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La macchietta napoletana: origine, storia e protagonisti del teatro comico tra Ottocento e Novecento
Pubblicato
15 minuti fail
Di
Gioia Nasti
Dai varietà al Salone Margherita: il genere che unisce musica, teatro e satira sociale
La macchietta è un genere musicale e teatrale comico che nasce tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento e fa riferimento ad una sorta di intermezzo comico del varietà che mescolava il monologo alla canzone umoristica.
Il varietà era uno spettacolo eterogeneo che metteva in scena un certo numero di piccoli pezzi teatrali, come musica, danza, prosa comica e perfino farsa, che non avevano un filo conduttore tra loro. Allo stesso modo, anche la macchietta mescolava musica, recitazione e parodia.
Il protagonista della macchietta era solitamente un tipo di personaggio stereotipato (il politico, il guappo, la ballerina, ecc.) che veniva ridicolizzato deformandone i caratteri peculiari e aggiungendo spunti ironici e comici, doppi sensi, volgarità, tratti paradossali con l’unico intento di suscitare la risata.
La macchietta era anche un espediente per poter deridere e criticare il perbenismo sociale e la bigotteria che imperava in quel periodo.
Tutto, nel personaggio, veniva esasperato: i gesti, il modo di vestirsi, gli aspetti caratteriali e psicologici, perfino i caratteri somatici. Pare che il tutto ebbe inizio al mitico Salone Margherita, dove Ferdinando Russo, autore memorabile di splendide canzoni classiche napoletane, incontrò Nicola Maldacea e gli propose di cambiare stile, puntando sull’ironia.
Aveva in mente alcuni personaggi che incontrava quotidianamente e dei quali voleva sottolineare i caratteri ridicoli e grotteschi per suscitare ilarità e divertimento.
Ma per rendere efficace, in termini musicali, questa caratterizzazione, Russo aveva bisogno di un attore che sapesse gestire e accentuare gli aspetti comici.
Fu così che furono fissati i canoni della macchietta: un monologo rimato accompagnato dalla musica incentrato sulla caricatura di un personaggio, simbolo di una determinata categoria di persone, marcata da un trucco particolare, da abbigliamento stravagante e incredibile mimica facciale. Grandi protagonisti della macchietta furono Berardo Cantalamessa, Nicola Maldacea e, in tempi più recenti, Nino Taranto e Vittorio Marsiglia.
Berardo Cantalamessa era normalmente vestito con un frac rosso ed un pantalone di raso nero e si esibiva al Salone Margherita ogni volta con un successo fragoroso. La sua famosa risata, nel 1895, venne presa come spunto per una canzone ‘A risa, e veniva eseguita nel ritornello, lunghissima, coinvolgente, di cui si sapeva l’inizio ma mai la fine.
Ed era talmente trascinante che tutta la sala ad un certo punto non riusciva a resistere e cominciava a ridere a crepapelle. Cantalamessa fece diverse tournée, tra cui una in America che ebbe un enorme successo. Si stabilì poi a Buenos Aires, dove morì nel 1917.
Fisico robusto e viso paffuto, Nicola Maldacea è colui al quale la macchietta è associata più di tutti, forse perché per lui Ferdinando Russo scrisse più di cinquanta canzoni macchiettistiche che lo resero l’emblema del genere. Ereditò dal padre la vocazione per il teatro, e purtroppo anche il vizio del gioco, che lo portò sul lastrico. La sua passione si manifestò molto presto e, ancora adolescente, frequentò le lezioni di don Carmelo Marrocelli, che teneva una scuola di dizione e recitazione. Cominciò ad esibirsi in casa di danarosi borghesi durante le cosiddette periodiche, riunioni in cui gli artisti napoletani avevano la possibilità di farsi conoscere.
È così che Maldacea fu notato da un appartenente alla compagnia di Davide Petito (fratello di Antonio, famoso Pulcinella) e cominciò la sua brillante carriera, facendo parte anche della compagnia di Eduardo Scarpetta. Morì a Roma nel 1945, da solo e senza un soldo.
Nel 1940 Nino Taranto portò in scena un personaggio che diventerà poi una pietra miliare nella macchietta napoletana: Ciccio Formaggio. È un uomo semplice e senza pretese, che subisce i soprusi della fidanzata davanti a tutto il quartiere senza riuscire a ribellarsi perché “… Ciccio Formaggio nun tene ‘o curaggio nemmeno ‘e parla’”. Altre macchiette famose di Nino Taranto furono M’aggia cura’, La pansé, Rea confessa, Agata.
Nella seconda metà del Novecento fa la sua comparsa sulla scena Vittorio Marsiglia, che ridà lustro alla macchietta, reinterpretando magistralmente tutti i personaggi resi famosi dai suoi predecessori. Fiore all’occhiello della nuova macchietta ed eccezionale interprete di questo genere che, dopo Nino Taranto, era stato quasi dimenticato o accantonato come secondario, egli crea anche nuovi personaggi, e quindi nuove macchiette, indugiando su doppi sensi, giochi di parole, tic, imitazioni, con una mimica facciale straordinaria: Arcangelo Bottiglia, che prega l’amante di sua moglie di lasciarla, Maria, che preferisce andare a sciare anziché sposarsi, il tramviere, che va in tilt nelle sue funzioni, e tanti altri personaggi, ormai di diritto nella canzone napoletana.
Gioia Nasti
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