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Pola.M: sei polaroid artistiche di Mìcol Mei
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3 anni fail

Pola.M è un progetto artistico di Mìcol Mei, una raccolta di sei polaroid che rappresentano la negazione di ogni perfezione
Mìcol Mei, scrittrice e artista poliedrica, è l’autrice di un ambizioso progetto artistico, il Pola.M, visionabile in una versione digitalizzata sullo spazio web (micolmei.it) e sul profilo Instagram dell’autrice – dove Mei si serve del cinema, della letteratura e dell’arte in generale per creare una linea di contatto tra lei e il suo pubblico.
Il titolo del progetto rende omaggio a una pellicola del regista Leo Carax del 1999, Pola X, con uno straordinario Guillaume Depardieu quale protagonista – e racconta la discesa negli inferi, la classica caduta dell’eroe e la sua conseguente rinascita.
Se Pola X di Carax rappresenta l’ossessione della perfezione, Pola.M ne rappresenta la lapidaria negazione e il rifiuto categorico di qualsivoglia precetto perfezionistico. Una metaforica rinascita che esprime l’odierna necessità di fare tabula rasa dei precetti di compiutezza e pienezza con i quali l’essere umano è perennemente in conflitto, fino a relegarlo in uno stato di insoddisfazione incostante, inchiodato a una deleteria incapacità di comprendersi e superarsi, essendo il concetto stesso di perfezione fasullo e fuorviante.
Alla base di tutta l’arte non può che nascondersi un pretesto implicito da cui esordisce la rappresentazione: un istinto comunicativo e l’esigenza di trasmettere un messaggio – spesso non riconducibile direttamente a una esatta chiave di lettura. Poiché se il ruolo dell’arte – e specialmente della pittura – è quello di spingere il destinatario alla riflessione e all’elaborazione di concetti e ideologie che vanno al di là di ciò che è rappresentato, osservando alcune delle sei polaroid di Mìcol Mei la predominanza dell’astrattismo e dell’allegoria artistica è piuttosto evidente. Eppure, almeno una chiave di lettura, il più possibile oggettiva, sembra figurarsi anche per il fruitore più distratto.

A partire dal titolo scelto per il progetto, è chiaro che Mei intenda parlare di ciò che d’irrazionale e sfuggevole c’è negli esseri umani, non per condannarlo ma al fine di esaltarne l’originalità. Senza risparmiarsi di mostrare artisticamente gli aspetti più reconditi e bui dell’essere umano, quelli spesso tenuti nascosti – nelle polaroid che compongono Pola.M quegli aspetti sono protagonisti: vengono innalzati a esempio e, in quanto imperfetti, divengono l’emblema della vera essenza e del nucleo costitutivo dell’interiorità di ogni persona.
Dopo la contemplazione dell’opera, come già rivelato a proposito del titolo scelto per il progetto – si può evincere che il soggetto principale che viene esaltato e favorito nei sei scatti di Pola.M è proprio l’essere umano e le sue contraddizioni, il suo essere imperfetto e la necessità universale di liberarsi dalle catene imposte dalla società.
Le serie di polaroid in formato ridotto si costituisce di sei scatti autoprodotti: Melpomene, Bed, M.M., Food is not rational, The wall are Us e infine Burn. Ciò che accomuna tutte le istantanee è la capacità dell’arte di farsi ermetica: i sei soggetti, infatti, rispondono a un’estetica astratta che spinge il fruitore dell’opera alla riflessione – non bisogna dimenticare che lo scopo di Pole.M è proprio quello di esaltare l’irrazionale, il caos e il disordine dell’interiorità umana. Eppure, nonostante la loro interpretazione sia tutto fuorché istantanea, chi osserva Pole.M rievoca nell’immediato qualcosa dentro di sé, una sensazione, una percezione soggettiva.
In alcune di esse, tuttavia, il messaggio si fa chiaramente esplicito: è il caso di “Food is not rational” che si ispira a una celebre citazione dello scrittore Jonathan Safran Foer, attivista vegetariano e animalista. Proprio “Food is not rational” potrebbe essere il punto di partenza per l’elaborazione di un’analisi del progetto Pola.M di Mìcol Mei: in questo caso protagonista è il cibo, espressione culturale, tradizione e al contempo brama e identità. È proprio il concetto di identità a venir perpetuato e riadattato nelle polaroid che compongono il progetto: che cosa ci rappresenta, cosa ci identifica al di là dei canoni e delle richieste implicite della società?
È come se Pola.M non fosse soltanto un modo per trasmettere un messaggio, a partire dalla libertà compositiva con cui sono realizzate, ma anche una sorta di autoritratto in istantanee che rappresentano il pensiero e la filosofia dell’autrice. Prendiamo M.M. che raffigura un profilo di Mìcol Mei, in una volontaria riedizione di un’immagine di Louise Brooks, diva del cinema muto. In questo caso, l’arte viene vista come qualcosa in cui ritrovarsi e rivedersi, come specchio della società.

Bed, invece,ripropone le proporzioni sfasate di un letto d’epoca che non è più luogo di riposo, ma oggetto d’arte, come a intendere che lo scopo intimo delle cose non sempre è quello per cui sono state fabbricate e composte, quanto piuttosto le sensazioni che il soggetto rievoca in noi. Come a voler sottolineare, ancora una volta, che l’essenza delle cose – e allegoricamente, delle persone – si nasconde oltre ciò che viene mostrato, fino a rinnegare la funzione e gli scopi che la razionalità gli attribuirebbe.
Sei polaroid uniche che servendosi del bianco e nero, attraverso astrattismi, giochi di luci, si fanno metafora per afferrare un attimo, il momento in cui l’ispirazione suggella un’emozione e la restituisce all’esterno attraverso la propria essenza artistica. Sei polaroid che si fanno inno e manifesto di una libertà interiore, di una nuova corrente di libertà che regoli le cose e i rapporti tra le persone e la loro stessa percezione rispetto al luogo in cui vivono, a chi e cosa li circonda. Un messaggio contemporaneo e attuale più che mai, in una società che ci vuole sempre più performanti ma per cui si richiede, sempre con maggior vigore, più spazio alla libertà delle forme, dei corpi, dei modi di vivere.

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