spesso caricaturali ma dolorosamente reali, diventa perfetta per tradurre in pellicola il mondo-pastello di Revolutionary Road.

Mendes rispetta tutto il romanzo, piegando i movimenti di camera alle panoramiche descrittive e ai restringimenti di fuochi precisissimi di Yates.

Al punto da poter leggere il romanzo e vedere il film quasi in contemporanea, senza che DiCaprio e la Winslet – gli attori che interpretano i Wheeler – sbandino mai fuori dai margini della carta.

Continue Reading
Advertisement
1 Comment

1 Comment

  1. Pingback: "Tramonti di cartoni", poesia di impegno sociale e creativo

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Entertainment

«The Queen’s Gambit», regina in un mondo governato da uomini

Published

on

Gesù cristo sono io
Tutte le volte che mi hai messo in croce
Tutte le volte che sei la regina
E sulla testa solo tante spine

Levante – Gesù Cristo sono io 

La visione spesso patriarcale del femminile cinematografico è stata spesso regolata da «un sistema di scambio che è anche un sistema di comunicazione attraverso cui uomini e donne vengono posizionati: in questo sistema sono sempre gli uomini che scambiano le donne» [1].

Laura Mulvey, critica cinematografica, tra le maggiori esponenti della critica femminista, in Piacere visivo e cinema narrativo, per uscire dalla minaccia di castrazione che la donna provocherebbe all’uomo film maker, parla di due possibilità:

  1. rivivere il trauma originario (è la soluzione del voyeurismo e del sadismo noir di Hicthcock);
  2. elevazione della donna a feticcio, come nel caso di Marlen Dietrich e Steinberg (la donna «non è più la portatrice della colpa, ma un prodotto perfetto, il cui corpo, stilizzato e frammentato nei primi piani, è il contenuto del film, e riceve direttamente lo sguardo dello spettatore».

Durante l’ultimo decennio, ponendo al centro esempi di donne capaci di rimettere in discussione il binomio maschile-femminile, in vita prima che sul grande schermo, siamo stati spettatori di una lenta rottura di quel processo in cui la donna è «causa e oggetto del desiderio, ma non diviene mai soggetto». [2].

Negli anni Ottanta, infatti, la figura femminile, nel racconto seriale, è stata a lungo rinchiusa in un cellofanato stereotipo da barbie sexy in bichini rossi californiani.

Con le più recenti narrazioni, invece, la vediamo uscire dalla confezione, a colpi di paletti di legno – vedi Sarah Michelle Gellar in Buffy, l’Ammazza Vampiri – o di corsa, sui pattini, come nel caso del biopic Tonya, interpretata da Margot Robbie.

Non sorprende quindi la forza evocativamente femminista di una serie Tv come «The Queen’s Gambit», miniserie televisiva drammatica statunitense creata da Scott Frank e Allan Scott, distribuita su Netflix.

La serie, basata sull’omonimo romanzo del 1983 di Walter Tevis, dialoga con la più recente rivalutazione del femminile, nel solco della serie sulla vita della regina Elisabetta, The Crown, o Rey, nuova Jedi nel sequel di Star Wars.

E sulle nostre pagine, abbiamo già parlato delle figure, diversamente carismatiche, di Emily In Paris e Annalisa Keating di How to Get Away with Murder.

Quest’ultima, in particolare, sembra condividere con Elizabeth Harmon, la regina degli scacchi interpretata da Anya Taylor-Joy, la condizione di donna emarginata, vittima della società abietta, cieca e fomentatrice di stereotipi e fobie.

Ma comunque capace di vincere.

L’America di «The Queen’s Gambit» in cui Elizabeth muove i passi è quella del dopo guerra, in pieno boom economico, dove il sogno americano faceva spesso capolino nell’alcool (tema spesso presente nei romanzi di Tevis) o veniva tenuto in sospetto dal terrore Sovietico.

E forse, non è un caso non sia mai citato il movimento femminista che, raffreddato dai venti di guerra e dal conflitto, riemerge in una seconda e potente ondata proprio in questo contesto storico.

