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Politica

Qualiano, Porcelli (M5S): «Prima il programma, poi coalizioni e candidature. Serve un’alternativa costruita sui prossimi dieci anni»

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Porcelli prima programma poi coalizioni

Il consigliere comunale del Movimento 5 Stelle interviene sul futuro politico di Qualiano e sulla possibile costruzione di un campo alternativo all’attuale area di centrodestra: «La pluralità non deve essere una debolezza. Bisogna partire da programma, trasparenza e visione della città».

QUALIANO – Il dibattito sul futuro politico della città comincia a muoversi. L’avvocato Porcelli, consigliere comunale del Movimento 5 Stelle, propone di avviare fin da ora un confronto tra le diverse realtà dell’area alternativa, senza partire dai nomi o dalle candidature ma da una visione comune per Qualiano.

Consigliere Porcelli, come vede oggi il quadro politico di Qualiano?

«Credo che la politica qualianese stia entrando in una fase nuova. Da una parte vedo un centrodestra politicamente coeso nell’area dell’onorevole Michele Schiano. Dall’altra esiste un’area alternativa molto più frammentata, ma allo stesso tempo più plurale».

A quali forze politiche e civiche fa riferimento?

«Ci sono il Movimento 5 Stelle, il Partito Democratico con Raffaele Manco, le esperienze civiche che fanno riferimento ad Antonio Castaldo con i consiglieri Vittorio Di Procolo e Paolo Russo, l’area di Casa Riformista con Antonio Cacciapuoti e Domenico Di Domenico. A queste vanno aggiunte altre energie politiche, associative e civiche che possono contribuire a costruire un progetto diverso per la città».

Una frammentazione così ampia non rischia di rendere difficile costruire un’alternativa?

«Non necessariamente. Le minoranze in questi anni, pur provenendo da esperienze e posizioni differenti, hanno svolto un lavoro concreto in Consiglio comunale. Ci sono state interrogazioni, mozioni, accessi agli atti, proposte e attività di controllo sull’amministrazione. Non siamo stati sempre d’accordo e sarebbe sbagliato fingere il contrario. Ma proprio questa diversità può diventare il punto di partenza per costruire qualcosa di nuovo».

Quale dovrebbe essere, allora, il metodo?

«Se vogliamo superare la vecchia politica non possiamo limitarci a sostituire un sistema di potere con un altro. Bisogna cambiare metodo. Non penso a un’alleanza costruita pochi mesi prima delle elezioni semplicemente per mettere insieme voti e candidature. Bisogna partire dalle cose da fare».

Nel suo intervento riconosce però anche un elemento positivo all’attuale sindaco Raffaele De Leonardis.

«Sì. Ritengo corretto riconoscere che il sindaco De Leonardis è quello che maggiormente si espone e ci mette la faccia, difendendo pubblicamente le scelte della propria maggioranza. Ma una maggioranza non può essere soltanto il sindaco. Viceversa significherebbe che il Sindaco è solo…».

A cosa si riferisce?

«Troppo spesso vediamo altri esponenti della maggioranza presenti quando c’è da fare una fotografia e molto meno quando bisogna confrontarsi sulle decisioni amministrative, rispondere alle opposizioni o assumersi pubblicamente la responsabilità di un problema. Amministrare non significa apparire: significa decidere, spiegare e rispondere delle proprie scelte davanti ai cittadini».

Lei parla di un “campo largo qualianese”. Come dovrebbe nascere?

«Non contro qualcuno. Dovrebbe mettere intorno allo stesso tavolo partiti, movimenti, riformisti e civiche partendo da un programma. Prima dobbiamo capire quale città vogliamo costruire, poi possiamo discutere di coalizioni, nomi e candidature».

Quali dovrebbero essere i temi centrali?

«Qualiano deve avere una prospettiva per i prossimi dieci anni. Dobbiamo confrontarci su urbanistica, ambiente, verde pubblico, mobilità, servizi, politiche sociali, disabilità, giovani, sviluppo economico, partecipate, infrastrutture e capacità di utilizzare le risorse regionali, nazionali ed europee».

C’è una parola che considera prioritaria?

«Trasparenza. Trasparenza degli atti e delle procedure, nell’utilizzo del denaro pubblico e nelle decisioni della Pubblica Amministrazione. Deve tornare ad essere un elemento centrale della politica qualianese».

Quindi è prematuro parlare del prossimo candidato sindaco?

«Per me sì. La domanda che dobbiamo porci oggi non è chi debba essere il prossimo sindaco. La vera domanda è: quale Qualiano vogliamo costruire per i prossimi dieci anni? Solo partendo dalla risposta a questa domanda può nascere un campo largo vero, che non sia semplicemente una somma di sigle ma una reale alternativa politica e amministrativa».

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