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Inflazione in rallentamento a gennaio 2026: cibo e servizi spingono i prezzi

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Inflazione e prezzi al consumo

Prezzi al consumo: inflazione all’1% tra segnali positivi e nuove pressioni su famiglie e territori

L’inflazione apre il 2026 in lieve frenata

Il 2026 si apre con un rallentamento dell’inflazione, ma senza un vero ritorno alla stabilità dei prezzi. Secondo le stime preliminari dell’Istat, nel mese di gennaio 2026 l’indice nazionale dei prezzi al consumo (NIC, al lordo dei tabacchi) registra un +1,0% su base annua, in calo rispetto al +1,2% di dicembre, e un +0,4% su base mensile.

Il dato riporta l’inflazione su livelli lievemente superiori a quelli di ottobre 2024, segnalando una fase di moderazione, ma con dinamiche interne ancora disomogenee.

I segnali positivi: energia in calo e beni in flessione

Tra gli elementi più favorevoli emerge il calo dei prezzi dei beni, che su base tendenziale segnano -0,2%, a fronte di una crescita sostenuta dei servizi. Decisivo il contributo negativo dei beni energetici, in diminuzione del -6,4% rispetto a gennaio 2025, sia nella componente regolamentata sia in quella di mercato libero.

In rallentamento anche i trasporti, che registrano una flessione congiunturale del -3,7%, contribuendo a contenere l’aumento complessivo dei prezzi nel breve periodo.

I dati negativi: alimentari e servizi continuano a correre

Sul fronte opposto, continuano a esercitare una forte pressione inflazionistica i beni alimentari, sia non lavorati (+2,5%) sia lavorati (+2,2%), che incidono direttamente sul cosiddetto “carrello della spesa”, in aumento del +2,1% su base annua.

Ancora più marcata la crescita dei servizi, che segnano un +2,5% tendenziale, con punte nei:

  • Servizi relativi all’abitazione (+4,4%)
  • Servizi finanziari e assicurativi (+4,2%)
  • Ristorazione e alloggio (+3,5%)
  • Servizi ricreativi e per la cura della persona (+3,0%)

Il divario tra servizi e beni raggiunge così +2,7 punti percentuali, confermando un’inflazione sempre più trainata dalle spese incomprimibili.

Inflazione di fondo e inflazione acquisita: il quadro di medio periodo

L’inflazione di fondo, calcolata al netto degli energetici e degli alimentari freschi, si attesta al +1,8%, mentre quella al netto dei soli beni energetici sale al +1,9%. L’inflazione acquisita per il 2026 è pari a +0,4%, segnale che l’anno parte già con un’eredità inflattiva non trascurabile.

Focus Mezzogiorno: inflazione e spesa essenziale

Il comunicato Istat non fornisce dati territoriali disaggregati per area geografica o regione. Tuttavia, la composizione dell’inflazione di gennaio 2026 – fortemente concentrata su alimentari, abitazione e servizi alla persona – tende a pesare maggiormente sulle famiglie del Mezzogiorno, dove la quota di reddito destinata alle spese essenziali è storicamente più elevata.

In questo contesto, anche un’inflazione moderata può tradursi in una perdita significativa di potere d’acquisto, soprattutto per i nuclei a reddito medio-basso.

L’aumento del carrello della spesa (+2,1%) e dei servizi legati all’abitazione rappresenta un fattore critico per una regione caratterizzata da elevata densità abitativa e da una forte incidenza delle spese alimentari sul bilancio familiare.

La dinamica osservata a livello nazionale suggerisce che, anche in Campania, l’inflazione percepita dalle famiglie possa risultare più alta di quella media, nonostante il rallentamento dell’indice generale.

Uno scenario di equilibrio fragile

Il quadro delineato dall’Istat restituisce l’immagine di un’inflazione in rallentamento ma strutturalmente sbilanciata. Il calo dei beni e dell’energia non basta a compensare la crescita persistente dei servizi e degli alimentari, lasciando il sistema economico in una fase di equilibrio fragile, soprattutto per le famiglie più esposte alle spese quotidiane.

Approfondimento

L’articolo è basato sul flash Istat “Prezzi al consumo – Gennaio 2026 – Dati provvisori”. Per coloro che volessero approfondire, si lascia in allegato il documento dell’Istat.

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