Orfana, Elizabeth scopre, fin da piccola, un’attitudine naturale e maniacale per gli scacchi.

Non lotta per un comune movimento. È lei stessa il movimento.

FU LA SCACCHIERA A COLPIRMI.
ESISTE TUTTO UN MONDO IN QUELLE 64 CASE.
MI SENTO SICURA LÌ, POSSO CONTROLLARLO, POSSO DOMINARLO ED È PREVEDIBILE.
SO CHE SE MI FACCIO MALE È SOLO COLPA MIA

Nelle sue mani, ogni casella-mondo diventa volontà-azione determinatrice in un universo-scacchiera, dove è l’uomo ad avere bisogno di difesa.

Capace di prevedere gran parte delle conseguenze di ogni mossa, a rinchiudere in un angolo i più grandi campioni degli scacchi, Elizabeth diventa esempio di donna che emerge, al di fuori di ogni stereotipo, dentro la ribellione e nel bel mezzo del ribollire di una identità che sta costruendosi sulle ferite, gli inciampi e su quelle crocifissioni, spesse volte auto-inflitte, con cui chiunque si trova spesso a fare i conti.

Siamo stati abituati a vedere gli uomini-eroi sbagliare, cadere nell’alcol, e comunque simpatizzare con le loro debolezze, sfilando i chiodi dalle loro mani.

Gli errori delle donne sono devianze, colpe, peccati da espiare.

La crescita del personaggio, la ricerca di indipendenza, la forza umana con cui la regina degli scacchi esce dal proprio guscio sembrano farsi metafora di un processo di maturazione del personaggio-donna all’interno del mondo cinematografico.

Fuori da bovarismi o mascheroni di cipria e posizioni.

LA SCACCHIERA È IL MONDO.
I PEZZI SONO I FENOMENI DELL’UNIVERSO.
LE REGOLE DEL GIOCO SONO LE LEGGI DELLA NATURA E L’ALTRO GIOCATORE È NASCOSTO A NOI”.

[1] Veronica Pravadelli, Feminist Film Theory e Gender Studies, in Metodologie di analisi del film, a cura di Paolo Bertetto, Editori Laterza, Bari-Roma 2006. p. 64

[2] ivi.

Continue Reading

Entertainment

Parte 23ª edizione del Marano Ragazzi Spot Festival

Published

on

Quest’anno a causa del Covid19 il Marano Ragazzi Spot Festival farà a meno della presenza dei ragazzi del festival. Predisposte dirette social

La ventitreesima edizione del Marano Ragazzi Spot Festival – festival internazionale della comunicazione sociale dei ragazzi, si terrà quest’anno, con una formula che risentirà notevolmente delle restrizioni dovute all’emergenza Covid19.

Mancherà la presenza dei “ragazzi del festival”, il loro frastuono vitale, il loro contagiante entusiasmo, la loro bellezza. Sarà però mantenuto alto il valore sociale, culturale ed educativo dell’evento e la qualità dei cortometraggi che saranno presentati in concorso (42 in rappresentanza di 20 diverse nazioni).

Dal 1 al 5 dicembre 2020 sulle piattaforme social del Festival e sulla rete televisiva Tele Club Italia, sarà trasmesso un programma in nove puntate, destinato al pubblico dei ragazzi delle scuole italiane e non solo, intitolato We on Web.

Ogni puntata tratterà un tema specifico: la Donna, l’Ambiente, il Razzismo, I Diritti umani, la Guerra, i Social, la Disabilità, ecc. Una puntata conclusiva proclamerà i vincitori.

Nel corso delle trasmissioni, un conduttore dialogherà sulle tematiche dei video con alcuni ragazzi presenti in studio, altri ragazzi intervisteranno on line i registi, gli ospiti e gli studenti che hanno votato i cortometraggi in concorso nelle giurie esterne presso le 57 scuole coinvolte in tutta Italia.

