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I Promessi Sposi è un romanzo gotico?

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I Promessi Sposi tra romanzo storico e gotico: atmosfere cupe, personaggi inquietanti e il ruolo della Provvidenza

Quando si pensa al romanzo gotico, normalmente ci si riferisce a quel gruppo di romanzi scritti in Inghilterra tra il 1760 ed il 1820, caratterizzati da tratti comuni, quali un’ambientazione medievale, la presenza di personaggi convenzionali e di eventi soprannaturali, una ossessione nella descrizione di ciò che è terrificante. Nonostante i suoi legami stretti con il successivo romanzo storico, il romanzo gotico non ha la pretesa di insegnare qualcosa o spiegare degli eventi: ciò che conta veramente è produrre delle emozioni, possibilmente estreme e negative, quali paura, ansia, terrore, disgusto, orrore. Ecco perché, sebbene i dettagli sui luoghi sono presenti e alquanto precisi, quelli sul periodo storico sono spesso molto vaghi.

L’opera più conosciuta e travagliata di Manzoni si pone nel filone del romanzo storico, nel quale, in un’ambientazione storica reale, si muovono personaggi veri o di fantasia. Genere letterario molto caro agli autori dell’Ottocento, muove i primi passi in Inghilterra, prima con il romanzo gotico e poi con il romanzo storico di Walter Scott. Manzoni, però, a differenza di Scott, preferisce fornire una ricostruzione accurata e dettagliata del periodo storico in cui ambientare la sua storia. Il romanzo è ambientato nella Lombardia del Seicento, durante la dominazione spagnola; la scelta non è casuale, anzi è propriamente voluta per dimostrare le caratteristiche di un malgoverno, come fu quello spagnolo, che porta una regione allo sbando. Ma allora cosa c’entra il romanzo gotico con I Promessi Sposi? Possiamo veramente definire I Promessi Sposi un romanzo gotico?

Essenzialmente sì, se partiamo dal presupposto che la presenza di alcuni elementi tipici di questo filone si ritrovano nell’opera di Manzoni, anche se normalmente I promessi sposi appartiene al filone storico italiano. Eppure, nell’opera manzoniana ritroviamo quasi tutti gli espedienti tipici di un romanzo gotico, a partire dall’ambientazione storica e dal topos del manoscritto ritrovato.

Il manoscritto ritrovato e l’ambientazione in un’epoca precedente

I promessi sposi è una storia ambientata in Italia nel Seicento, durante la dominazione spagnola, un’epoca buia e corrotta.

Manzoni utilizza l’escamotage del manoscritto ritrovato come nella maggior parte dei romanzi gotici: finge di aver rinvenuto un manoscritto anonimo risalente al Seicento in cui viene narrata la storia di umili popolani, ed opera la prima grande innovazione spostando l’attenzione della storia dai grandi verso personaggi più dimessi. La lingua utilizzata è antica, ma Manzoni stabilisce che la trama è così bella da meritare di essere messa in una lingua più comprensibile per essere divulgata.

In realtà, questo espediente serve all’autore per poter affrontare liberamente temi che gli stanno a cuore, come il malgoverno austriaco a Milano nel XIX secolo, che egli assimila a quello spagnolo del XVII secolo. Inoltre, come per i romanzi gotici classici, quali Il castello di Otranto, questo espediente gli permette di dare più verosimiglianza alla storia che si appresta a raccontare. Addirittura, egli ricostruisce il linguaggio secentesco e scrive un estratto del manoscritto originale nell’introduzione per avvalorarne l’esistenza.

