Esteri
Cisgiordania e Gaza, ONU denuncia escalation di violenze e raid
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Le Nazioni Unite segnalano un aumento degli attacchi dei coloni in Cisgiordania e delle operazioni militari israeliane a Gaza, mentre peggiora la crisi umanitaria.
La situazione nei Territori palestinesi continua a peggiorare. Negli ultimi giorni le Nazioni Unite, insieme a numerose organizzazioni internazionali impegnate nella tutela dei diritti umani, hanno lanciato un nuovo allarme sull’aumento delle violenze in Cisgiordania e sull’intensificarsi delle operazioni militari israeliane nella Striscia di Gaza. Un quadro che alimenta la preoccupazione della comunità internazionale e riporta al centro del dibattito il rispetto del diritto internazionale umanitario.
In Cisgiordania cresce la violenza dei coloni
Secondo l’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, il numero degli episodi di violenza attribuiti ai coloni israeliani è aumentato sensibilmente nel corso del 2026. Le denunce riguardano aggressioni contro civili palestinesi, incendi di abitazioni e terreni agricoli, danneggiamenti a proprietà private e intimidazioni che, in diversi casi, avrebbero costretto intere famiglie ad abbandonare le proprie case.
Tra le aree maggiormente colpite figurano i villaggi della zona di Nablus, dove si sono registrati scontri particolarmente violenti. L’ONU sostiene che in alcune circostanze le incursioni dei coloni si siano verificate durante operazioni dell’esercito israeliano, una ricostruzione che le autorità israeliane contestano, affermando di intervenire esclusivamente per garantire la sicurezza e mantenere l’ordine pubblico.
L’escalation ha riacceso le critiche della comunità internazionale, che da tempo considera illegali gli insediamenti israeliani nei territori occupati secondo il diritto internazionale. Israele respinge questa interpretazione giuridica e sostiene che lo status della Cisgiordania debba essere definito attraverso negoziati politici.
Gaza sotto i bombardamenti
Parallelamente, la Striscia di Gaza continua a essere teatro di intense operazioni militari delle Forze di Difesa Israeliane (IDF). Raid aerei e offensive terrestri vengono condotti con l’obiettivo dichiarato di colpire infrastrutture e combattenti di Hamas, organizzazione ritenuta responsabile dell’attacco del 7 ottobre 2023 e classificata come organizzazione terroristica da numerosi Paesi.
Le autorità sanitarie di Gaza riferiscono quotidianamente di vittime e feriti tra la popolazione civile, mentre le Nazioni Unite denunciano il progressivo deterioramento delle condizioni di vita della popolazione. Israele ribadisce di adottare misure per limitare le vittime civili e accusa Hamas di utilizzare infrastrutture civili e aree densamente abitate per le proprie attività militari, accuse respinte dal movimento palestinese.
Una crisi umanitaria sempre più grave
La situazione umanitaria nella Striscia di Gaza continua a destare forte preoccupazione. Ospedali in difficoltà, carenza di medicinali, scarsità di acqua potabile e insufficienza degli aiuti alimentari rappresentano, secondo le agenzie delle Nazioni Unite, una delle emergenze umanitarie più gravi degli ultimi decenni.
Anche in Cisgiordania il numero degli sfollati è in aumento. Le restrizioni alla circolazione, le demolizioni di edifici e il clima di tensione rendono sempre più difficile la vita quotidiana di migliaia di famiglie palestinesi.
Le richieste della comunità internazionale
Di fronte a questo scenario, le Nazioni Unite, l’Unione Europea e numerose organizzazioni umanitarie chiedono un’immediata riduzione delle ostilità, una maggiore tutela della popolazione civile e il pieno accesso degli aiuti umanitari nella Striscia di Gaza.
Parallelamente, cresce la pressione diplomatica affinché vengano contrastati gli episodi di violenza dei coloni in Cisgiordania e siano accertate le responsabilità di eventuali violazioni del diritto internazionale.
Il conflitto continua così ad alimentare una spirale di violenza che colpisce soprattutto la popolazione civile. Mentre sul terreno proseguono operazioni militari, raid e tensioni, il rischio è che la crisi umanitaria e politica raggiunga livelli ancora più drammatici, rendendo sempre più lontana la prospettiva di una soluzione negoziata.

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