Il programma televisivo, che fornirà a studenti ed insegnanti un valido supporto per la didattica a distanza, sarà visibile in streaming dal 1 al 5 dicembre sui canali social del Marano Ragazzi Spot Festival e sulla rete televisiva del digitale terrestre Tele Club Italia canale 98 (Campania UHF,29).

Le puntate della durata di un’ora ciascuna, saranno trasmesse alle ore 9:00 e alle 11:00.; nel pomeriggio, sui soli canali social, dalle ore 16:00 alle 18:00, sarà possibile vedere le interviste integrali realizzate con i registi dei cortometraggi in concorso e con gli ospiti intervenuti sui vari temi delle puntate.

Questi i link per il collegamento ai social:

Facebook :https://www.facebook.com/spotragazzi.it/

YouTube: https://www.youtube.com/user/spotragazzi

Instagram: https://www.instagram.com/mrsf.official/

IL PROGRAMMA COMPLETO

MARTEDÌ 1 DICEMBRE 

ore 9:00 Diretta YouTube – Facebook – Tele Club Italia canale 98 dt

IN CONCORSO

  • PAPER BOAT – LA BARCHETTA DI CARTA – Luca Esposito Italia, 2019 – Durata, 07:17 – Sezione:  ITALIA
  • ME FIRST – PRIMA IO – Aggelos Tzogou, Grecia, 2018 – Durata, 02:59 – Sezione: STUDENTI
  • SILENT LIGHTHOUSE – FARO SILENZIOSO – Farshad Ghafari, Payam Lagheri, Iran, 2018 – Durata, 01:00 -Sezione: FILMMAKERS
  • BORDERS – CONFINI – Reham Emam, Egitto, 2019 – Durata, 01:00 – Sezione: STUDENTI
  • ALL THE FAULT OF THE BARBARIANS – TUTTA COLPA DEI BARBARI – Nico Bocchini, Italia, 2019 – Durata, 01:56 – Sezione: ITALIA
  • WALLS – MURI – Anwar Shawabkeh, Giordania, 2018 – Durata, 02:17 – Sezione: FILMMAKERS
  • GOOD WISHES – AUGURI – Daria Gordeeva, Russia, 2020 – Durata, 01:08 – Sezione: FILMMAKERS

FUORI CONCORSO

  • Danza in distanza – Compagnia di danza dei licei coreutici  della Campania, Italia 2020

ore 11:00 Diretta YouTube – Facebook – Tele Club Italia canale 98 dt

IN CONCORSO

  • M/WAKE UP – Silvia Nobili, Italia, 2020 – Sezione Studenti
  • ALONE – SOLO – Necmettin Asma, Turchia, 2020 – Durata, 03:25 – Sezione: FILMMAKERS
  • A BETTER WORLD – UN MONDO MIGLIORE – Geraldine Ottier, Italia, 2019 – Durata, 09:20 – Sezione: ITALIA
  • CUTS CULTURE, FOOD FOR OUR SOUL – TAGLI. CULTURA, CIBO PER L’ANIMA – Renato Giugliano, Italia, 2011 – Durata, 01:25 – Sezione: ITALIA

FUORI CONCORSO

  • Spacciatori di Libri di Rosario La Rossa con Maddalena Stornaiuolo, regia di Antonio Ruocco, Italia2020

ore 16:00 Diretta YouTube – Facebook

GLI OSPITI

  • Don Luigi Ciotti presidente Libera
  • Marcello Ravveduto docente di Digital Public History alle Università di Salerno e di Modena – Reggio Emilia

LE INTERVISTE AI REGISTI

  • Luca Esposito Italia
  • Luca Acito, Grecia
  • Farshad Ghafari, Payam Lagheri, Iran
  • Reham Emam, Egitto
  • Nico Bocchini, Italia
  • Anwar Shawabkeh, Giordania
  • Daria Gordeeva, Russia

