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Pozzuoli, alla riscoperta di San Celso: tra memoria storica e identità del Rione Terra

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Un percorso tra tradizione religiosa e racconto popolare per riportare alla luce le origini della comunità cristiana puteolana.

C’è una Pozzuoli che vive nei libri di storia, nelle pietre del Rione Terra e nei racconti tramandati da chi ancora custodisce la memoria della città antica. Ed è proprio da questa memoria che nasce una sorpresa culturale destinata ai cittadini puteolani: un viaggio nella vita di San Celso, considerato dalla tradizione il primo vescovo di Pozzuoli.

A raccontarlo è il maestro Antonio Isabettini, appassionato studioso delle tradizioni popolari e della storia religiosa flegrea, intervistato dall’Avvocato Lelio Mancino in un dialogo intenso tra fede, identità e memoria collettiva.

“Molti conoscono Pozzuoli per il bradisismo, per il porto romano o per il Rione Terra,” racconta il maestro Isabettini, “ma pochi sanno che questa città custodisce una delle tradizioni cristiane più antiche del Sud Italia. San Celso rappresenta l’inizio di una comunità fondata sulla solidarietà, sull’accoglienza e sul coraggio della fede.”

Secondo la tradizione ecclesiastica, San Celso avrebbe guidato la prima comunità cristiana puteolana in un periodo complesso, quando il cristianesimo era ancora perseguitato dall’Impero Romano. Pozzuoli, allora Puteoli, era uno dei porti più importanti del Mediterraneo, crocevia di commerci, culture e religioni.

“Il mare portava uomini, merci e idee,” continua Isabettini, “e proprio attraverso quel porto arrivò anche il messaggio cristiano. Non dimentichiamo che San Paolo passò da Pozzuoli nel suo viaggio verso Roma. Questo territorio è stato uno dei primi luoghi in cui il Vangelo trovò ascolto.”

L’intervista si trasforma presto in un racconto emozionale della città antica. Il maestro Isabettini descrive le edicole votive del Rione Terra, le processioni popolari, le candele accese nei vicoli e quella religiosità semplice che per secoli ha accompagnato la vita dei pescatori e delle famiglie puteolane.

“San Celso non è soltanto una figura religiosa,” spiega, “ma un simbolo identitario della Pozzuoli più antica. Parlare di lui significa ricordare una città che viveva di comunità, di solidarietà e di appartenenza.”

L’Avvocato Lelio Mancino sottolinea come recuperare queste storie significhi anche rafforzare il legame tra cittadini e territorio.

“Una comunità senza memoria rischia di perdere sé stessa,” afferma Mancino. “Raccontare San Celso significa restituire valore alle radici culturali e spirituali di Pozzuoli. In un tempo in cui tutto corre velocemente, fermarsi ad ascoltare queste testimonianze diventa un atto di amore verso la città.”

L’iniziativa rappresenta anche una sorta di “sorpresa culturale” per Pozzuoli: un progetto di divulgazione storica e popolare che punta a far conoscere ai cittadini episodi spesso dimenticati del patrimonio flegreo.

Tra storia e tradizione, il racconto di San Celso continua così a vivere non solo nelle fonti religiose, ma soprattutto nella memoria orale di chi ancora oggi considera il Rione Terra il cuore spirituale di Pozzuoli.

Perché alcune storie non appartengono soltanto al passato: appartengono all’identità stessa di una città.

A cura dell’Avvocato Lelio Mancino


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