Quantcast
Connettiti con noi

Entertainment

Emozioni e cultura: i segni di L’Aquila in rinascita

Pubblicato

il

Il 2026 è l’anno giusto per conoscere o ritornare nella città abruzzese in ricostruzione. 

“La primavera degli Abruzzi è la più bella d’Italia” affermava in “Addio alle armi” lo scrittore e reporter di viaggio Ernest Hemingway, anche lui spettatore ammirato di quei giorni in cui il bianco ottico del maestoso Gran Sasso, dalle pendici ancora innevate, diventa tela per i primi sprazzi di rosa dei rami di pesco e madreperlacee sfumature delle gemme di mandorlo.

Dopo i giorni più rigidi dell’inverno, quando si ghiacciano anche i rivoli cadenti dalla grande conca sorretta dalle figure femminili della Fontana Luminosa, l’acqua ritorna alla sua consueta forma liquida, così come nuova linfa investe la natura circostante e L’Aquila si prepara a vivere nuove intense stagioni.

 Primavera in Abruzzo

Un portone che si apre non fa notizia, ma quando ciò accade in una città devastata dai terremoti, risuona di un’eco di speranza, in cui ricostruzione assomiglia più a rinascita.

Questa è una primavera speciale per la città capoluogo d’Abruzzo che si presenta al mondo in veste di Capitale Italiana della Cultura 2026, puntando su un programma di eventi che include, tra l’altro, anche la riapertura  temporanea di alcuni palazzi storici per visite guidate previste però solo per alcune domeniche.

Fontana Luminosa

“Un programma flessibile in continuo aggiornamento, con appuntamenti culturali già fissati da tempo e  possibili nuovi eventi in aggiunta ”: così lo hanno definito gli addetti alle informazioni turistiche che invitano, prima di mettersi in viaggio, a consultare il sito per conferme o cambiamenti.

Elasticità, dunque, in piena aderenza a una realtà che, ad quasi 17 anni dal terribile sisma del 06 aprile 2009, sta affrontando una lenta e complessa ricostruzione e che, anche per questo, merita di essere sostenuta anche attraverso un turismo consapevole.

 Logo ufficiale di L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026

Lascino ogni speranza coloro che cercano scatti perfetti e patinati: ponteggi, impalcature, transenne, recinzioni da cantiere sono fortemente presenti in città e le gru sono un elemento fisso nelle inquadrature. Se invece si è disposti a guardare oltre, si scopre che sono tanti i simboli della città, capaci di infondere forza e tenere insieme lo spirito comunitario.

L’Aquila oggi Cantieri e ricostruzione

Terra dura e instabile, ma forte come le radici che crescono tra le rocce, così è la determinazione dei suoi abitanti che trovano ogni giorno il coraggio continuare, di andare avanti, nonostante celino dentro discrete cicatrici. Quegli stessi segni  che, invece, sono più che evidenti sulle facciate di numerosi edifici della città: sono i capichiave, elementi metallici aggiunti  post sisma per sostenerne la stabilità.

La sostanza però non cambia e “L’Aquila 2026, città del Multiverso” si fonda su L’Aquila città dell’accoglienza che, già negli anni ’20,  impressionò  perfino Hemingway, esperto viaggiatore del secolo scorso, nonostante fosse abituato per sua fama, a speciali forme di ospitalità; quell’accoglienza schietta, priva di fatua deferenza, che avverti anche oggi, quando ti onori di esserne ospite.  

Una percezione amichevole di convivialità e ospitalità ti avvolge in Piazza Duomo, quando c’è mercato, dove tutti si conoscono, si ritrovano e sono pronti a darti un suggerimento per il pranzo o per quella chiesa in cui devi assolutamente entrare.

 Forte Spagnolo

Un potente senso di forza e resistenza ti protegge tra le mura e le sale del Forte Spagnolo, custode di diverse pagine di storia e di arte della città e di un incredibile scheletro di un mammuth preistorico.

Basilica di S. Bernardino

Un alone mistico ti avvolge, indipendentemente che tu sia credente o meno, tra le navate delle sue chiese più importanti. La Basilica di S. Bernardino, con lo scalone monumentale, un soffitto strabiliante e la teca che conserva le spoglie del Santo Francescano risuona di canti gregoriani.

Basilica di Collemaggio

La Basilica di Collemaggio con i suoi esterni rosati fa da sfondo alle foto celebrative dei neolaureati; dentro, il silenzio profondo avvolge di sacralità il mausoleo con le spoglie di Papa Celestino V. Le solenni celebrazioni della Perdonanza Celestiniana prevedono un Giubileo annuale in cui, nella notte tra il 28 e il 29 agosto, è possibile attraversare la Porta Santa di Collemaggio per ottenere l’indulgenza dai peccati.

Questo rituale profondamente sentito, non solo dagli Aquilani, è stato designato come Patrimonio Immateriale dell’Umanità dall’Unesco nel 2019.

Cappella della Memoria in ricordo delle vittime del sisma del 2009

Un’inevitabile commozione ti investe, varcando la piccola cappella in ricordo delle vittime dell’ultimo grande sisma, aggiunte alle “Anime Sacre” dei terremoti dei secoli passati nella Chiesa di S. Maria del Suffragio: qui, la memoria è una rosa eterna, un ricordo delicato e spinoso che conserva, per sempre e in egual misura, l’amore e il dolore dei legami perduti, strappati via troppo presto.

Infine, la spontanea teatralità della Fontana delle 99 Cannelle, con i suoi inquietanti e misteriosi mascheroni, ti lascia immaginare di assistere rurali a scene di vita passata. Probabile incontrare solo turisti, ma quando si svuota, si riesce ad immaginarla invasa da oniriche sagome di donna con le loro ceste da biancheria, affaccendate dalle pratiche del bucato, immerse nella loro quotidianità fatta di uomini lontani per la transumanza delle greggi, di canti di fede e di allegria e qualche immancabile pettegolezzo.

Con un pizzico di suggestione, sembra anche di ascoltare le loro voci intrecciate ai suoni delle campane, mentre si attardano raccontandosi le leggendarie origini de L’Aquila, città delle acque a forma di croce, formata 4 cantoni, fondati su 99 castelli, con 99 chiese e 99 fontane.  

Info: il sito di riferimento da consultare per scoprire tutti gli appuntamenti di

 “L’Aquila, Capitale Italiana della Cultura 2026” è www.laquila2026.it

Pubblicità