MERCOLEDÌ 2 DICEMBRE

ore 9:00 Diretta YouTube – Facebook – Tele Club Italia canale 98 dt

IN CONCORSO

  • ALIVE – VIVO – Jamal J. Lutfi, Iraq, 2017 – Durata, 06:30 – Sezione: STUDENTI
  • PEACE IS WAITING FOR YOU – LA PACE TI ASPETTA – Mustafa Sattari, Iran, 2020 – Durata, 01:39  – Sezione: STUDENTI
  • I AM THE OPPORTUNITY – IO, SONO L’OPPORTUNITA’ – Hussein Ameer, Iraq, 2019 – Durata, 01:31 – Sezione: FILMMAKERS
  • SIRIA – Rodney Gonzaga Barbosa, Brasile, 2019 – Durata, 03:00 – Sezione:FILMMAKERS
  • A WOODEN TOY DREAMED OF PAPER BOATS – UN GIOCATTOLO DI LEGNO SOGNO’ BARCHETTE DI CARTA – Mauricio Hernandez, Messico, 2019 – Durata, 06:49 – Sezione: STUDENTI

FUORI CONCORSO

  • Musica a distanza Orchestra di Fiati dei licei musicali della Campania, 2020

ore 11:00 Diretta YouTube – Facebook – Tele Club Italia canale 98 dt

IN CONCORSO

  • GAIA – Brenda Ximena Roldan Romero, Regno Unito, 2020 – Durata, 01:15 – Sezione: STUDENTI
  • ONLY ONE FILM – SOLO UN FILM – Emanuele Tabarrini, Italia, 2019 – Durata, 03:49 – Sezione: ITALIA
  • MIND YOUR STEP! – ATTENTO A QUELLO CHE FAI! – Biljana Genal, Marija Nesic, Tamara Tomic, Serbia, 2019 – Durata, 02:26 – Sezione: FILMMAKERS
  • 3 MINUTES – 3 MINUTI – Hubert Jégat, Yohan Vioux, Francia, 2020 – Durata,  03:00 – Sezione: FILMMAKERS
  • WONDERWALL – Alexander Denysenko, Ucraina, 2018 – Durata, 07:00 – Sezione: FILMMAKERS
  • NAPULE È ‘NU MIRACOLO – Mauro Maraniello, Italia, 2020 – Durata, 03:00 – Sezione: ITALIA

ore 16:00 Diretta YouTube – Facebook

GLI OSPITI

  • Angelica Romano presidente Un ponte Per
  • Raffaele Del Giudice ambientalista

LE INTERVISTE AI REGISTI

  • Silvia Nobili, Italia
  • Geraldine Ottier, Italia
  • Renato Giugliano, Italia
  • Mauricio Hernandez, Messico
  • Jamal J. Lutfi, Iraq
  • Pietro Gobbi, Italia
  • Brenda Ximena Roldan Romero, Regno Unito
  • Biljana Genal, Marija Nesic, Tamara Tomic, Serbia

GIOVEDÌ 3 DICEMBRE

ore 9:00 Diretta YouTube – Facebook – Tele Club Italia canale 98 dt

IN CONCORSO

  • ABUSED – ABUSATA – Dela Finn, Gana, 2018 – Durata, 10:00 – Sezione: STUDENTI
  • D’AMURI – Santi Catanesi, Italia, 2020 – Durata, 02:00 – Sezione: FILMMAKERS
  • STOP ACID ATTACK – Farha Khatun, India, 2019 – Durata, 01:33 – Sezione: FILMMAKERS
  • FREE AND BEAUTIFUL  – LIBERA E BELLA – Narges Haghighat, Canada, 2020 – Durata, 03:00 – Sezione: FILMMAKERS
  • LOCKED-DOWN – CONFINATA – Pranjal Joshi, India, 2020 – Durata, 03:35 – Sezione: FILMMAKERS

