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Le quattro stagioni di Vienna
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Armonia tra note di musica e di viaggio
Fastosa e misurata, solenne, elegante, ordinata, pretenziosa quanto basta per mantenere intatto nei secoli il suo indiscutibile fascino. In equilibrio tra storia e modernità, proprio al centro dell’Europa, la capitale austriaca è sempre la meta ideale: poco importa in che mese si viaggi, se fuori piove o c’è il sole, Vienna è sempre una destinazione perfetta per trascorrere qualche giorno tra la sua bellezza assoluta, che davvero non conosce riserve e stagionalità.

Plasmata con marmo e oro, Vienna è la sintesi equilibrata di sensualità e rigore, ferma nel tempo eppure in eterno movimento tra danza e musica. Da Mozart a Beethoven, da Schubert a Mahler, da Bruckner a Liszt, a Vivaldi, per fare qualche nome: da qui sono passati tutti i più grandi compositori e da qui continuano a transitare tutti quelli che amano sentire la musica.
Dal classicismo al romanticismo, con accenti folkloristici e immancabile pop: la musica a Vienna è stile, comunque!

Le abitazioni dei musicisti sono diventate musei che ne ripercorrono vite e carriere artistiche, mentre teatri, sale concerti e chiese sono ancora luoghi in cui la loro arte rivive praticamente ogni giorno dell’anno. Vienna, la città del Belvedere, lo splendido castello barocco scrigno delle opere di Klimt (tra cui il famosissimo “Bacio”), è innegabilmente anche la città del “bel sentire”.

Tutti cominciamo metaforicamente l’anno a Vienna quando, dal Musikverein attraverso la trasmissione in tv del tradizionale concerto di capodanno, le note cadenzate della “Marcia di Radetzsky” di Strauss padre trasfondono letizia alle prime ore del nuovo anno e un incontenibile desiderio di essere nella capitale austriaca.
Il cuore di Vienna non batte, vibra.
L’Innere Stadt, il centro storico, ha il suo fulcro nella cattedrale di S. Stefano, dove un incredibile organo di 12.000 canne risuona solenne, mentre le arcate gotiche degli interni restituiscono un’acustica perfetta per le classiche esecuzioni del “Requiem” di Mozart e de “le Quattro Stagioni” di Vivaldi, che visse qui fino alla fine.

La primavera viennese è sinonimo di Secessione, quella stagione di rinascita culturale che trova il suo simbolo urbano in un cubo bianco, sormontato da un dorato groviglio di alloro, datato 1897. Al suo interno, lo spazio dell’arte è una narrazione silenziosa del ciclo di affreschi di Klimt ispirato alla “9’ Sinfonia” di Beethoven che, risuonando fiera nelle cuffie degli avventori, satura di impalpabile emozione il suo enorme apparente vuoto.

Nei giorni caldi e piacevoli dell’estate, l’arpeggiare di Mahler nel suo romantico “Adagietto” invita alla lentezza, alle passeggiate nel verde dello Statdpark e del Burggarten, tra i roseti odorosi del Volksgarten o tra i viali del Prater con la ruota panoramica sulla quale lasciarsi andare ammirando dall’alto differenti prospettive viennesi.

In quelli più torridi, quando incredibilmente anche l’aria di Vienna si surriscalda, gli stabilimenti fluviali sulle rive del canale del Danubio riescono a ricreare l’atmosfera “chillout” dei lidi balneari, attenuando, in parte, la calura e la laconica assenza del mare.

Tra settembre e ottobre, i vigneti che ricoprono le colline nei dintorni della città diventano un richiamo irresistibile.

La musica dei tradizionali quartetti folkloristici serpeggia allegra tra i tavoli degli Heuriger, in un’atmosfera conviviale fatta di piatti sostanziosi della gastronomia austriaca e ovviamente del buon vino. “Wein, WeiB und Gesang” (il vino, le donne e il canto) un inno popolare tra i più suonati, è un imperativo collettivo a godersi la vita, che può sfociare in danze improvvisate dall’aumentato tasso alcolico.

L’11 novembre si torna in centro, perché al Graben, esattamente alle 11e11, il rituale pubblico del walzer collettivo annuncia l’apertura ufficiale della stagione dei balli di Vienna.
Il più celebre è quello in cui giovani fanciulle vestite di bianco e i loro cavalieri in abito nero sono protagonisti del “Gran Ballo delle Debuttanti”: antico cerimoniale, altrove anacronistico, che contribuisce a mantenere il carattere identitario di questa città.

Quando infine l’inverno assume declinazioni festive, le luci dell’Avvento mettono ancor più in risalto i fregi e decori dorati che già normalmente fanno risplendere la città. Allo stesso modo, le melodie natalizie dei mercatini del Rathaus o del cortile reale di Schönbrunn fanno da simbolico coro pop ai tasti del pianoforte di Liszt nella sua raccolta “Weinachtsbaum” (Albero di Natale), un classico dei concerti dei giorni che precedono la fine dell’anno. Proprio quando nella fulgida cornice della Staatsoper risuona il walzer viennese più famoso al mondo (scritto da Johan Strauss Figlio) e il “Bel Danubio” che lambisce Vienna torna, come per magia, a tingersi di immaginarie e fantastiche note blu.


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