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A Napoli riapre il Mausoleo Schilizzi per le giornate FAI di Primavera 2025

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Il 22 e 23 marzo torna visitabile la tomba in stile neoegizio chiusa al pubblico da decenni

È prevista per sabato 22 e domenica 23 marzo 2025, in occasione della trentatreesima edizione delle Giornate FAI di Primavera, l’apertura straordinaria del Mausoleo Schilizzi, situato nei pressi di piazza Salvatore Di Giacomo, nel quartiere di Posillipo. Quest’occasione imperdibile rientra in un vasto piano di iniziative che ogni anno il FAI predispone per la valorizzazione del patrimonio culturale e paesaggistico del nostro Paese, rendendo visitabili luoghi poco conosciuti e apprezzati o normalmente chiusi al pubblico.


Il monumento sepolcrale risultava inagibile dal 2018, ma già in precedenza, per decenni, era stato chiuso al pubblico a causa dell’incuria e delle gravi condizioni di degrado in cui versava. Soltanto pochi anni fa sono state sottoscritte le prime petizioni per restaurare quello che è uno degli edifici più simbolici e significativi della città. La struttura in stile neoegizio era stata progettata e costruita negli anni Ottanta dell’Ottocento dall’architetto Alfonso Guerra, per volontà di Matteo Schilizzi, un banchiere livornese trasferitosi a Napoli, che l’aveva commissionata per accogliervi le tombe della sua famiglia.


Il mausoleo eretto sulla collina di Posillipo intende evocare, con le sue caratteristiche strutturali e decorative, i monumenti architettonici dell’antico Egitto, secondo lo stile neoegizio che si diffuse in tutta Europa dalla fine del XVIII secolo, dopo le conquiste napoleoniche. Sia l’esterno che l’ambiente interno dell’edificio sono stati realizzati coniugando diversi stili, oltre a quello propriamente egizio: elementi strutturali e motivi decorativi di origine micenea si combinano con altri tipici del gusto moresco nella zona absidale e lungo la navata centrale del sepolcro. La calotta interna della cupola, invece, reca simbologie massoniche legate all’epoca in cui visse il committente del mausoleo.


Nato a Livorno in una famiglia cipriota immigrata in Italia, quest’ultimo divenne ben presto uno dei protagonisti della Belle Époque napoletana, venendo in stretto contatto con personaggi dell’alta borghesia e partecipando attivamente alla vita politica e sociale della città con la costruzione, nel 1900, dell’Istituto Ortopedico Ravaschieri per le vittime dell’epidemia di colera del 1884. Fu legato anche ad alcune delle figure più note dell’ambiente intellettuale, come Matilde Serao e Edoardo Scarfoglio, per i quali contribuì finanziariamente alla fondazione del “Corriere di Napoli”.


Verso l’ultima fase della sua vita, Matteo Schilizzi fu ossessionato dall’idea dell’aldilà: per questo motivo, volle fortemente edificare per sé e per la propria famiglia un luogo maestoso e privilegiato, un vero e proprio tempio, cui affidare la continuazione della vita dopo la morte. Tuttavia, il progetto fu interrotto a causa delle spese eccessive affrontate e della morte del committente, avvenuta nel 1905, senza poter vedere realizzato il proprio sogno.

Il cantiere fu ripreso solo nel 1921 e coordinato dal figlio del precedente architetto, Camillo Guerra, e la struttura acquistata dal comune di Napoli per essere adibita a sacrario militare per i caduti dei due conflitti mondiali e delle Quattro giornate di Napoli. Per qualche tempo, l’ara votiva ha ospitato anche le spoglie del vicebrigadiere Salvo D’Acquisto.


Oggi, dopo un lungo periodo di chiusura che ha visto il mausoleo abbandonato a sé stesso, gli interventi di restauro e di messa in sicurezza promessi già da tempo rendono finalmente accessibile ai visitatori uno dei luoghi più affascinanti e preziosi della cultura e della storia di Napoli. Il mausoleo Schilizzi, infatti, non è solo il monumento innalzato da un uomo facoltoso e stravagante per commemorare la sua famiglia, ma rappresenta anche e soprattutto una testimonianza storica che deve essere conosciuta e valorizzata.

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