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Comune di Baronissi, la Sindaca Anna Petta: “Presto in Consiglio Comunale il riconoscimento dello Stato di Palestina”
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Baronissi apre un tavolo pubblico per il riconoscimento dello Stato di Palestina: “La pace nasce dalla giustizia”
Il Comune di Baronissi, Città riconosciuta a livello nazionale per il suo impegno nel Coordinamento degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani, annuncia l’apertura di un tavolo di confronto pubblico sul tema del riconoscimento dello Stato di Palestina. Attorno ad esso siederanno le associazioni, le realtà del terzo settore, la Consulta comunale per la pace, le comunità religiose e culturali presenti sul territorio, oltre ai rappresentanti della società civile e a una delegazione della Comunità Palestinese Campana. L’obiettivo è la redazione e l’approvazione di un ordine del giorno da discutere in Consiglio comunale, che chieda formalmente al Governo italiano di riconoscere lo Stato di Palestina.
“Come Sindaca di una città che si è sempre distinta per i suoi valori di solidarietà, inclusione e dialogo – ha dichiarato Anna Petta – accolgo con convinzione la proposta di avviare un percorso partecipato e aperto a tutti coloro che vorranno contribuire con idee e competenze. Il Comune di Baronissi intende fare sintesi tra tutte le sollecitazioni per arrivare ad un’unica proposta condivisa, che accolga le sensibilità di tutti, cittadini, amministratori, associazioni. Il riconoscimento dello Stato di Palestina rappresenta un passo essenziale per una pace stabile e duratura in Medio Oriente. Da tempo Baronissi, che ospita anche il Festival della Pace, è impegnata sui temi della solidarietà globale. Diciamo stop ai bombardamenti. Più di 14.500 bambini sono già morti, altri 14.000 rischiano di morire di fame senza l’ingresso di aiuti umanitari. È giunto il momento che le istituzioni locali facciano sentire la loro voce, in raccordo con i cittadini, su questioni che riguardano la giustizia e i diritti umani a livello planetario”.
Il consigliere comunale Serafino De Salvo, promotore dell’iniziativa sollecitata anche dalle opposizioni, ha sottolineato l’importanza del coinvolgimento attivo della cittadinanza: “Questa non è una battaglia ideologica, ma un appello umano e politico a favore della giustizia e della pace. Chi ancora parla di “conflitto” o di “due parti in guerra” è in malafede. Questo non è un conflitto: è una colonizzazione violenta, è apartheid, è occupazione. Israele è una potenza coloniale che da oltre 75 anni priva il popolo palestinese del diritto all’autodeterminazione, alla libertà, alla vita. E oggi, a Gaza, quell’occupazione ha superato il punto di non ritorno. I nostri governi, le nostre industrie, le nostre università – con i loro accordi militari, economici e accademici – sono complici. Complici. Non neutrali. Non spettatori. La neutralità, in un contesto di oppressione, è solo il nome elegante della viltà. Se non stai con chi è sotto le bombe, stai con chi le sgancia

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