ore 11:00 Diretta YouTube – Facebook – Tele Club Italia canale 98 dt

IN CONCORSO

  • MOM – MAMMA – Marianel Escobar, Venezuela, 2018 – Durata, 05:02 – Sezione: FILMMAKERS
  • FREEDOM – LIBERTÀ – Anshul Sinha, India, 2019 – Durata, 00:47 – Sezione: FILMMAKERS
  • THE FIGHTER – IL PUGILE – Reinier Smit, Sud Africa, 2019 – Durata, 07:28 – Sezione: FILMMAKERS
  • COFFIN DECOLLETÉ – BARA DECOLTÉ – Nancy Kamal, Egitto, 2019 – Durata, 05:57 – Sezione: FILMMAKERS
  • THE CUT – IL TAGLIO – Isabella Argent, Regno Unito, 2020 – Durata, 01:21 – Sezione: STUDENTI

ore16:00 Diretta YouTube – Facebook

GLI OSPITI

  • Blessing Okeidon vittima della tratta 
  • Esquia Alejandra Rubin De Celis Nunez Console del Venezuela a Napoli

LE INTERVISTE AI REGISTI

  • Santi Catanesi, Italia
  • Farha Khatun, India
  • Narges Haghighat, Canada
  • Pranjal Joshi, India
  • Anshul Sinha, India
  • Reinier Smit, Sud Africa
  • Nancy Kamal, Egitto

VENERDÌ 4 DICEMBRE

ore 9:00 Diretta YouTube – Facebook – Tele Club Italia canale 98 dt

IN CONCORSO

  • LEMONADE AND THE IMMORTALITY OF SOUL – LIMONATA E L’IMMORTALITA’ DELL’ANIMA – Riccardo Romano, Italia, 2020 – Durata, 09:45 – Sezione: STUDENTI
  • PESIYAVARGALIN PEYARGAL – NOMI DI CHI PARLA – Karthi Keyan Ms, India, 2018 – Durata, 03:44 – Sezione: FILMMAKERS
  • Ş.Ş.Ş.H. – Ali Enes Kumanova, Turchia, 2020 – Durata, 01:00 – Sezione: STUDENTI
  • CIRCLES AND TRIANGLES – CERCHI E TRIANGOLI – Darya Trublina, Varvara Lavrova, Russia, 2019 – Durata, 02:3 –  Sezione: STUDENTI
  • AS A FISH OUT OF WATER – COME UN PESCE FUOR D’ACQUA – Alessandro Marano, Italia, 2020 – Durata 05:41 – Sezione: ITALIA

FUORI CONCORSO

  • Viva la vida Istituto Nazaret Napoli, Michela Miccio Italia 2020

ore 11:00 Diretta YouTube – Facebook – Tele Club Italia canale 98 dt

IN CONCORSO

  • UNVEILING CEREMONY – CERIMONIA D’INAUGURAZIONE – Mehdi Boostani, Iran, 2016 – Durata, 07:00 – Sezione: FILMMAKERS
  • ELECTRIC – ELETTRICO – François Le Guen, Francia, 2020 – Durata, 03:33 – Sezione: FILMMAKERS
  • COFFE BREAK – PAUSA CAFFÈ – Christian Filippi, Alessandro Rotili, Valerio Martinoli, Roberto Falessi, Italia, 2018 – Durata, 05:19 – Sezione: ITALIA
  • EYE – OCCHIO – Haotian Liu, Cina, 2019 – Durata, 03:51 – Sezione: STUDENTI
  • DANCING DOLLS – BAMBOLE DANZANTI – Marzieh Baghbanzadeh, Iran, 2019 – Durata, 02:00 – Sezione: FILMMAKERS

FUORI CONCORSO

  • Piccoli Blù e Piccolo Giallo di Giovanna Pignataro e Tiziano Squillace de La casa dei Conigli Italia 2019

ore 16:00 Diretta YouTube – Facebook

GLI OSPITI

  • Andrea Farinet Presidente Pubblicità Progresso
  • Alessandra Braghini Direttore artistico Handi Film Festival di Rabat

