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Giugliano, nuove scoperte archeologiche nell’antico sito di Liternum
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Nuove tombe e iscrizioni sono state rinvenute nella necropoli di una delle più antiche colonie romane della Campania
Nell’antica colonia romana di Liternum, nei pressi del Lago Patria, nel comune di Giugliano in Campania, gli ultimi scavi archeologici hanno portato alla luce i resti di inedite strutture funerarie. A poca distanza dal Foro e dall’Anfiteatro, all’interno della vasta necropoli che si estende per oltre 150 mq, sono stati infatti ritrovati un pozzo impiegato per svolgere pratiche rituali e due recinti funerari separati da uno spazio chiuso recanti tracce di intonaco bianco e di una successiva copertura in rosso.

Proprio nello spazio racchiuso da una delle due recinzioni in muratura si colloca un mausoleo quadrangolare realizzato con la tecnica dell’“opus reticulatum” (“opera reticolata”), sovrapponendo cioè, con un’inclinazione di 45°, blocchetti tronco-piramidali (cubilia) in tufo grigio. Lungo i lati dell’edificio si aprono nicchie destinate molto probabilmente a ospitare urne cinerarie.

Al di fuori dell’area occupata dalla necropoli, invece, sono state rinvenute circa 20 sepolture di diversa tipologia: “tombe alla cappuccina”, che presentano una tettoia composta di larghe tegole (tabellones); “tombe a enchytrismòs”, un tipo di sepoltura destinato ai bambini, il cui corpo veniva deposto all’interno di vasi in terracotta (pithos); e “tombe a cassa”, scavate nel terreno, con pareti rivestite di tegole.

Di particolare interesse risultano diverse iscrizioni funerarie in marmo emerse quasi integre, tra le quali si distingue l’epitaffio dedicato a un gladiatore, testimonianza utilissima per comprendere il ruolo e l’importanza che queste figure di schiavi combattenti ricoprivano nella società romana.
I reperti e le informazioni raccolte hanno permesso ai ricercatori di ipotizzare che questa zona dell’insediamento, abitato già in epoca preistorica e trasformato in colonia romana nel 194 a.C., è stata attiva dalla fine del I secolo a.C. al II o III secolo d.C., come dimostrano ulteriormente le diverse fasi costruttive delle strutture scoperte e gli oggetti posti a corredo delle sepolture (come monete, lucerne e vasi).
In seguito a queste eccezionali scoperte, il Soprintendente delle operazioni di scavo, Mariano Nuzzo, ha dichiarato che l’importanza che queste indagini rivestono è strettamente legata alla migliore comprensione della fisionomia del paesaggio antico e del perimetro urbano della colonia, di cui ancora molto poco si conosce, inducendoci a proporre nuove ipotesi anche rispetto al tracciato dell’antica Via Domitiana, ai lati della quale si dovevano collocare tali sepolture.
Un’attività di ricerca condotta con costanza e uno studio approfondito consentiranno, infatti, di acquisire nuovi dati attraverso cui definire meglio l’area occupata dalla colonia e ricostruire le usanze dei suoi abitanti, diffondendone la conoscenza presso un pubblico più ampio e promuovendone la tutela.

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