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Emily in Paris, lo stereotipo della Francia negli occhi di Emily.

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La nuova serie firmata da Darren Star, ha diviso critica e pubblico.

Emily in Paris, per la radio RTL «è dura per i parigini riconoscere la loro vita quotidiana», per il magazine Les Inrockuptibles la serie è «ridicola».
Le Monde ne ha criticato la «mancanza di realismo» e Le Figaro ha puntato il dito contro i «troppi cliché».

Emily in Paris, in breve, è la storia di Emily Cooper/Lily Collins, una Digital Social Media Manager di Chicago che, per lavoro, viene mandata a Parigi.

La sua azienda ha assorbito un gruppo di comunicazione francese e l’obiettivo di Emily è portare il punto di vista americano.

Nell’ufficio fa fatica a farsi accettare, prima dai colleghi, poi dallo stesso capo.

Nel mezzo:

risolve con facilità tutte le problematiche lavorative e di ambientamento che le si presentano;

rompere col fidanzato, rimasto a Chicago e che non è riuscito a gestire la distanza;

fa nuove amicizie e intraprende diverse educazioni sentimentali, tra cui quella col nuovo vicino di casa, Gabriel/Lucas Bravo.

Al lavoro intenso alla nuova azienda, accosta quello di social media manager di sé stessa. Emily in Paris, infatti, diventa una influencer molto seguita grazie alle foto che pubblica sulla sua esperienza in Francia.

Insomma, nonostante qualche inciampo, pare che ad Emily riesca tutto: ecco perché facile possa o fare molta simpatia o tremendamente rabbia.

Il mito dell’Europa, della Francia in particolar modo, come punto da cui ripartire è molto caro alla filmografia americana:

da Sarah Jessica Parker/Carrie Bradshaw a Audrey Hepburn/Jo Stockton in Funny Face (in italiano Cenerentola a Parigi);

senza dimenticare April Wheeler/Kate Winslet per cui, in Revolutionary Road, libro di Richard Yates, poi tradotto per il cinema da Sam Mendes, per lei e Frank/Leonardo DiCaprio, Paris sia l’unica chance per poter dipartire.

Luoghi comuni o miti intramontabili?

Darren Star, già famoso per aver scritto Beverly Hills, Merlose Place e Sex and City, in Emily in Paris sciorina la stessa verve linguistica con cui ha cercato di presentare temi sempre più attuali e, in qualche modo, sfrontati per certi contenitori Televisivi.

I numerosi giochi di parole con allusioni sessuali sono un esempio anche in qualche modo prevedibile per i fan di Sex and City.

Molte testate riducono Emily in Paris come un debordante ricettacolo di fastidiosi luoghi e comuni ma, sebbene sembri che Darren Star non ne dimentichi nemmeno uno, pare piuttosto servirsene per smontarli tutti.

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