LE INTERVISTE AI REGISTI

  • Hubert Jégat, Yohan Vioux, Francia
  • Mauro Maraniello, Italia
  • Riccardo Romano, Italia
  • Darya Trublina, Varvara Lavrova, Russia
  • Alessandro Marano, Italia

SABATO 5 DICEMBRE

ore 9:00 Diretta YouTube – Facebook – Tele Club Italia canale 98 dt

PUNTATA PREMIAZIONI

LA GIURIA

Presidenti: 

  • Luca Gaetano Nicotera 10 anni
  • Alessandra Maya Ruocco 12 anni
  • Vittoria Chiaramonte 18 anni
  • Paolo Bianchini regista
  • Mussi Bollini vicedirettore RAI ragazzi
  • Valeria Bevilacqua RAI Italia
  • Renato Scarpa attore
  • Maddalena Sornaiuolo attrice regista
  • Giulio Guerrieri regista
  • Luciano Colella direttore Videometrò
  • Jole Garuti Libera
  • Armando Rossitto Libera

LE GIURIE DELLE SCUOLE

  • IIS “Bodoni – Paravia” Torino 
  • IIS “Tommaso D’Oria” Ciriè TO
  • IIS “Leonardo Da Vinci” Carate Brianza MB
  • IIS “Hensemberger” Monza MB
  • ICS “Marconi” Venegono VA
  • ICS “FRISI – Aldo Moro” Cerro al Lambro MI
  • ISIS “D’Averio Casula” Varese
  • CD “Villa Torchi” Bologna 
  • ICS “Matteotti” Alfonsine RV
  • ICS “Diego Valeri” Campolongo Maggiore VE
  • ISIS “D’Annunzio Fabiani” Gorizia
  • IIS “Ferraris Brunelleschi” Empoli FI
  • IIS “Evangelista Torricelli” Roma
  • ICS “Marta Russo” Roma
  • Liceo Classico “Ugo Foscolo” Albano Laziale RM
  • IIS “Atzeni” Capoterra CA
  • Liceo“Galilei” Manfredonia FG
  • ICS Murialdo Foggia
  • IIS “Vaccarini” Catania
  • ICS “Guglielmino” Acicatena CT
  • IIS “Alessandro Volta” Caltanisetta
  • ICS “Riccardo da Lentini” Lentini SR
  • IIS “ Vittorini” Lentini SR
  • Associazione Teatrale Guarnieri Gruppo Gianburrasca Lucca
  • Liceo Classico Colletta Avellino
  • Liceo Scientifico Mancini Avellino
  • ICS Calderisi Villa di Briano CE
  • Liceo “Galileo Galilei” Mondragone CE
  • ITIS “Ferraris” Napoli
  • ICS “Russo – Montale” Napoli
  • ITIS “Alessandro Volta” Napoli
  • Liceo Art “Boccioni – Palizzi” Napoli
  • Liceo  “Gian Battista Vico” Napoli
  • IIS “Sandro Pertini” Afragola NA
  • IIS “San Paolo” Sorrento NA
  • ICS “Aldo Moro” Casalnuovo NA
  • ICS “Caulino” Vico Equense NA
  • IISS “ Giancarlo Siani” Casalnuovo NA
  • ISIS “Sereni”Afragola NA
  • Liceo “Pascal”Pompei NA
  • Liceo Classico “ Carducci” Nola NA
  • IC “Marco Polo” Calvizzano NA
  • Liceo “Alfano I” Salerno
  • Liceo “Gatto” Agropoli SA
  • IIS “Publio Virgilio Marone” Mercato San Severino SA
  • Liceo “Mangino” Pagani SA
  • ITI “Marconi” Nocera Inferiore SA
  • IPSEOA “Pittoni” Pagani SA
  • IIS “Enrico Fermi” Sarno SA
  • ICS “Troisi” San Giorgio a C. NA
  • IIS “Mattei” Caserta
  • CD “Giancarlo Siani” Marano di Napoli
  • ICS “Amanzio – Ranucci – Alfieri” Marano di Napoli 
  • ICS “Socrate – Mallardo” Marano di Napoli 
  • ICS “Darmon” Marano di Napoli 
  • SS1g “Massimo D’Azeglio” Marano di Napoli
  • Liceo “Emilio Segrè” Marano di Napoli
  • IIS “Carlo Levi” Marano di Napoli

Nota Stampa Marano Ragazzi Spot Festival

Continue Reading

Entertainment

Diego Armando Maradona, il grido che riscatta la morte e un mucchio di altre cose.

