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Primati borbonici: le porcellane di Capodimonte
Pubblicato
1 anno fail
Di
Gioia Nasti
La nascita e l’evoluzione della porcellana di Capodimonte
Era il 1743 quando il re Carlo III di Borbone e sua moglie, la regina Maria Amalia di Sassonia, decisero di fondare, all’interno della loro dimora, la Real Fabbrica di Capodimonte per la produzione di porcellana. In realtà, la porcellana era arrivata per la prima volta in Europa con il ritorno di Marco Polo dalla Cina nel XIII secolo. La proto-porcellana che egli aveva riportato nel Vecchio Continente era un impasto duro verniciato di bianco o marrone. Nel corso dei secoli, quell’impasto era stato studiato a fondo, finché uno studioso sassone ne aveva scoperto la composizione, fatta di caolino e feldspato. Da questa scoperta era nata la fabbrica tedesca di Meissen nel 1710. Questo aveva portato i Borboni a voler imitare e anche superare la bravura tedesca e a cimentarsi nella lavorazione della porcellana a Napoli.
La Real Fabbrica di Capodimonte superò perfino la bellezza della fabbrica tedesca, perché nell’impasto creato a Napoli l’assenza di caolino aveva costretto gli operai a sostituirlo con maggior feldspato e con argille delle cave del sud, ottenendo così una nuova tipologia di impasto, più tenera, più trasparente e dal colore lattiginoso. Insomma, una porcellana unica.
Questa sua caratteristica di tenerezza rese le porcellane di Capodimonte adatte per la lavorazione di miniature ricche di dettagli e decorate a punta di pennello, delle vere e proprie opere d’arte. I vari passaggi nella lavorazione partivano dalla bozza dell’oggetto da creare e dal modello in gesso, modellato in tutti i particolari scolpendo a mano libera i dettagli. Dopo il calco, si passava alla colatura della porcellana liquida nello stampo in gesso per ottenere l’oggetto crudo, che poi sarebbe stato sottoposto ad una prima cottura a 1250 gradi per circa otto-dodici ore, ottenendo un manufatto in biscuit. Si passava quindi alla decorazione a mano e alla seconda cottura per fissare il colore a 750 gradi per altre otto ore, ottenendo il prodotto finito.
Nel 1755, la Real Fabbrica di Capodimonte contava 58 impiegati. Il punto più alto della produzione si raggiunse quando Giovanni Caselli, che aveva già perfezionato la composizione dell’impasto, creò il famoso Salottino della regina Amalia, un boudoir interamente fatto a mano in stile rococò composto da più di tremila pezzi assemblati insieme e decorato a rilievo. Purtroppo, nel 1759, il re Carlo III fu richiamato in Spagna per succedere a Ferdinando VI e lasciò a Napoli suo figlio sotto la tutela del ministro Tanucci. Caricò tutte le macchine e la produzione di porcellana della fabbrica per portarle con sé nella nuova patria. Anche lì ebbero un successo straordinario; il sovrano creò un’altra fabbrica a Madrid e la produzione di servizi da tè, zuppiere, vasi con coperchi andarono esauriti perché la pasta, bianca e trasparente, piacevo moltissimo.
Dopo un periodo di stasi, nel 1773 Ferdinando IV, figlio di Carlo III, decise di continuare la tradizione e riaprì la fabbrica, chiamandola Fabbrica Ferdinandea e attirando artisti da tutta Italia, soprattutto toscani. Il massimo fulgore di questo periodo si ebbe sotto la direzione artistica di Domenico Venuti. Nacque, tra il 1780 ed il 1800, una vera e propria Scuola d’Arte e vennero prodotti meravigliosi servizi da tavola e vasellame magnifico, nella qualità e nei colori. In questo periodo, cambiò anche il marchio distintivo delle porcellane di Capodimonte: se con Carlo era stato il “giglio borbonico” in colore azzurro sottovernice, con Ferdinando il marchio identificativo fu la sigla “FRM” sormontata da una corona. Anche questo marchio verrà poi sostituito da una “N” sormontata da una corona, che è quello ancora oggi in uso.
Con l’arrivo dei francesi, la fabbrica fu ceduta ad un gruppo di privati, che si impegnarono ad assumere i lavoranti della fabbrica e a garantire l’acquisto della produzione da parte dei re francesi. Sfortunatamente, la promessa non fu mantenuta, perché gli interessi economici legati alle campagne belliche napoleoniche presero il sopravvento e quindi la fabbrica fu lasciata decadere lentamente, anche se gli artisti napoletani continuarono ad inventare nuovi stili e a produrre porcellane ricche e pregiate, dando il via alle prime fabbriche a carattere familiare. Oggi la Real Fabbrica di Capodimonte è diventata un museo dove è possibile ammirare ed apprezzare le opere eccezionali dei maestri del passato.
Gioia Nasti

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