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Laika torna negli Stati Uniti – Nel mirino: Trump, ICE e guerre
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Laika torna negli Usa con “States of Injustice”: a Los Angeles il murale contro guerra e disuguaglianze
Los Angeles, California, 28 aprile. Dopo quasi tre anni dall’ultimo viaggio oltreoceano, Laika torna negli Stati Uniti per un nuovo capitolo del suo progetto più politico e urgente: “States of Injustice – Chapter 2: The Collapse of Democracy“.
Un ritorno dettato dalla necessità di osservare e denunciare le forme di ingiustizia strutturale presenti in un paese che, in questo momento storico, sta sconvolgendo se stesso e il mondo intero.
Laika interviene nel periodo più critico della cosiddetta “prima democrazia al mondo”: una fase in cui le contraddizioni sistemiche emergono con forza, il razzismo e la violenza diventano sempre più diffusi e lo stato di diritto appare sempre più fragile. Parallelamente, la tutela dell’ambiente e le politiche sociali risultano fortemente indebolite.

“La nuova presidenza Trump e l’ascesa della cultura MAGA stanno trasformando profondamente il paese, già segnato da profonde disuguaglianze. Il modello che si sta affermando si fonda su razzismo, deportazioni, repressione del dissenso e crescente polarizzazione sociale“, dichiara Laika.
“A livello interno, l’aumento del divario economico e della povertà lascia sempre più persone senza accesso a casa e assistenza sanitaria, mentre le élite economiche consolidano ulteriormente il proprio potere. Sul piano internazionale, invece, la politica statunitense contribuisce a destabilizzare gli equilibri globali attraverso minacce geopolitiche, tensioni commerciali e un sostegno incondizionato a scenari di guerra che generano conseguenze umanitarie su scala mondiale“, prosegue.
Per l’artista, si tratta di un sistema che continua a legittimare la violenza come strumento politico ed economico, mettendo in discussione la stessa idea di democrazia.
IL MURALE INAUGURALE
Non sono ancora noti tutti i blitz, né i luoghi dove l’artista lascerà traccia. Il primo intervento artistico del progetto è un murale realizzato a Melrose Avenue, Los Angeles.
L’opera raffigura la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (1948) che cade su un carro armato americano, distruggendolo. In alto compare il titolo: “Non c’è pace senza diritti umani”.
Il lavoro denuncia un mondo sempre più militarizzato, caratterizzato da tagli alla spesa pubblica (in particolare sanità e istruzione) e da un sistema economico che, secondo l’artista, si regge ciclicamente su conflitti e crisi.
Laika da sempre critica la politica estera turbo imperialista americana basata su guerre e destabilizzazioni di intere aree geografiche. Guerre che hanno lo scopo di controllare gli stati ricchi di greggio e di materie prime critiche. Guerre che costano la vita a migliaia di persone, che servono a garantire la supremazia occidentale ad ogni costo.
Con la nuova fase politica americana, viene meno anche la narrazione dell'”esportazione della democrazia”, sostituita da una logica esplicitamente orientata all’interesse economico e al potere globale.
La domanda provocatoria dell’artista è: “Come può, uno stato che si fregia del titolo di democrazia numero uno al mondo, diffondere fin dalla genesi morte e distruzione nel resto del globo?”.
L’INCONTRO CON SHEPARD FAIREY (OBEY)
Durante la realizzazione dell’opera, Laika ha incontrato lo street artist americano Shepard Fairey (OBEY), una delle figure più influenti della street art contemporanea, anche lui impegnato in un nuovo murales a pochi passi da quello di Laika.
I due artisti si sono confrontati sul cantiere del murale, con uno scambio di parole, sticker e qualche scatto. Un incontro simbolico che segna l’avvio del progetto negli Stati Uniti.
Non poteva esserci inizio migliore per la street artist italiana.

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