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SALDI 2020 al via sabato 4 gennaio. L’indagine di Confesercenti

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vincenzo schiavo confesercenti

Confesercenti Campania: “158 euro di spesa pro capite, 380 milioni di incassi per le aziende, in aumento dal 2018”.

Partono sabato 4 gennaio i saldi in Campania, per concludersi il 3 marzo. Sessanta giorni in cui i consumatori investiranno nella nostra regione 380 milioni, con una  spesa pro capite di 158 euro: è quanto emerge dall’indagine previsionale sui saldi condotta da SWG per Confesercenti.

Le notizie sono positive anche con riferimento alla Campania, con un incremento di spesa di circa il 30% rispetto alle previsioni per i saldi del 2019: 158 euro per consumatore, come detto, dato più alto rispetto al 2018 (150 euro di spesa prevista) e al 2019 (122 euro) e leggermente inferiore alla media nazionale (168 euro di spesa pro capite).

Nella nostra regione, tuttavia, la percentuale di consumatori che accederanno ai saldi sarà, secondo lo studio di Confesercenti, del 46%, più della media nazionale (41%), anche per l’aumento in media tra l’1.3% e l’1.6% nelle tredicesime. 380 i milioni che verranno incassati dalla aziende della nostra regione.

Per quanto riguarda la scelta dei consumatori, in Campania il 33% spenderà nei negozi brandizzati, dal momento che le grandi firme sono più accessibili con gli sconti. Il 28% sceglierà il negozio sotto casa, il 22% gli outlet e il 17% l’online, con una tendenza di spesa sul web che dunque diminuisce rispetto al passato.

«I saldi 2020 rappresentano il primo grande appuntamento del commercio del nuovo anno – commenta Vincenzo Schiavo, presidente di Confesercenti Campania –  e portano in dote diverse note positive. Innanzitutto la nostra regione otterrà degli ottimi risultati in quanto a indotto economico. In secondo luogo stanno ricevendo risposte eccellenti i nostri appelli a spendere nei negozi sotto casa. Siamo riusciti a riportare i consumatori alle loro origini, a spendere nelle strade relative alle loro abitazioni, a dialogare con i commercianti, esaltando la fidelizzazione. Un grande risultato perché le spese sul web o nei centri commerciali industriali portano all’estero o altrove le risorse, che restano invece sul territorio quando si spende nei negozi sotto casa».

IL PRIMATO DI NAPOLI. Dei 380 milioni la maggior parte sarà spesa a Napoli e provincia, ovvero 220 milioni di euro. Segue Salerno con circa 60 milioni, 45 nel Casertano, 35 ad Avellino e in Irpinia, 20 milioni a Benevento e provincia.

«Napoli resta il traino commerciale della nostra regione –spiega Schiavoe non solo perché è la città più popolosa. Il nostro capoluogo è invaso dai turisti stranieri che hanno scelto di spendere nello shopping, specie nell’abbigliamento, riconoscendo la nostra eccellenza in questo senso».

COME SI SPENDE. Per quanto riguarda la divisione spesa, il 47% dei consumatori li spenderà per le scarpe, il 45% per maglieria, giacche e vestiti, il 27% per giubbini e magliette, il 26% per la biancheria intima.

TREND DEI SALDI. Confesercenti prevede che i saldi 2020 partiranno non in modo esaltante per poi crescere gradualmente ma in modo importante.

Lo sconto generalizzato del 30% proposto dai negozi e la vicinanza con lo shopping per il Black Friday di novembre e delle spese natalizie tra le causa della partenza a rilento.

L’arrivo degli sconti del 50% e il passare dei giorni, uniti a un clima previsto non troppo rigido nella nostra regione, porteranno poi al decollo della spesa.

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Poste italiane ottiene l’attestato Iso 26000 per la responsabilità sociale e lo sviluppo sostenibile

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Foto Nota Stampa

L’Azienda aderisce al più importante standard internazionale che fornisce le linee guida sulla Responsabilità Sociale delle Imprese per uno sviluppo sostenibile nell’economia globale

Poste Italiane ha ottenuto l’Attestato di verifica (Assurance Statement) UNI ISO 26000, uno standard internazionale per l’adozione di strategie di sviluppo sostenibile e di promozione di scelte e comportamenti virtuosi in ambito ESG (ambientale, sociale, governo d’impresa). 

L’attività di valutazione, alla quale Poste Italiane si è sottoposta volontariamente, è stata svolta dall’organismo indipendente DNV GL- Business Assurance e ha analizzato l’intero perimetro organizzativo del Gruppo attraverso i sette pilastri che ispirano le linee guida UNI ISO 26000:governance, diritti umani, rapporti e condizioni di lavoro, ambiente, corrette prassi gestionali, aspetti specifici relativi agli utenti/consumatori, coinvolgimento e sviluppo della comunità.

Al buon esito dell’attività svolta, DNV GL ha rilasciato a Poste Italiane un Attestato di verifica che riconosce l’impegno e la matura consapevolezza dell’Azienda rispetto alle diverse dimensioni della Responsabilità Sociale delle Imprese.

