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Varsavia 11/11
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7 mesi fail

Una giornata a tinte forti per la capitale polacca dai colori pastello
Scegliere di visitare la capitale polacca dopo Halloween e prima dell’Avvento, potrebbe sembrare un’idea non particolarmente allettante. Arrivare a Varsavia proprio l’11 novembre, si rivela, invece, un’esperienza travolgente. Carri armati, barricate, transenne. Elicotteri in volo che sorvegliano dall’alto. Militari in divisa che piantonano ogni angolo del centro. Sirene che provengono da varie direzioni e, ogni tanto, un boato improvviso.
Tutta la Polonia scende in strada e la capitale è invasa letteralmente da una marea umana per la Festa Nazionale per l’Indipendenza, in cui si celebra la rinascita dello stato polacco dopo un secolo di divisione tra Austria, Russia e Prussia.

Gli eventi e i cortei programmati vedono la partecipazione in massa di giovani, anziani, famiglie con bambini, animati e uniti da un forte spirito patriottico. Tutti insieme sfilano per le strade del centro, che diventa anche palcoscenico, dalla considerevole visibilità, per estremisti o per coloro che ne approfittano per convogliare l’attenzione su diverse tematiche di protesta. I livelli di tensione e sorveglianza sono al massimo.

La circolazione di mezzi e persone, al contrario, molto limitata: muoversi si rivela davvero complicato. Non resta che armarsi di pazienza e rivedere il personale programma di viaggio. Adattarsi a vivere la fredda capitale polacca in uno dei giorni più “bollenti” dell’anno, in cui i suoi colori nazionali sono davvero ovunque: sulle sciarpe al collo degli anziani, sulle bandierine sventolate dai bambini, nell’avvolgente nebbia, al contempo bianca e rosso fiammeggiante, dell’inquietante utilizzo dei fumogeni, nei fuochi d’artificio che sigillano, a tarda sera, il tempo della memoria.
Con la tenue luce del nuovo giorno di novembre, il fumo si è di certo disperso. Non altrettanto la bruma che avvolgerà, ancora per qualche ora, il cuore della città, antico e nuovo allo stesso tempo, per poi svelare finalmente la sua grazia dai colori pastello.

L’unica sirena rimasta è la mitologica guerriera di bronzo, metà donna metà pesce, che sorveglia, silenziosa, la piazza del Mercato. Il quadrato del Rynek, distrutto e ricostruito identico all’originale, che, tra musei, caffè e ristoranti dalle facciate azzurre, verdi e diverse sfumature di ocra, si risveglia insieme al resto della città vecchia, protetta da un lato da ciò che resta delle mura rosate del barbacane.
La fila per entrare al Castello diventa pian piano più lunga e chi invece preferisce rimanere all’aperto, si incammina per l’infinito della Strada Reale che, spariti da tempo cavalli e carrozze, conserva ancora un fascino che travalica il tempo.
Una passeggiata che attraversa la città vecchia, tra chiese e facoltà universitarie, giardini curati e grandi alberghi, tra vecchie taverne e ristoranti etnici, inoltrandosi, dopo il tratto delle prestigiose abitazioni nobiliari di un tempo, divenute ora sedi d’ambasciata, fino allo splendore delle residenze reali.

Sia la residenza barocca dagli interni sontuosi e i giardini all’italiana di Wilanów, che il Palazzo sull’Acqua di Łazienki, dai dettagli neoclassici, sono circondati da enormi parchi, abitati da scoiattoli, pavoni e germani reali, in cui la natura autunnale concede qualche momento di pura contemplazione cromatica nei toni di oro e ambra, prima del letargo invernale.

Come in ogni città dal clima rigido, la capitale polacca si riscalda con libri e cioccolato, con infusi delicati e “brucianti” distillati : tanti, infatti, i caffè che offrono tepore, golosità e spazio per leggere, ma Varsavia si distingue dalle altre nell’amore per la musica.

Nella sua breve vita, il compositore polacco Fryderyk Chopin (1810-1839) ha messo a disposizione della patria il suo talento, le cui tracce musicali sono, ancora oggi, ovunque.
Nei concerti a lui dedicati, nelle strisce pedonali che ricalcano i tasti del pianoforte, nelle panchine sonore che, sparse in tutta la città, riproducono le note del suo Notturno o dello Studio Opera 10: un itinerario emblematico di Varsavia, composto di sognanti suggestioni sonore.

Le sue spoglie sono altrove, ma il suo cuore, per sua volontà, è stato riportato qui e collocato in un elemento portante della Chiesa di S. Croce. Chopin e il suo destino: per sempre, colonna sonora di Varsavia.
Emotivamente più impegnativo è approfondire i contrasti di questa città che si porta dietro: ferite (forse) rimarginate, dalle cicatrici sempre evidenti, che rendono doveroso e controverso rimarcare la propria storia. Poco resta del Ghetto Ebraico, il più grande d’Europa, fagocitato dall’espansione urbanistica ripresa nel dopoguerra, anche se tutta la vicenda storica degli ebrei polacchi è ripercorribile al Museo Polin.

Il commovente monumento agli eroi della Resistenza ricorda invece l’impresa disperata contro le truppe naziste, dopo aver atteso invano l’intervento dell’armata sovietica. Anche per questo, il Palazzo della Cultura e della Scienza voluto da Stalin, pur essendo uno dei simboli più iconici della capitale, in passato non era mai stato amato. Oggi è diverso per le nuove generazioni, ormai lontane dagli eventi del secolo scorso, protese al futuro.

Se il panorama dal 30º piano del vecchio grattacielo era una tappa imperdibile, da un paio di mesi, c’è una novità. L’apertura della terrazza panoramica più alta dell’Unione Europea, al 53º piano della Varso Tower, promette non solo di diventare grande attrazione turistica garantendo una vista più spettacolare dello skyline, ma di farsi metafora della propensione che oggi identifica Varsavia. Guardare oltre.

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