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Parma, furto d’arte alla Fondazione Magnani-Rocca: rubati tre capolavori di Renoir, Cézanne e Matisse
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In meno di tre minuti, i ladri hanno portato via Les Poissons, Natura morta con ciliegie e Odalisca sulla terrazza
Il furto lampo alla Villa dei Capolavori
Risale a qualche giorno fa la notizia di un grave furto perpetrato ai danni della Fondazione Magnani-Rocca, presso la Villa dei Capolavori di Mamiano di Traversetolo, in provincia di Parma.
Nella notte tra il 22 e il 23 marzo, sono stati trafugati tre dipinti di enorme valore, firmati da tre dei massimi esponenti dell’Impressionismo e del Postimpressionismo francesi: Les Poissons di Pierre-Auguste Renoir, Natura morta con ciliegie di Paul Cézanne e Odalisca sulla terrazza di Henri Matisse.

Un gruppo di malviventi con il volto coperto si sarebbe introdotto nella villa museo forzando il portone d’ingresso e, secondo i primi accertamenti, avrebbe portato a termine il colpo in un lasso di tempo brevissimo, inferiore a tre minuti, seguendo un piano prestabilito. Purtroppo, l’attivazione dei sistemi di allarme e l’intervento tempestivo degli organi di vigilanza non ha permesso l’identificazione dei ladri, ma almeno ha impedito che venisse sottratto un quarto quadro, Paysage de Cagnes (un’altra tela realizzata da Renoir), dapprima preso e poi abbandonato all’interno dell’edificio.
Sul caso sta indagando il Nucleo per la Tutela del Patrimonio Culturale dei Carabinieri, che dovrà chiarire le circostanze in cui è avvenuto il furto e tentare il recupero dei tre capolavori: c’è il rischio, infatti, che i dipinti – tutti di piccole dimensioni e, quindi, anche facilmente trasportabili – finiscano sul mercato nero dell’arte.

I dipinti sottratti alla collezione permanente di Luigi Magnani
Le tre opere trafugate appartengono a una delle più importanti collezioni d’arte presenti in Italia, quella messa insieme da Luigi Magnani (1906-1984), musicologo, critico musicale e scrittore, nella sua residenza di Mamiano, nella campagna parmense. Fu proprio qui che, in quella che diventerà la Villa dei Capolavori, l’intenditore d’arte istituì nel 1978 una fondazione, con l’obiettivo di promuovere attività culturali legate all’arte.
Successivamente, nel 1990, la raccolta privata di Magnani fu aperta al pubblico, esponendo capolavori realizzati da grandi maestri, sia italiani che europei, di epoche e correnti artistiche diverse: Gentile da Fabriano, Filippo Lippi, Tiziano, Dürer, Rubens, Van Dyck, Goya, Canova, Monet, De Chirico e Giorgio Morandi. A quest’ultimo artista, in particolare, il collezionista emiliano fu legato da un rapporto di profonda amicizia e stima, come dimostra un cospicuo corpus di dipinti e disegni (circa 50), ricevuti in dono o acquistati.
Una parte significativa della collezione ospitata dalla Fondazione Magnani-Rocca, però, è rappresentata proprio da un gruppo di quadri della pittura francese impressionista e postimpressionista – a cui è dedicata una sala specifica, la cosiddetta “Sala dei francesi”, al primo piano, dove sono riusciti ad entrare i ladri –, tra i pochissimi presenti in maniera permanente in Italia.
Era questa sezione a custodire i tre capolavori rubati, parte della collezione personale di Magnani da oltre tre decenni, fino al furto della settimana scorsa. Il primo, Les Poissons, è un olio su tela eseguito da Renoir intorno al 1917, durante la fase più matura della sua produzione, nel periodo che l’artista trascorse a Cagnes-sur-Mer (in Costa Azzurra) per curare una grave forma di artrite reumatoide che lo costrinse, negli ultimi anni, a dipingere con i pennelli legati alle mani. L’opera testimonia compiutamente il passaggio, verso una “Nuova classicità”, avvenuto nell’evoluzione stilistica di Renoir: attraverso una pennellata meno rapida e contorni più definiti, il pittore si sofferma a conferire maggiore solidità e tridimensionalità ai tre pesci che compongono la natura morta.
La seconda opera è ancora una natura morta, un acquerello di Cézanne risalente al 1890 e intitolato Natura morta con ciliegie. In essa, gli elementi raffigurati – un tavolo su cui sono poggiati un piatto pieno di ciliegie e una tazzina con piattino e cucchiaino – si costruiscono nella loro forma mediante il colore, che li fa emergere dallo spazio bianco in un perfetto equilibrio fra toni caldi e freddi. Come si osserva in altri lavori dell’artista di Aix-en-Provence, che si distaccano dalla visione impressionista anticipando le sperimentazioni cubiste, le campiture di colore più larghe e piatte servono a indagare la realtà nelle sue strutture profonde, e non a fissare un’impressione fugace.
La terza tela trafugata è un’acquatinta su carta di Matisse, Odalisca sulla terrazza, datata 1922. Qui tutto è colore, e soltanto una sottile linea nera separa lo sfondo dalle due figure femminili, sensuali ma non prive di grazia. L’uso combinato di colori freddi e caldi avvolge l’odalisca languidamente distesa nell’atmosfera calda e sospesa tipica dei paesaggi esotici, mentre il ricorso a motivi decorativi permette all’autore di racchiudere la vivacità cromatica in una composizione ordinata e definita.
Al momento, mentre proseguono le indagini per individuare i responsabili di quella che è un’enorme perdita per l’intero patrimonio culturale italiano, non resta che sperare nel ritrovamento dei tre dipinti e nella loro restituzione alla collettività.

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