In particolare, il Gruppo Poste Italiane si è distinto per la capacità di identificare e rivedere periodicamente le priorità su cui concentrarsi, integrandole nelle strategie di gruppo e tenendo conto dei rischi potenziali; la capacità di tenere conto nei propri processi strategici, decisionali e operativi, delle istanze di tutti gli stakeholder di riferimento, integrandole nel proprio sistema di governance; la capacità di programmare e comunicare le azioni di responsabilità sociale intraprese in modo trasparente e continuo.

“Gli sforzi prodotti dalla nostra Azienda – ha osservato il Condirettore Generale di Poste Italiane Giuseppe Lasco – hanno ottenuto un nuovo ed importante riconoscimento, che ne conferma e sostiene il ruolo strategico nello sviluppo del sistema Paese.

Il percorso seguito nell’ultimo triennio è stato caratterizzato da numerose tappe rappresentative della visione ESG, che hanno coinvolto la strategia, la governance e i sistemi di reporting, e hanno inoltre determinato importanti trasformazioni evolutive che hanno permesso all’Azienda di raggiungere nel 2019 nuovi traguardi, rendicontati per il secondo anno nel Bilancio Integrato”.

La UNI ISO 26000 è la Linea Guida di riferimento internazionale in materia di responsabilità sociale. È lo strumento che consente alle imprese di definire e valutare azioni che possano contribuire allo sviluppo sostenibile, bilanciare le aspettative degli stakeholder e assicurare la conformità alle normative vigenti (nazionali ed internazionali), con un approccio integrato e applicato all’intera organizzazione e alla sua catena del valore.

Nota Stampa Poste Italiane

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L’inflazione, un nemico invisibile ma vulnerabile se affrontato correttamente

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euro soldi inflazione
Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Che fine fanno i nostri risparmi se sono fermi senza essere correttamente investiti? Scopriamo le insidie che si possono presentare a causa dell’inflazione

Che le famiglie italiane siano grandi risparmiatrici è un dato assodato

Circa 1500 miliardi di euro però sono detenuti liquidi sui conti correnti. I motivi sono diversi e per lo più dovuti dalla mancanza di fiducia nel sistema bancario. Dalla sensazione di sicurezza per un facile e veloce rimborso nel caso dovessero servire per far fronte a delle spese. Ma anche e soprattutto dalla scarsa educazione finanziaria e di conseguenza un’adeguata pianificazione coadiuvata da un professionista.

Titoli parcheggiati sul proprio conto corrente

Vediamo allora cosa succede ai tuoi soldi quando li tieni parcheggiati su un conto corrente senza alcuna finalità specifica. Subiscono una svalutazione costante nel tempo. Tu non te ne accorgi in quanto il saldo del tuo conto corrente resta uguale, senza considerare eventuali costi bancari o postali. Ti convinci di essere al sicuro e invece un nemico subdolo e invisibile come è l’inflazione, non ti permetterà più di acquistare la stessa quantità e qualità di beni che un anno fa o dieci anni fa inserivi nel carrello della spesa considerando la stessa quantità di soldi a tua disposizione.

Un esempio può aiutarti a capire. Se 10 anni fa con 10 euro potevi acquistare 1kg di pane, 1lt d’olio EVO, 2kg di pasta e 1lt di latte. Oggi con la stessa somma di denaro riesci a portare a casa 750g di pane, 750ml di olio EVO, 1,5kg di pasta e 750ml di latte. Questo a lungo andare diventa un problema serio.

Quindi una domanda che ti devi porre è come fare a compare la stessa quantità di beni senza subire passivamente questa condizione?

Innanzitutto c’è da spiegare da cosa è dovuta questa svalutazione, perché i beni costano di più con la conseguenza che metterai meno cose nel tuo carrello e cosa puoi fare per risolvere il problema?

L’inflazione, questa sconosciuta (da tenere bene in considerazione)

C’è da capire dunque a questo punto cos’è l’inflazione. L’inflazione è la crescita continua dei prezzi dei beni che genera una riduzione del potere di acquisto dei soldi. L’inflazione per semplicità può essere dovuta a due fattori principali. La prima motivazione è dovuta alla forte richiesta di un bene che i produttori non riescono a soddisfare. Quando i beni sono molto richiesti dal consumatore si dice che c’è inflazione da domanda. Caso eclatante è la continua richiesta degli smart phone di ultima generazione. Ci siamo abituati a vedere file lunghissime per accaparrarsi l’ultimo I-phone. Non è un caso infatti che un bene del genere possa valere fino a 1000 euro se non di più. L’inflazione può essere generata anche dal costo delle materie prime per produrre il bene finale. Ad esempio se il prezzo del grano aumenta, aumenta di conseguenza il prezzo della farina e il prezzo del pane che arriverà sulle nostre tavole; in questo caso si parla di inflazione da costi.

