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Il caso Bracco raccontato da Francesco Soverina

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Il caso del drammaturgo napoletano, ostracizzato dal fascismo, raccontato in un saggio di Francesco Soverina

Membro del direttivo dell’Istituto campano per la storia della Resistenza, dell’antifascismo e dell’età contemporanea “Vera Lombardi”, in “Il caso Bracco. Una ferita non sanata”, edito da Alessando Polidoro Editore, Francesco Soverina racconta il silenzio che ancora oggi c’è intorno a un autore che, tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento è stato tra i drammartughi più riprodotti in Europa.

Promotore di un nuovo teatro italiano, attraverso tecniche e analisi del subconoscio, prima ancora che arrivassero le teorie freudiane sulla scissione dell’io, raccontando attraverso i «non detti», anticipò di qualche anno quello che in Francia si sarebbe affermato come «teatro del silenzio».

Un intellettuale che avrebbe lasciato un segno nella storia se non fosse stato per le umiliazioni a cui lo sottopose il fascismo. Morto in povertà e privato della possibilità di ricevere il premio Nobel, oggi Roberto Bracco è oggetto di studi che lo pongono al centro di un vero e proprio caso culturale, volto non a riscoprire l’opera ma a riqualificare un intellettuale il cui peso ci è ingiustamente negato dalla storia.

dalla quarta di copertina

La colpa di Bracco, che pure ha scritto opere in cui è chiaro l’astio alla Prima Guerra mondiale, agli interventisti, in cui pure germogliava lo spirito fascista dei Marinettisti e D’Annunzio, non è stato aver scritto opere apertamente contro il regime ma la «la scelta in controtendenza rispetto ai compromessi, gli accomodamenti a cui hanno ceduto schiere di intellettuali» di non sottoscrivere alcuna tessera col PNF.

Durante gli anni del fascismo, in cui l’autore è stato totalmente isolato, Bracco non ha mai smesso di scrivere o commentare negativamente gli anni della dittatura e, come certi haters contemporanei, gli arrivavano spesso lettere di totale disprezzo:


Poco On. le Roberto Bracco – scrisse su una cartolina un
certo Angelo Cattaneo il 1° giugno 1924 – mi fa meraviglia che un miserabile qual voi siete osi parlare in quel modo
del fascismo. Non sono fascista, ma chi ha osato fermare in
Italia la bestiale ondata bolscevica?
Leggete i fatti di Empoli, cretino o in mala fede? Tutto
quello fu fatto perché credevano di andare contro ai fascisti!
Se era per voi idioti ed incoscienti a questora chi sa dove
saremmo…
Il livore che avete contro il fascio è incomprensibile…
Mi fate profondamente schifo e ribrezzo.
Miserabile-incosciente.
Spero vedervi personalmente.
Per sputarvi addosso.
Carogna putrida

Il libro di Soverina fa luce su un caso di oblio inspiegabile.

Anche dopo la caduta del fascismo, spiega l’autore, molti degli ufficiali del regime furono silenziosamente reintegrati nella repubblica nascente, contribuendo al prolungato silenzio sulla questione Bracco.

Il saggio espone il problema, racconta la ferita e offre al lettore il raccoglimento e il desiderio di recupero di un autore che è stato il fiore all’occhiello di tutta la nazione e che continua, inspiegabilmente, ad essere dimenticato, se non in una ristretta cerchia di studiosi che hanno il compito di diffondere, recuperare e restituire il giusto onore all’autore.

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