Published

on

Diego Armando Maradona è morto: «insonnia. È vero o non è vero? E dài, racconta, racconta ancora».

Pagina 3, «Scritti letterari» di Foucault, edizione Feltrinelli.

Cerco conforto nell’eterno.

Faccio scorrere il dito, saltando dei capoversi. Senza inciampare.

E se lo faccio, mi rimetto in piedi e corro dritto verso la porta.

«La scrittura si dispiega come un gioco che oltrepassa infallibilmente le proprie regole, passando così all’esterno».

Uno, due, un dribbling, punto e accapo.

«… il pericolo non sta nella manifestazione o nell’esaltazione del gesto di scrivere […] si tratta dell’apertura di uno spazio in cui il soggetto scrivente non cessi di sparire…»

Arrivo in fondo. Poi giro la pagina.

«…un altro punto è la parentela della scrittura con la morte. Questo legame rovescia un tema millenario; il racconto o l’epopea dei Greci aveva lo scopo di perpetuare l’immortalità dell’eroe[…]Si parlava, si narrava fino all’alba per evitare la morte…»

È difficile far capire l’esigenza del racconto.
Dello sfogo.
E il dolore.

Se guardi fisso un angolo della testa e ti concentri, pensi, ma in fondo, la fine della carriera per un giocatore è già, in qualche modo, una premorte.

Diego Armando Maradona, tutto intero, era già da tempo materia di racconti, passando attraverso generazioni di nastri, cassette, floppy disk, dischetti, modem a 56k, smart tv, di cuori, ricordi, memorie, pranzi di domenica.

Oltre ogni tipo di ossario digitale e però perennemente a disposizione di noi vivi che, puntualmente, aspettavamo una parola d’affetto che sapesse ancora farti venire quel brivido.

La famosa frase scritta su muri del cimitero «E che vi siete persi» non raccontava di uno scudetto isolato ma l’eterno sconforto di intere generazioni cresciuti «solo» coi racconti, e le carrambate sulla RAI, una partita d’addio per un amico e qualche fuga dal fisco che tu, tifoso, innamorato perso, non ti perdevi mai.

Diego Armando Maradona è stato il vertice di un intero movimento calcistico, l’opera tarda, l’ultimo grande miracolo di un’epoca destinata al collasso, la luce che non smette di brillare anche dopo il suo passaggio, mostrando il buio pesto fatto di sponsor, telecamere, caviglie paragonanti a lui appena appena sfiorate e però precipitevolissimamente già tutti giù per terra.

Sul campo e nel paragone.

Nella storia dell’arte le opere tarde sono catastrofi

Th. W. Adorno, Beethoven cit., p.179.

Povero. Matto. Ha avuto «il potere di rendere il disincanto e il piacere senza risolverne la contraddizione» (Said, Sullo stile tardo, Il saggiatore, p.140).

Diego Armando Maradona è stato maturità artistica, privo di hybris, uomo che non si «vergogna più della propria fallibilità» (ibidem).

Non ha potuto. Non l’ha mai nemmeno voluto.

«La gente deve capire che Maradona non è una macchina per fare felicità», disse una volta.

E infatti ha fatto di più.

Salto, salto, dribbling, cerco lo spazio.

Ha mostrato come la morte non sia capace di portare via la rarità dei ricordi, l’unicità dei sentimenti, l’irripetibilità del tramandabile con le parole, la lingua, la bocca e i ricordi che schizzano amore, facendoci fare i conti – e a risolverli a nostro vantaggio – con la paura della morte, con ciò che vogliamo lasciare ai posteri.

