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30 agosto, oggi è la Giornata internazionale delle vittime delle sparizioni forzate

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giornate internazionale delle sparizioni forzate

La ricorrenza istituita dalle Nazioni Unite richiama l’attenzione sulle persone scomparse dopo arresti, sequestri o detenzioni mai riconosciuti. Nel 2026 ricorrono anche i 20 anni dalla Convenzione internazionale

Che giornata internazionale si celebra oggi, 30 agosto?

Ogni anno il 30 agosto le Nazioni Unite celebrano la Giornata internazionale delle vittime delle sparizioni forzate, una ricorrenza dedicata alle persone delle quali si perdono le tracce dopo arresti, detenzioni o rapimenti avvenuti con il coinvolgimento, il sostegno o l’acquiescenza di autorità statali.

Una violazione dei diritti umani che non riguarda soltanto chi scompare, ma colpisce profondamente anche familiari e intere comunità, spesso costretti a vivere per anni senza conoscere la sorte dei propri cari.

Perché il 30 agosto si celebra questa Giornata

La Giornata internazionale delle vittime delle sparizioni forzate è stata istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite con la risoluzione 65/209 del 21 dicembre 2010.

La ricorrenza viene osservata ufficialmente dal 2011.

L’obiettivo è mantenere alta l’attenzione su un fenomeno che, secondo le Nazioni Unite, continua a verificarsi in diverse aree del mondo, soprattutto durante conflitti, repressioni politiche e situazioni caratterizzate da gravi violazioni dei diritti umani.

Cosa significa “sparizione forzata”

Non tutte le persone scomparse sono vittime di una “sparizione forzata” nel significato previsto dal diritto internazionale.

Si parla di sparizione forzata quando una persona viene arrestata, detenuta, rapita o comunque privata della libertà da agenti dello Stato oppure da soggetti che operano con il sostegno, l’autorizzazione o l’acquiescenza dello Stato e, successivamente, viene negata la detenzione oppure vengono nascoste informazioni sulla sorte e sul luogo in cui si trova la persona.

La conseguenza è che la vittima viene posta al di fuori della protezione della legge.

Non soffrono soltanto le persone scomparse

Uno degli aspetti sui quali insiste maggiormente l’ONU è il dramma vissuto dalle famiglie.

Genitori, figli, coniugi e amici possono trascorrere anni senza sapere se la persona scomparsa sia ancora viva, dove si trovi e in quali condizioni.

L’incertezza diventa così una forma permanente di sofferenza.

Le sparizioni forzate possono inoltre provocare conseguenze economiche e sociali molto pesanti, soprattutto quando la persona scomparsa rappresentava una delle principali fonti di sostentamento della famiglia.

Un problema ancora presente nel mondo

Le sparizioni forzate non appartengono soltanto alle pagine più buie delle dittature del passato.

Secondo le Nazioni Unite, il fenomeno continua a manifestarsi in numerose parti del mondo e può essere utilizzato come strumento di repressione politica, intimidazione e diffusione della paura.

L’ONU segnala inoltre particolari rischi per difensori dei diritti umani, familiari delle vittime, testimoni e legali impegnati nella ricerca della verità.

Nel mondo, centinaia di migliaia di persone sono scomparse durante conflitti o periodi di repressione in almeno 85 Paesi, secondo il quadro ricordato dalle Nazioni Unite.

Nel 2026 vent’anni dalla Convenzione internazionale

La Giornata del 30 agosto 2026 assume un significato particolare.

Quest’anno ricorre infatti il 20° anniversario dell’adozione della Convenzione internazionale per la protezione di tutte le persone dalle sparizioni forzate, adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 2006.

È il principale trattato universale specificamente dedicato alla prevenzione e all’eliminazione delle sparizioni forzate.

Per il ventesimo anniversario, le Nazioni Unite hanno scelto il messaggio:

“Victims first. Actions now”, ovvero mettere le vittime al centro e trasformare gli impegni in azioni concrete.

Quando la sparizione forzata può essere un crimine contro l’umanità

Il diritto internazionale attribuisce a questa pratica una particolare gravità.

Quando le sparizioni forzate vengono commesse nell’ambito di un attacco esteso o sistematico contro una popolazione civile, possono configurare un crimine contro l’umanità.

Tra i diritti compromessi figurano il diritto alla libertà e alla sicurezza personale, il diritto al riconoscimento davanti alla legge, il diritto a non essere sottoposti a tortura e, nei casi più estremi, il diritto alla vita.

Fondamentale è inoltre il diritto delle famiglie a conoscere la verità sulla sorte dei propri cari.

30 agosto: ricordare significa anche chiedere verità

La Giornata internazionale delle vittime delle sparizioni forzate non è quindi soltanto una commemorazione.

È soprattutto un richiamo agli Stati affinché prevengano queste violazioni, indaghino sui casi denunciati, individuino i responsabili e garantiscano alle famiglie il diritto alla verità, alla giustizia e alla riparazione.

A vent’anni dall’adozione della Convenzione internazionale, il messaggio delle Nazioni Unite resta attuale: mettere al centro le vittime e impedire che una persona possa semplicemente scomparire senza lasciare risposte.

Fonte: Nazioni Unite – International Day of the Victims of Enforced Disappearances.

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