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Cronaca

Adriano Cappellari indagato: svolta nel caso dell’attentato incendiario

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adriano Cappellari indagato - immagine IA

La Procura di Vicenza contesta al giornalista Adriano Cappellari i reati di incendio, simulazione di reato e calunnia: ecco cosa emerge dalle indagini.

Clamorosa svolta nell’inchiesta sull’incendio che, tra il 30 e il 31 maggio 2026, aveva colpito l’abitazione del giornalista Adriano Cappellari a Enego, in provincia di Vicenza. Quella vicenda, inizialmente interpretata come un grave attentato intimidatorio nei confronti del cronista, oggi assume contorni completamente diversi.

La Procura della Repubblica di Vicenza ha infatti iscritto Cappellari nel registro degli indagati con le ipotesi di reato di incendio, simulazione di reato e calunnia, al termine di un’approfondita attività investigativa condotta dai Carabinieri con il supporto dei militari del RIS.

Dalla denuncia dell’attentato alla nuova ricostruzione investigativa

Quando il fatto venne denunciato, il giornalista riferì che ignoti avevano incendiato il portone della sua abitazione utilizzando bottiglie incendiarie. Sul posto furono rinvenute anche alcune bombole di gas e una lettera contenente minacce rivolte allo stesso Cappellari, alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e a don Maurizio Patriciello.

La vicenda suscitò un’immediata ondata di solidarietà. Numerose istituzioni, rappresentanti del mondo dell’informazione e organismi impegnati nella tutela della libertà di stampa espressero vicinanza al cronista, ritenendo l’episodio un possibile attacco collegato alla sua attività professionale e ai servizi giornalistici dedicati, tra gli altri temi, alla criminalità e alla situazione di Caivano.

Le indagini della Procura di Vicenza

Nei mesi successivi, gli investigatori hanno avviato una complessa attività di accertamento. Secondo quanto reso noto dalla Procura, sono stati analizzati i sistemi di videosorveglianza presenti nell’area, effettuati approfondimenti tecnico-scientifici da parte del RIS e verificati tutti gli elementi indicati nella denuncia.

Al termine delle verifiche, gli inquirenti sono giunti a una ricostruzione differente rispetto a quella inizialmente prospettata. L’ipotesi investigativa formulata dalla Procura è che l’incendio sarebbe stato provocato dallo stesso giornalista e che la denuncia presentata avrebbe dato origine a un procedimento nei confronti di persone successivamente risultate estranee ai fatti.

Le contestazioni della Procura

Sulla base degli elementi raccolti nel corso delle indagini preliminari, la Procura di Vicenza contesta ad Adriano Cappellari i reati di incendio, simulazione di reato e calunnia.

L’iscrizione nel registro degli indagati rappresenta un atto previsto dall’ordinamento e non costituisce un accertamento di responsabilità penale. Le accuse dovranno infatti essere valutate nelle successive fasi del procedimento, nel pieno rispetto del principio del contraddittorio e della presunzione di innocenza garantita dalla Costituzione.

Un caso che aveva avuto eco nazionale

La denuncia dell’attentato incendiario aveva ottenuto ampia risonanza mediatica a livello nazionale. Cappellari aveva infatti collegato l’episodio alle minacce ricevute in precedenza per la propria attività giornalistica, circostanza che aveva spinto numerose autorità istituzionali, l’Ordine dei Giornalisti e organizzazioni impegnate nella tutela della libertà di stampa a esprimere pubblicamente solidarietà e a chiedere un rapido accertamento dei fatti.

L’evoluzione dell’inchiesta modifica oggi il quadro investigativo delineato nei mesi scorsi, pur restando fermo che il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari.

Gli sviluppi attesi

Sarà ora la Procura di Vicenza a valutare gli ulteriori sviluppi dell’inchiesta e l’eventuale richiesta di rinvio a giudizio o altre determinazioni previste dal codice di procedura penale.

Fino a eventuali decisioni dell’autorità giudiziaria, Adriano Cappellari deve considerarsi una persona sottoposta a indagini e, come previsto dalla legge, non colpevole fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.

L’inchiesta resta quindi aperta e saranno i successivi sviluppi processuali a chiarire in via definitiva le responsabilità e le circostanze di una vicenda che, dopo aver suscitato vasta attenzione pubblica, ha assunto un indirizzo investigativo radicalmente diverso rispetto alle ipotesi iniziali.

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