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Alla Camera dei Deputati si accendono i riflettori su L’inaffondabile, il romanzo che riapre il dibattito sulla tragedia del Bayesian
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Un romanzo per trasformare la memoria di una tragedia del mare in responsabilità collettiva
Roma – Si è svolta il 17 novembre alla Camera dei Deputati la conferenza stampa del romanzo L’inaffondabile, scritto da Attilio D’Arielli e Giuseppe Tecce e pubblicato da Graus Edizioni.
L’incontro, organizzato dall’On. Simone Billi, Presidente del Comitato sugli Italiani nel Mondo, ha visto una grande partecipazione di pubblico e di rappresentanti del mondo istituzionale, culturale e giornalistico.
A moderare l’incontro è stato Pietro Graus, editore e ideatore del progetto, che ha fortemente creduto nella nascita di questo libro, frutto dell’incontro tra due autori della “scuderia” Graus Edizioni: Giuseppe Tecce, romanziere, e Attilio D’Arielli, storico dell’ambiente ed esperto di mare. Un connubio che ha dato vita a L’inaffondabile, una narrazione corale fatta di punti di vista, cambi di scena e opinioni contrastanti, dove idee, supposizioni, percezioni e visioni si intrecciano nel tentativo di trovare una verità plausibile.
Il romanzo prende spunto dalla tragedia del Bayesian, il veliero naufragato nell’agosto del 2024 nel porto di Porticello, nei pressi di Palermo, in cui hanno perso la vita sette persone. Attraverso una prosa intensa e coinvolgente, D’Arielli e Tecce trasformano quel drammatico episodio in un racconto che unisce memoria, responsabilità e il profondo legame tra l’uomo e il mare, offrendo una riflessione civile e collettiva su una vicenda che continua a interrogare l’opinione pubblica.
Durante l’incontro sono intervenuti gli autori e il Presidente della Lega Navale Italiana – Sezione di Riposto (CT), Giuseppe Ballistreri, che ha ricordato come «sia stato un evento che ha colpito tutta la comunità, nessuno si aspettava una situazione del genere.»
Particolarmente significativa la dichiarazione dell’On. Simone Billi, promotore dell’iniziativa: «Dietro ad ogni tragedia del mare ci sono volti, nomi, famiglie, ma ci sono anche responsabilità. Il dolore, se è ascoltato, può diventare impegno, può trasformarsi in coscienza collettiva. Ringrazio Attilio D’Arielli e Giuseppe Tecce per aver trasformato questa tragedia in un racconto, da questa sala stampa portiamo via non solo un romanzo da leggere, ma una responsabilità da condividere.»
L’evento ha rappresentato un’occasione di confronto civile e di riflessione pubblica su una vicenda che ha profondamente segnato la memoria recente del Paese.

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