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Fernando Assante dona al Papa l’opera “La vocazione di San Francesco”

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Fernando Assante - dona il quadro a sua Santità Leone XIV
Ferdinando Assante mentre dona il dipinto " La vocazione di San Francesco" a Leone XIV - Immagine: Vatican Media

Il dipinto “La vocazione di San Francesco” di Fernando Assante raggiunge Papa Leone XIV, segnando un nuovo capitolo nel percorso artistico e spirituale dell’autore

C’è un filo sottile che unisce Belo Horizonte a Calvizzano, passando per Napoli e arrivando fino alle mura millenarie della Città del Vaticano. È il filo della vita e dell’arte di Fernando Assante, pittore e restauratore nato in Brasile nel 1988 e cresciuto nell’area nord di Napoli, dove vive dal 1994. Un percorso umano e creativo che oggi raggiunge un traguardo raro: la sua opera “La vocazione di San Francesco” è stata presentata a Sua Santità Papa Leone XIV.

Un dono, prima ancora che un dipinto. Un gesto di gratitudine, come lo definisce lo stesso artista nella lettera indirizzata al Pontefice, in cui parla con “profonda umiltà e sincera devozione” del significato spirituale che ha guidato la realizzazione dell’opera.

Un’opera nata dall’ascolto interiore

“La vocazione di San Francesco” è un olio su tela di 30×40 cm, realizzato tra il 2024 e il 2025. Assante lo descrive come un momento sospeso, un istante di rivelazione che non appartiene solo al Santo di Assisi, ma a ogni essere umano che si confronta con la propria interiorità.

Il soggetto, col capo reclinato verso l’alto e gli occhi socchiusi, sembra abbandonarsi a una luce invisibile allo spettatore. Una luce che non illumina soltanto, ma chiama. È il simbolo della rivelazione divina, della voce che guida e trasforma. La camicia bianca, investita da una luce radente, diventa metafora di purezza e rinascita spirituale, mentre il fondo scuro isola la figura e amplifica il senso di raccoglimento.

Assante, che da anni alterna figurazione e introspezione, costruisce la scena con un realismo vibrante, dove il chiaroscuro non è solo tecnica ma linguaggio emotivo. “Ho voluto interpretare la vocazione non come un evento storico distante, ma come un’esperienza universale di ricerca e ascolto interiore”, spiega nella scheda allegata all’opera.

Un artista che unisce restauro, introspezione e memoria

Il percorso di Fernando Assante è segnato da una formazione solida e da un rapporto profondo con la materia artistica. Diplomato come tecnico dei processi ceramici, ha studiato restauro all’Accademia di Belle Arti di Napoli, partecipando anche a uno stage nel celebre Salottino di porcellana di Maria Amalia di Sassonia al Museo di Capodimonte. Nel 2019 ha conseguito la laurea in Decorazione, dedicando la tesi al tema della maternità.

La sua attività espositiva, iniziata nel 2012, lo ha portato in gallerie, palazzi storici, manifestazioni culturali e mostre collettive, fino alla recente partecipazione alla rassegna internazionale Dantebus Bazart nel 2025.

Nelle sue opere ricorrono simboli e temi che parlano di sacrificio, rinascita, fragilità e trascendenza. Il corpo umano è il suo archetipo, il colore il suo linguaggio emotivo. “Ogni tela è un viaggio interiore”, scrive nel suo portfolio, “un’occasione per mettere a confronto la parte più intima di me con il mondo esterno”.

Un radicamento spirituale e familiare che guida il suo cammino

Accanto alla dimensione artistica, c’è un aspetto fondamentale della vita di Fernando Assante: la sua partecipazione attiva alla vita dell’Istituto Secolare Missionarie Laiche di Maria, insieme ai suoi genitori. La famiglia Assante è inserita nel gruppo associativo FAMILMAR, realtà che opera in comunione con MILMAR e che ne condivide spiritualità, missione e impegno nelle realtà familiari e sociali.

Un percorso di fede vissuto in modo comunitario, che ha contribuito a modellare la sensibilità dell’artista e la sua attenzione ai temi della vocazione, della misericordia e della luce interiore. È un legame che emerge con naturalezza anche nella sua produzione pittorica, dove la dimensione spirituale non è mai sovrapposta, ma profondamente radicata.

Il dono al Santo Padre: un gesto che nasce dalla gratitudine

Nella lettera indirizzata a Papa Leone XIV, Assante racconta con sincerità il motivo del suo gesto: la volontà di offrire un’opera che rappresenti, anche simbolicamente, il cammino di fede e amore universale incarnato da San Francesco. Ma anche un ringraziamento personale per l’impegno pastorale del Pontefice, che l’artista definisce fonte di ispirazione per il suo percorso umano e creativo.

“Mi onorerebbe sapere che il dipinto possa trovare collocazione tra le collezioni della Santa Sede”, scrive, lasciando però alla volontà del Papa la scelta del luogo più adatto.

Un atto di devozione, ma anche un momento di riconoscimento per un artista che ha fatto della spiritualità e dell’introspezione la cifra del proprio lavoro.

Dal Brasile al Vaticano: la storia di un talento che parla al cuore

La vicenda di Fernando Assante è la storia di un bambino arrivato dal Brasile che ha trovato nell’arte un modo per dare voce a emozioni profonde, trasformandole in immagini capaci di parlare a tutti. È la storia di un artista che ha saputo unire tecnica, sensibilità e ricerca interiore, fino a raggiungere uno dei luoghi più simbolici della cristianità.

Un percorso che oggi si arricchisce di un nuovo capitolo, scritto con la stessa delicatezza con cui Assante dipinge i suoi volti e le sue luci: un capitolo che porta la sua arte davanti al Santo Padre e che, inevitabilmente, segna un momento di svolta nella sua carriera. Perché non è solo un dono. È un ponte. Un dialogo. Una vocazione che continua.

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