Amato dagli stessi che hanno amato o avrebbero amato i Cèline, i James Dean, gli Elvis, i Freddy Mercury, i Bukowski i folli, i degenerati, i sensibili, i perduti, i Cyrano, gli innamorati, quelli capaci di crederti e seguirti fino all’inferno perché attratti dal buono di quello che dici e trasmetti.

Odiato dai moralisti, dagli habitué dei braghettoni, delle morali da discount, raccontati con distrazione e troppa poca capacità di leggere.

Di leggere per davvero.

Scarto, sposto, poso, prendo un altro libro, un altro amico.

Perché non vogliamo mostrarci troppo schierati politicamente, abbiamo paura di apparire polemici, ci serve il plauso del capo o di un’altra figura di potere, vogliamo conservare il nostro buon nome di persona equilibrata; speriamo di essere riconfermati, consultati, chiamati a far parte di qualche direttivo o prestigioso comitato. E, un bel giorno, speriamo di ricevere un titolo onorifico. Questa è, per eccellenza, la mentalità che induce un intellettuale alla corruzione.

Said – Dire la verità

E Diego Armando Maradona, l’artista e l’intellettuale, invece gridava, opponendosi alla normalizzazione, perché certi uomini non hanno mai voluto «mettere il pubblico a suo agio» eppure voleva farsi amare, ma a suo modo, trascinando popoli, squadre oppresse, contro le inghilterre, gli Avvocati e i Diavoli coi conti in banca e i missili nelle tasche, ché tra un ingegnere sagliuto e il ragazzino con la 10 azzeccata con lo scotch, i piedi correvano per questi ultimi, e per i loro papà: «ciò che importa è provocare, contrastare, a costo di risultare spiacevoli» (ivi).

Questi mondi di arte-massa e pensiero-massa sono sempre più conformi alle esigenze della politica. […] Il pensatore che non assuma come riferimento il valore della verità nella lotta politica non può affrontare responsabilmente l’esperienza del vivere nella sua interezza».

(ancora Said)

Nel docufilm di Kursturica, Diego Armando Maradona dice «in campo ero me stesso, ero come voi tutti. Fuori, no… avevo bisogno della cocaina».

In campo si rialzava ai falli. Non si lamentava. Perdonava qualche calcio di troppo. Non barava. Stava su. Li sapeva prendere i calci. Ed era invincibile. Eroico.

Nella vita quotidiana, in quella normale di noialtri, beh. Ho fatto già troppa retorica.

Salto. Un ultimo dribbling.

«Gridavo la rivincita, gridavo un mucchio di cose», (Diego Armando Maradona, Io sono el Diego) dice Maradona e lo ha fatto da io narcissico capace di trascinarsi dietro l’universale, prendendosi sulle spalle e sulle caviglie popoli dall’orgoglio maltrattato, facendo sentire tuttinoi parte di un solo grande spirito.

E non parlo di Dio.

Ma di quella sottile, percettibilissima emozione sotto la pelle che ti fa sentire un giusto al posto giusto, di fianco a un giusto, capace di farti sentire parte di un “tutti contro a un rivale comune”, quello solito, quello imbattibile, quello contro cui non servono aiutanti e oggetti magici.

Chiudi il libro, resti col magone addosso tutta una vita, e poi, e poi finalmente ti rendi conto di aver vinto, guidati dal Re, un re pazzo, squilibrato, degenerato, ma buono.

Sol chi non lascia eredità d’affetti poca gioia ha dell’urna.

de I sepolcri, foscolo.

Gol.

Continue Reading

Trending

"Punto!" il Web Magazine - Fondato nel 2011 da Vincenzo Perfetto (Direttore Editoriale) e Carmine Sgariglia (Direttore Responsabile). Edito dall'Associazione Culturale PuntoGiovani Qualiano. Registrazione Tribunale di Napoli n° 31 del 30 marzo 2011. Copyright © 2020 - Punto! il Web Magazine | Privacy