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Carceri e diritto al culto: l’appello di Don Salvatore Saggiomo sulla dignità della persona
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L’appello del sacerdote: garantire la libertà religiosa nelle strutture detentive come elemento essenziale di rispetto e rieducazione
Esprimo profonda preoccupazione e forte indignazione per la notizia relativa alla sospensione delle celebrazioni eucaristiche presso la Casa Circondariale di Poggioreale a causa della carenza di personale.
Il diritto alla libertà religiosa non rappresenta una concessione dell’Amministrazione Penitenziaria, ma un diritto fondamentale della persona sancito dalla Costituzione Italiana, garantito dall’Ordinamento Penitenziario e riconosciuto dalle convenzioni internazionali in materia di diritti umani.
Privare una persona detenuta della possibilità di partecipare alla Santa Messa significa colpire una dimensione essenziale della sua esistenza.
Il carcere limita la libertà personale ma non può e non deve comprimere i diritti fondamentali della persona, tra cui il diritto di professare la propria fede e di ricevere assistenza spirituale.
Da anni si parla di trattamento rieducativo, di reinserimento sociale, di percorsi di recupero e di umanizzazione della pena. Eppure troppo spesso assistiamo a situazioni che vanno nella direzione opposta. Una società civile si misura dalla capacità di garantire diritti soprattutto a chi vive in condizioni di maggiore fragilità.
Come Garante dei diritti delle persone detenute della Provincia di Caserta ritengo inaccettabile che problemi organizzativi possano tradursi nella cancellazione di un diritto costituzionalmente garantito.
La situazione desta particolare preoccupazione anche presso la Casa di Reclusione “Filippo Saporito” di Aversa, dove da tempo si registra la mancanza di un luogo stabilmente destinato al culto. Le celebrazioni religiose vengono spesso svolte all’interno del teatro dell’istituto, con il concreto rischio che, in presenza di altre attività o eventi programmati, la Santa Messa venga rinviata o addirittura annullata.
Non possiamo accettare che il diritto al culto diventi subordinato a esigenze logistiche o organizzative.
Ogni istituto penitenziario dovrebbe essere dotato di spazi adeguati e dignitosi destinati stabilmente alla preghiera e alle celebrazioni religiose.Mentre si continua a discutere della costruzione di nuove sezioni detentive per fronteggiare il drammatico fenomeno del sovraffollamento, occorre avere il coraggio di affrontare il problema alla radice, investendo maggiormente nelle misure alternative alla detenzione, nel reinserimento sociale e nelle politiche che riducano il ricorso al carcere quando possibile.
Il sovraffollamento, la carenza di personale, la mancanza di spazi e la compressione dei diritti fondamentali sono questioni strettamente collegate che richiedono risposte urgenti e strutturali.Rivolgo pertanto un appello al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, al Ministero della Giustizia, alle autorità competenti e alle istituzioni ecclesiastiche affinché vengano adottate tutte le iniziative necessarie per garantire la continuità delle celebrazioni religiose e la piena tutela della libertà di culto all’interno degli istituti penitenziari.
Lo Stato di diritto si difende garantendo i diritti di tutti, anche di chi si trova detenuto. La dignità umana non può essere sospesa dietro le sbarre.
Don Salvatore Saggiomo
Garante dei diritti delle persone detenute della Provincia di Caserta

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