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Indennità provvidenziali indebite Inps: quando si devono restituire i soldi – Parola alla giurisprudenza
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12 mesi fail

Quando l’INPS chiede la restituzione di somme: cosa prevede la legge e come difendersi se si è in buona fede
Negli ultimi mesi, migliaia di cittadini hanno ricevuto comunicazioni dall’INPS con cui si chiede la restituzione di somme percepite a titolo di indennità o prestazioni assistenziali e previdenziali, dichiarate indebitamente erogate. Tuttavia, non sempre queste richieste sono fondate, e non sempre si è tenuti a restituire quanto percepito, soprattutto se il beneficiario ha agito in buona fede, senza dolo né colpa grave.
COSA DICE LA LEGGE?
L’art. 52, comma 2, della legge n. 88/1989 stabilisce che:
“Le somme indebitamente corrisposte al beneficiario non sono ripetibili qualora la loro erogazione sia avvenuta per errore dell’Istituto e il beneficiario non si sia reso conto dell’errore per mancanza del dolo o della colpa grave.”
Questo principio, noto come “principio dell’irrecuperabilità dell’indebito”, ha trovato ampio riscontro anche nella giurisprudenza della Corte di Cassazione.
IL PRINCIPIO DI AFFIDAMENTO E BUONA FEDE
La Corte di Cassazione, Sezioni Unite, con la sentenza n. 11488 del 2004, ha chiarito che:
“Non è ripetibile l’indebito previdenziale se il percettore ha ricevuto la prestazione in buona fede, senza dolo o colpa grave, e l’errore è imputabile esclusivamente all’ente erogatore.”
Anche la successiva giurisprudenza ha ribadito tale orientamento. Si veda, ad esempio:
- Cass. civ., sez. lav., n. 23861/2020, secondo cui la richiesta di ripetizione è illegittima se l’errore è dell’INPS e il cittadino non poteva ragionevolmente accorgersene.
- Cass. civ., sez. lav., n. 24962/2017, che ha escluso la ripetizione per un pensionato che aveva percepito somme in eccesso a causa di un errato calcolo dell’ente.
IL RUOLO DEL GIUDICE DEL LAVORO
Chi riceve una richiesta di restituzione deve sapere che ha diritto di opporsi, proponendo ricorso al Giudice del Lavoro entro 5 anni dalla comunicazione (termine ordinario di prescrizione per l’indebito).
Il giudice, in sede di ricorso, valuta:
- se l’errore è imputabile all’INPS;
- se il cittadino ha agito in buona fede;
- se sussistevano elementi tali da impedire la conoscibilità dell’errore.
In molti casi, l’onere della prova della colpa grava sull’INPS, che deve dimostrare l’eventuale dolo o colpa grave del percettore.
COME COMPORTARSI?
- Non ignorare la comunicazione dell’INPS: la mancata risposta può comportare l’iscrizione a ruolo e il recupero coattivo tramite Equitalia.
- Richiedere copia del fascicolo amministrativo: per verificare le motivazioni della richiesta.
- Rivolgersi subito a un avvocato: meglio se specializzato in diritto previdenziale, per valutare la possibilità di impugnare l’atto davanti al giudice del lavoro.
- Agire tempestivamente: anche nei casi di buona fede, la difesa dev’essere formalizzata nei termini di legge.
CONCLUSIONI
Se hai ricevuto una richiesta di restituzione INPS e non hai nascosto informazioni né falsificato documenti, non sei automaticamente obbligato a restituire quanto percepito. La legge e la giurisprudenza tutelano chi ha agito in buona fede, evitando che i cittadini paghino per errori dell’amministrazione.
In questi casi, la strada del ricorso giudiziario è non solo legittima, ma spesso vincente.
di Avv. Lelio Mancino, esperto in diritto del lavoro e previdenziale

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