La presenza di uomini di chiesa

Nel romanzo sono presenti diversi uomini appartenenti al clero e alla religiosità. Alcuni sono degli uomini esemplari, altri, invece, sono personaggi negativi. Il primo che incontriamo è Don Abbondio, un personaggio non cattivo ma che si lascia guidare solo dalla sua paura; non vuole schierarsi contro i potenti e cerca di scegliere sempre la via più facile. A lui si contrappone Fra’ Cristoforo, che tenta in tutti i modi di aiutare Renzo e Lucia, emblema della cristianità vera e del perdono. Un’altra coppia di religiosi contrapposti tra loro è formata da Gertrude, la monaca di Monza, e il cardinale Federigo Borromeo. Entrambi appartengono al cosiddetto “alto clero” ma mentre Gertrude incarna l’aspetto negativo e corrotto, che si presta ad opprimere la giovane eroina e commette atti criminali spalleggiata dal suo amante, il cardinale è uomo virtuoso e santo, cardine ed artefice, insieme a Lucia, della conversione dell’Innominato. Il personaggio della Monaca di Monza occupa gran parte dei capitoli IX e X, dove viene narrata la sua storia fin dalla nascita.

Manzoni la presenta come una giovane donna nobile dalla bellezza sfiorita e tuttavia da cui traspare un che di torbido e morboso, che gode di diversi privilegi rispetto alle consorelle, a partire già dall’abito monacale e dai capelli lunghi sotto il velo. Inoltre, Gertrude non abita con le altre suore, ma le è stato riservato un quartiere isolato del chiostro, accanto alla casa laica dove vive un giovane scapestrato di nome Egidio. Con lui la Signora intrattiene una relazione sessuale prima e criminale poi, che comincia con la sparizione di una conversa che aveva scoperto il suo segreto. Sarà proprio Egidio a convincere Gertrude, che si era affezionata a Lucia, a farla uscire con un inganno dal convento perché i bravi dell’Innominato possano rapirla.

I malvagi

L’Innominato, in gran parte del romanzo, è dalla parte dei malvagi, insieme a Don Rodrigo, il conte Attilio e tutti quelli che gravitano intorno a loro. Come Manfred in Il castello di Otranto, anche loro si arrogano il diritto di fare tutto ciò che vogliono con prepotenza e raggiungere i propri scopi con ogni mezzo, per quanto illegale e immorale sia. Alla fine, soltanto l’Innominato raggiungerà la salvezza pentendosi e convertendosi, così come anche Manfred si pente e decide di rinchiudersi in convento per espiare le proprie colpe; per gli altri, la Provvidenza penserà a punirli a dovere.

Il soprannaturale

La Provvidenza è l’elemento che sostituisce il soprannaturale dei romanzi gotici. È il “personaggio” che aleggia in tutto il romanzo ma che agisce, in modi imperscrutabili, per tutto il tempo in favore dei buoni.

L’eroe e l’eroina

La coppia di eroi del romanzo è costituita da Renzo e Lucia; si tratta di eroi atipici, persone semplici, di buoni principi. L’intento di Manzoni nello scegliere tali personaggi è dimostrare che anche le persone umili possono essere protagonisti di imprese gloriose; quindi, non ci sono più le eroine eteree e nobili e gli eroi cavallereschi e forzuti, ma le nuove eroine continuano ad essere oppresse e a scappare e i nuovi eroi a dover passare delle prove per potersi ricongiungere con l’amata.

Il castello e il convento

Tipici luoghi del romanzo gotico, il convento di Monza ed il castello dell’Innominato, nei quali a turno Lucia viene rinchiusa, sono luoghi oppressivi e limitanti. Il convento di Monza, anche se non si presenta come un luogo oppressivo e cupo, sarà una vera prigione per Lucia, ostaggio nelle grinfie della “Signora” solo per essere poi, con un inganno, offerta come preda al Nibbio, capo dei bravi dell’Innominato.

D’altro canto, invece, il castello dell’Innominato di presenta fin da subito come un luogo tetro, introdotto quasi dalla “Taverna della Malanotte”, che si trova sulla strada per giungere alle sue mura. Il castello si trova in posizione elevata, così che il personaggio che vi abita possa dominare tutta la vallata e controllare i suoi nemici. Anche qui Lucia è prigioniera nonostante sia ospitata in una stanza accogliente tutta per lei



Gioia Nasti

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