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Colonnine elettriche saccheggiate a Napoli: è allarme furti hi-tech
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Bande organizzate smantellano le stazioni HPC tra Marano, Mugnano e Giugliano per rubare i preziosi power stack. Utenti EV infuriati con Enel X per la mancanza di ripristini.
Un’ondata di criminalità tecnica e sistematica sta colpendo al cuore la rete della mobilità sostenibile nella provincia nord di Napoli.
Non si tratterebbe di semplice vandalismo e nemmeno del noto fenomeno del taglio dei cavi per ricavare rame.

Nel mirino di bande specializzate sono finite le colonnine di ricarica ad alta potenza (HPC), letteralmente cannibalizzate per asportare i preziosi componenti elettronici interni, i cosiddetti “power stack” (moduli di potenza).
La denuncia, che sta rimbalzando violentemente all’interno delle principali community italiane di possessori di veicoli elettrici (EV), solleva interrogativi inquietanti sulla sicurezza delle infrastrutture energetiche strategiche, finanziate anche con fondi e incentivi pubblici.

A segnalarci il caso, diffuso in molte zone dell’Area a Nord di Napoli, un lettore molto attento e membro di numerose community di mobilità elettrica.
La mappa del degrado: le stazioni colpite nel napoletano
Le segnalazioni degli utenti tracciano una vera e propria mappa del raggio d’azione dei criminali. Gli assalti, concentrati nelle ultime settimane, hanno ridotto a scheletri metallici diverse stazioni di ricarica rapida nei comuni dell’hinterland a nord di Napoli. Tra i punti critici presi d’assalto spiccano:
- Marano di Napoli: devastate le colonnine nella zona dello Stadio Comunale “Salvatore Nuvoletta” e nell’area dei complessi scolastici.
- Mugnano di Napoli: stazione HPC svuotata nei pressi dello stadio locale.
- Villaricca: impianto completamente fuori uso in Via Napoli.
- Chiaiano e Giugliano: registrati episodi analoghi con le medesime modalità di scasso.
- Qualiano: HPC completamente svuotato e fuori uso

Non è vandalismo: l’ombra della ricettazione industriale
Ciò che differenzia questi episodi dai classici furti di micro-criminalità è l’alto livello di competenza tecnica richiesto per operare. I cabinet blindati vengono aperti con precisione, i cablaggi sezionati e i moduli interni rimossi in modo metodico.
I power stack sono apparati industriali dal valore economico e tecnologico enorme, quantificabile in decine di migliaia di euro. La natura seriale dei colpi potrebbe lasciare ipotizzare l’esistenza di un vero e proprio mercato nero parallelo o di canali di ricettazione strutturati, capaci di piazzare componentistica elettronica così specifica. Data l’altra tecnologia, chi agisce sa esattamente cosa toccare, come muoversi e forse anche dove rivendere la refurtiva.

La rabbia degli utenti EV: “Infrastrutture pubbliche abbandonate”
Oltre al danno economico e logistico per i cittadini – privati improvvisamente del servizio di ricarica rapida – a fare rumore è il silenzio delle istituzioni e la reazione dei gestori della rete. Molte delle stazioni colpite portano il marchio di Enel X / Enel, società che ha realizzato la rete nazionale attingendo anche a ingenti finanziamenti pubblici legati alla transizione energetica.

La community dei guidatori elettrici esprime profonda indignazione per quello che viene percepito come un totale abbandono post-furto.
Numerosi utenti segnalano, infatti, che le colonnine smembrate rimangono inutilizzabili per settimane o mesi, senza che vengano avviati interventi urgenti di ripristino o di messa in sicurezza.

La percezione diffusa è che tali infrastrutture strategiche, una volta passati i riflettori delle inaugurazioni istituzionali, vengano declassate a priorità secondarie non appena la loro riparazione diventa economicamente “scomoda” per le aziende.
Un problema di sicurezza nazionale ed energetica
Se un gruppo criminale assaltasse sistematicamente i distributori di carburante tradizionali, smontando le pompe di benzina e lasciando intere aree a secco, l’attenzione mediatica e politica sarebbe massima. Nel caso della rete elettrica, invece, l’emergenza sembra consumarsi nell’indifferenza generale.

Le colonnine ad alta potenza non sono semplici arredi urbani, ma nodi di una rete infrastrutturale critica nazionale. Questo fenomeno non rappresenta solo un ostacolo per la diffusione dell’auto elettrica in Campania, ma solleva un serio problema di ordine pubblico, di tutela degli investimenti dello Stato e di credibilità territoriale.

Senza operazioni di contrasto mirate e una reale assunzione di responsabilità da parte dei gestori nel garantire la continuità del servizio, il rischio concreto è quello di normalizzare l’inaccettabile desertificazione tecnologica del territorio.


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