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Il 21 Ottobre del 1969 moriva Jack Kerouac.
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6 anni fail

A cinquantun’anni dalla morte di Jack Kerouac, il papà della generazione raminga “On the Road”
Quelli della Beat, Kerouac e Ginsberg su tutti, nonostante lo sfracello verso cui era proiettata la loro generazione, continuavano a mantenere una certa fiducia nel mondo.
Percorrere l’America a bordo della follia, dell’alcol e della droga, urlare la propria rabbia, non era una mera protesta o un semplice modo di estraniarsi dal mondo, di schivarlo, ma un modo testardo di viverlo.
Per Kerouac, ad esempio più che un viaggio sembra un estremo tentativo disperatissimo di abbracciare il mondo, sicuramente anche contraddittorio ma allo stesso stretto in un pugno di speranze ammaccate.
Lo stesso termine beat, che colloquialmente può significare “triste, abbattuto”, riferendosi alla comunità afroamericana e alle sconfitte sociali cui fu costretta a patire, viene percosso, trafugato, riempito eccitanti e così rinnovato da Kerouac:
Beat diventa sinonimo di ottimista, beato.
Siamo nell’America dei sogni, quella uscita vincitrice dalla Seconda Guerra Mondiale, quella che, agli occhi dell’opinione pubblica, era l’emblema della vittoria della Democrazia sul Totalitarismo, quella che aveva lottato e vinto contro la Grande Depressione.
Vincere era sinonimo di Stati Uniti.
I successi statunitensi in ogni settore esplosero in un’improvvisa epidemia di fiducia:
dal 1945 in poi ci fu un massiccio afflusso di persone dalle periferie alle grandi città che diede vita a nuovi quartieri nei quali andò consolidandosi, con i loro appartamenti monofamiliari, semplici ed economici, quella che fudefinita la middle class, il nuovo esercito americano: i consumatori.
Questi, ben presto riempirono le proprie case di tutte quelle comodità rese irrinunciabili dalla televisione, nuovo potente mezzo di comunicazione che definì non solo l’intrattenimento familiare di nuova generazione ma soprattutto il nuovo modello di vita;
e come se tutto ciò non fosse bastato, il 1940 dava alla luce la prima catena di fast-food, a opera dei due fratelli californiani Dick e Maurice McDonald, che offriva un pasto energetico, veloce ed economico ai lavoratori proiettati verso il nuovo millennio.
«Il cittadino americano della classe media o della borghesia ricca è un aggregato di negativi. Lo caratterizza in vasta misura ciò che non è», scriveva William Burroughs in La scimmia sulla schiena.
Era l’affermazione del nuovo sistema di vita, travolge e sbrana quelle premesse-promesse tanto sognanti e rassicuranti della democrazia americana.
Per questo, il viaggio on the Road di Kerouac diventa il vero e proprio manifesto dell’etica rovesciata, l’ostilità a un certo stile di vita, la lotta al Dio-denaro: è un nomadismo continuo, attraverso l’America, bruciando la vita consumata dall’alcol, dalla droga e smaterializzata dalla meditazione Zen.
Non è che Kerouac sia un anarchico, perché essere un anarchico significa già credere in un movimento; non è che sia antimilitarista, perché per essere un antimilitarista bisogna credere nella guerra o nella pace. Non si dimentichi che mentre tutto il mondo si affannava a prendere posizione pro o contro la bomba atomica Ginsberg pronunciò alla radio la famosa frase: Andate a farvi f…ere, voi e la vostra bomba atomica; e Keroauc era certamente d’accordo.
Fernanda Pivano, postfazione, in Kerouac, I sotterranei, Mondadori, Milano, 1985, p. 145

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