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Esteri

Ebola in Congo, oltre 1.700 morti: UNICEF lancia l’allarme

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UNICEF/UN0901719/Benekire

L’epidemia più grave mai registrata nella Repubblica Democratica del Congo supera i 3.800 casi. Oltre 300 bambini tra le vittime, appello urgente di UNICEF.

L’epidemia di Ebola che sta colpendo la Repubblica Democratica del Congo continua ad aggravarsi, assumendo dimensioni senza precedenti. Secondo gli ultimi dati diffusi da UNICEF e dalle autorità sanitarie internazionali, i casi hanno superato quota 3.800, mentre i decessi sono oltre 1.700. Tra le vittime figurano più di 300 bambini, un dato che evidenzia il pesante impatto della crisi sanitaria sulle fasce più vulnerabili della popolazione.

La più grave epidemia di Ebola nella storia del Paese

Le organizzazioni internazionali definiscono quella in corso come la più grave e rapida epidemia di Ebola mai registrata nella Repubblica Democratica del Congo. L’emergenza interessa soprattutto la provincia orientale di Ituri, ma il virus si è ormai esteso anche ad altre aree del Paese, complicando ulteriormente le operazioni di contenimento.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità coordina la risposta insieme al Ministero della Salute congolese, ad Africa CDC e a numerose organizzazioni umanitarie impegnate nell’assistenza sanitaria e nella sorveglianza epidemiologica. L’obiettivo è interrompere la catena dei contagi attraverso il tracciamento dei contatti, l’isolamento dei pazienti e il rafforzamento delle strutture sanitarie locali.

UNICEF: «Servono accesso continuo e fiducia delle comunità»

UNICEF ha lanciato un nuovo appello alla comunità internazionale, sottolineando come siano indispensabili un accesso umanitario continuativo alle aree colpite, maggiori risorse economiche e la collaborazione delle comunità locali per riuscire a fermare la diffusione del virus.

L’agenzia delle Nazioni Unite evidenzia che l’emergenza non colpisce soltanto la salute pubblica, ma mette a rischio anche l’accesso all’istruzione, ai servizi sanitari essenziali, alle vaccinazioni di routine e alla protezione dei minori. Migliaia di famiglie vivono infatti in condizioni estremamente precarie, aggravate dai conflitti armati che interessano l’est del Paese.

Il ceppo Bundibugyo rende più complessa la risposta

L’epidemia è causata dal virus Ebola della specie Bundibugyo, un ceppo raro per il quale non sono ancora disponibili vaccini o trattamenti approvati. Proprio questa caratteristica rende particolarmente complessa la gestione dell’emergenza.

Sono attualmente in corso studi clinici internazionali su vaccini e terapie sperimentali coordinati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e da partner scientifici internazionali. I primi risultati vengono considerati promettenti, ma al momento nessun prodotto è stato autorizzato per un utilizzo su larga scala.

Conflitti e sfiducia ostacolano il contenimento del virus

Le autorità sanitarie spiegano che la diffusione dell’epidemia è favorita da numerosi fattori. I continui scontri armati nell’est della Repubblica Democratica del Congo rendono difficile raggiungere molte comunità, mentre la sfiducia di parte della popolazione nei confronti degli operatori sanitari ostacola il tracciamento dei contatti e l’identificazione tempestiva dei nuovi casi.

A queste difficoltà si aggiungono la carenza di finanziamenti internazionali e le criticità del sistema sanitario locale, elementi che rallentano ulteriormente le operazioni di risposta.

L’appello alla comunità internazionale

UNICEF e Organizzazione Mondiale della Sanità ribadiscono che senza un incremento degli aiuti umanitari e un accesso sicuro alle aree colpite sarà difficile interrompere la trasmissione del virus. Le organizzazioni internazionali invitano governi e donatori a sostenere con urgenza gli interventi sanitari e umanitari, sottolineando che la tutela dei bambini rappresenta una priorità assoluta in una delle più gravi emergenze sanitarie degli ultimi anni nel continente africano.

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