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Il Tango: emozioni che danzano

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Uno dei balli più famosi che ci riporta subito con la mente al Sudamerica

“C’era una voglia di ballare che faceva luce”, così commentava Guccini in un noto programma televisivo.

Foto: Maria Rosa Palma

Sin dall’antichità, il ballo è stato amato ed apprezzato da uomini e donne di qualsiasi età tanto è vero che non vi è un paese che non abbia una propria danza popolare in cui identificarsi.

Uno dei balli più famosi che ci riporta subito con la mente al Sudamerica, è sicuramente il tango che nasce tra il 1880 ed il 1920 nel bacino del rio della Plata tra Montevideo e Buenos Aires.

Foto: Maria Rosa Palma

In questo luogo, infatti, si incontravano varie popolazioni tra quelle degli immigrati europei, gli ex schiavi neri e la popolazione locale trasferitesi qui per la massiccia richiesta di manodopera.

Arrivati in questi territori in cerca di fortuna, queste persone vivevano in tristi e pessime condizioni di precarietà e di povertà e spesso, nei momenti di svago, si incontravano nei “conventilli” (cortili) dove, tra chiacchiere in lunfardo (dialetto degli immigrati influenzato soprattutto dall’italiano e dal francese) e tra miscugli di culture, s’inventarono il tango.

Infatti, ogni popolazione portava con sé, non solo tradizioni, usi e costumi ma anche i propri ritmi: la gente della pampa, cioè della campagna argentina, contribuì con la danza folcloristica della payada da cui nasce la milonga il cui passo caratterizzante è l’uomo che avanza mentre la donna si allontana. Poi, quando giunsero gli ex schiavi africani, si diffuse il ritmo dei tamburi del candombe dove uomo e donna ballano molto vicini ma non si toccano mai. Da questa mescolanza di danze e “confusione musicale” prese forma questa coinvolgente danza.

Foto: Maria Rosa Palma

Seppur di culture diverse, queste varie etnie riuscirono ad entrare in sintonia tra loro grazie ai sentimenti simili che provavano: dalla disillusione, alla tristezza, alla malinconia per la terra natia, un vero e proprio groviglio di intense emozioni che esprimevano attraverso la musica la cui conseguenza naturale è il ballo. Inconsapevolmente, stavano regalando al mondo intero una delle forme d’arte più affascinanti e coinvolgenti che noi oggi conosciamo.Dal disincanto di questa gente di fronte alla vita venne fuori, quasi paradossalmente, un ballo incantevole come il tango.

Foto: Maria Rosa Palma

Non erano persone che danzavano bensì stati d’animo che scendevano in pista creando un incantesimo non solo tra i ballerini ma anche tra gli spettatori che, oggi come allora, con lo sguardo rapito partecipano, senza mai distogliere gli occhi, a questa danza che segue il ritmo incalzante delle emozioni.

Considerato a quei tempi il ballo dei poveri, il tango venne rilegato nei peggiori sobborghi e, quando questo ritmo contagioso fuoriuscì dal ghetto, non venne accolto bene perché considerato una danza disdicevole e perciò bandita.

Foto: Maria Rosa Palma

Fu solo a partire dal 1911, quando arrivò in Europa che, seppur perdendo d’improvvisazione a favore di passi codificati, il tango pian piano conquistò sempre maggiore approvazione fino a venir riconosciuto come ballo del momento. Questa escalation è continuata sino ai nostri giorni tanto che nel 2009 è stato inserito tra i beni immateriali dell’Unesco.

In quest’ultimo anno e mezzo, per motivi ben noti, il ballo è stato accantonato e messo da parte ma sicuramente le nostre emozioni, accumulatesi in quest’ultimo periodo, sono in pole position e pronte a riaprire le danze prendendo forma attraverso l’irrinunciabile ballo consapevoli del fatto che “E’ solo un’emozione quello che ci muove!”.

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