La BCE: il suo compito

Un compito importante della Banca Centrale Europea è proprio quella di tenere basso e sotto controllo l’inflazione, intorno al 2%. Questo anche se può sembrare basso, si riflette notevolmente sulle nostre ricchezze se non messe a reddito, cioè se non utilizzate per generare ricchezza e benessere. In un lungo periodo infatti, si traduce in una perdita certa dei risparmi. A tal proposito, di seguito pubblico un grafico per farti comprendere meglio quanto può essere pericolosa l’inflazione. E che cosa succede al tuo patrimonio se non correttamente impiegato. Un patrimonio di 100.000,00 potrà subire ingenti perdite e i sogni di una vita, quelli di vedere i tuoi figli lauerati, quelli di una vecchiaia serena, possono svanire lentamente. Potrai notare infatti che già dopo 7 anni anche se continui a vedere un saldo di 100 sul tuo conto, quei soldi avranno un valore che potrà oscillare intorno ai 92000,00 euro.

Ecco allora che emerge quanto sia importante il comportamento da assumere. E che la liquidità va tenuta disponibile per le esigenze immediate, per creare una riserva e far fronte agli imprevisti di piccola entità. Ma non è adatta per raggiungere obiettivi di vita del medio e del lungo periodo. Per gestire nel migliore dei modi c’è bisogno della strumentazione adatta e non decidere oggi. Ma procrastinare sul da farsi, si tradurrà semplicemente in una perdita lenta e certa e l’unica sicurezza che ti rimarrà fra qualche anno sarà il rimorso di non averci pensato prima.

In collaborazione con
Daniele Varriale Consulente Finanziario

Diclaimer – Nota Bene

È importante rivolgersi ad un esperto del settore (leggi anche il mio articolo sul consulente finanziario), vista la complessità dell’argomento. A tal proposito ti ricordo che Il contenuto di quest’articolo è solo a scopo informativo, non bisogna interpretare tali informazioni come consulenza, né come sollecitazione allinvestimento. I contenuti non considerano le circostanze, le esigenze e non tengono conto della propensione al rischio di singoli individui, pertanto il lettore non può ritenermi responsabile per le scelte finanziarie prese in autonomia.

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Malafronte (CPFC): “A rischio centinaia di posti di lavoro nel settore florovivaistico”

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Vincenzo Malafronte presidente del Consorzio Produttori Florovivaisti Campani

Malafronte: “Vietare l’utilizzo dei fiori freschi nei cimiteri comunali significa sferrare un ennesimo colpo mortale al comparto florovivaistico della Campania

“Vietare l’utilizzo dei fiori freschi nei cimiteri comunali significa sferrare un ennesimo colpo mortale al comparto florovivaistico della Campania. A rischio ci sono centinaia di posti di lavoro in Campania tra produttori, commercianti all’ingrosso e dettaglio e trasportatori” – esordisce così Vincenzo Malafronte, presidente del Consorzio Produttori Florovivaisti Campani.

“Da più parti ci arrivano segnalazioni di sindaci intenzionati a vietare l’utilizzo dei fiori freschi durante il periodo estivo. Quotidianamente sto ricevendo messaggi preoccupanti da parte di produttori, commercianti all’ingrosso e al dettaglio e di trasportatori. Siamo consapevoli che questo 2020 sarà un anno di transizione e di rinvio, molti dei nostri consociati hanno già dovuto distruggere la loro produzione e oggi non sono in grado di poter programmare la prossima produzione. Chiudere i cimiteri nel periodo estivo e vietare l’utilizzo dei fiori freschi di fatto chiude un altro canale di commercializzazione e di sostentamento per il comparto, già fortemente segnato dall’emergenza covid-19” – spiega Malafronte che già nelle scorse settimane aveva lanciato un grido d’allarme.

“Ho avuto modo di partecipare ad un forum on line organizzato dal consigliere regionale del Partito Democratico, Gianluca Daniele, al quale avevo già anticipato tale problematica. Oggi in Campania non c’è una visione unanime su tale provvedimento e quindi ci ritroviamo per esempio con la città di Salerno che ha già deciso di lasciare i cimiteri aperti per tutto l’anno, mentre il comune di Quarto dall’altra ha emanato un’ordinanza di chiusura. Quello che chiediamo è di poter lavorare e di commercializzare i nostri fiori per tale motivo rinnovo il mio appello ai sindaci a scongiurare tale provvedimento e consentire l’accesso dei fiori freschi nelle aree cimiteriali anche in estate. Del resto le cause che avevano portato a tale divieto oggi non sussistono più” – continua il presidente del Consorzio.

“Da metà giugno riprenderà l’attività di wedding e cerimonie, ma non ci facciamo illusioni. Ormai la stagione è persa. Chi deciderà di sposarsi quest’anno? La stragrande maggioranza ha già deciso di rinviare al prossimo anno. Ma il tempo che ci separa dalla ripresa vera rischia di lasciare non pochi strascichi di natura economica e sociale. In Italia il Governo non ha ancora calibrato sulle nostre reali necessità i provvedimenti volti a sostenere la liquidità. Oggi abbiamo bisogno di misure certe che ci permettano di ricominciare a lavorare e produrre” – conclude Malafronte

Nota stampa Consorzio Produttori Florovivaisti Campani

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