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Esteri

Gaza, crolla un palazzo danneggiato dai bombardamenti: almeno 20 morti

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Gaza City, edificio di sette piani crolla nella notte: decine di persone ancora sotto le macerie. I soccorritori lavorano senza mezzi sufficienti

Il crollo nella notte

Un edificio residenziale di sette piani è crollato nella notte a Gaza City, provocando una nuova tragedia tra la popolazione palestinese.

La struttura, già gravemente danneggiata durante la guerra, ospitava famiglie palestinesi sfollate che avevano trovato rifugio al suo interno nonostante le condizioni precarie dell’edificio.

Secondo il bilancio fornito dalla Protezione civile di Gaza e riportato da Reuters, almeno 20 persone sono morte e altre 14 sono rimaste ferite. Il numero delle vittime, tuttavia, potrebbe aumentare mentre le squadre di soccorso continuano a scavare tra le macerie.

Anche Associated Press conferma il crollo, ma nelle informazioni pubblicate nelle prime ore indica 19 morti e 25 feriti. La differenza nei bilanci riflette la situazione ancora in evoluzione sul luogo della tragedia.

Nell’edificio vivevano circa 100 persone

Secondo il coordinatore umanitario delle Nazioni Unite per i Territori palestinesi, Ramiz Alakbarov, nell’edificio vivevano circa 100 persone, tra cui 50 bambini.

La Protezione civile di Gaza riferisce inoltre che almeno dieci famiglie occupavano la struttura. Le operazioni di ricerca proseguono e i soccorritori hanno riferito di aver ancora sentito voci provenire da sotto le macerie.

Il dato sulle persone potenzialmente ancora intrappolate resta quindi particolarmente grave. Reuters riferisce che quasi un centinaio di persone potrebbero essere rimaste sotto i detriti.

Un edificio già colpito durante la guerra

La struttura non era integra prima del crollo.

Secondo Reuters e Associated Press, il palazzo era stato danneggiato da precedenti attacchi israeliani durante la guerra e presentava già condizioni di instabilità.

È però importante distinguere questo elemento dalla causa immediata del cedimento.

Le fonti internazionali non stabiliscono, allo stato attuale, che un nuovo bombardamento israeliano abbia provocato direttamente il crollo di oggi. AP riferisce che la causa precisa del cedimento non era immediatamente conosciuta.

Il dato accertato è quindi che il palazzo era stato precedentemente danneggiato dagli attacchi e che successivamente è crollato mentre al suo interno si trovavano numerose persone.

I soccorritori cercano superstiti tra le macerie

Le operazioni di soccorso sono particolarmente difficili.

I Vigili del Fuoco e la Protezione civile di Gaza dispongono di mezzi pesanti e attrezzature limitate per affrontare un intervento di queste dimensioni. Alcuni soccorritori sono costretti a scavare manualmente tra le macerie alla ricerca di superstiti.

Alessandro Mrakic, responsabile dell’ufficio di Gaza del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo, ha descritto le operazioni come estremamente difficili proprio a causa della mancanza di macchinari adeguati. Anche squadre egiziane partecipano alle attività di soccorso.

La priorità resta quella di individuare le persone ancora intrappolate e recuperare eventuali superstiti.

A Gaza circa 2.000 edifici danneggiati sono ancora abitati

Il crollo riporta l’attenzione su un problema che riguarda migliaia di famiglie nella Striscia.

Secondo i dati citati da Reuters, circa 2.000 edifici danneggiati dagli attacchi israeliani sono ancora abitati. La Protezione civile di Gaza stima inoltre che circa 400 edifici siano a rischio di crollo.

Molte famiglie continuano a vivere all’interno di strutture danneggiate perché non dispongono di alternative.

La guerra ha infatti ridotto drasticamente la disponibilità di abitazioni e strutture sicure, mentre migliaia di persone sfollate devono scegliere tra sistemazioni di fortuna e edifici che presentano gravi problemi strutturali.

L’arrivo dell’inverno aumenta i rischi

La situazione potrebbe diventare ancora più critica con l’arrivo della stagione delle piogge.

Le precipitazioni e il deterioramento delle strutture già compromesse possono aumentare il rischio di nuovi cedimenti. Il problema riguarda non soltanto gli edifici residenziali, ma anche le condizioni degli insediamenti temporanei nei quali vivono molte famiglie sfollate.

L’ONU ha richiamato l’attenzione sulla necessità di garantire alternative abitative più sicure e di permettere l’ingresso delle attrezzature necessarie per affrontare le emergenze.

L’ONU: servono mezzi per i soccorsi

Il coordinatore umanitario ONU Ramiz Alakbarov ha definito il crollo una nuova dimostrazione dei rischi affrontati dalle famiglie che vivono in strutture danneggiate.

Il problema non riguarda soltanto il recupero delle persone rimaste sotto le macerie. La disponibilità di macchinari per la rimozione dei detriti rappresenta una delle principali difficoltà operative nella Striscia.

Reuters riferisce che funzionari palestinesi e delle Nazioni Unite attribuiscono la carenza di mezzi pesanti alle restrizioni sull’ingresso delle attrezzature. Israele sostiene invece che le limitazioni siano necessarie per impedire che determinati equipaggiamenti possano essere utilizzati dai gruppi armati.

Si tratta di una questione sulla quale le parti forniscono quindi interpretazioni differenti.

Una tragedia nel quadro di una situazione ancora instabile

Il crollo dell’edificio arriva mentre nella Striscia di Gaza continua una situazione estremamente fragile.

Secondo Reuters, anche dopo il cessate il fuoco dell’ottobre 2025 non sono cessati gli attacchi israeliani e, secondo le autorità sanitarie di Gaza citate dall’agenzia, oltre 1.300 palestinesi sono stati uccisi dall’entrata in vigore della tregua. Israele accusa Hamas di violazioni dell’accordo, mentre Hamas accusa Israele di averlo violato.

Il contesto resta quindi segnato da una tregua fragile, dalla mancanza di una ricostruzione su larga scala e dalla presenza di una popolazione sfollata che continua a cercare riparo in condizioni precarie.

Il bilancio resta provvisorio

Le operazioni di ricerca non sono ancora terminate e il numero delle vittime potrebbe quindi cambiare nelle prossime ore.

Il bilancio più aggiornato riportato da Reuters parla di almeno 20 morti, tra cui sei bambini, e 14 feriti. AP, in un aggiornamento pubblicato nella stessa giornata, riferisce invece 19 morti e 25 feriti.

La differenza conferma la necessità di considerare il bilancio ancora provvisorio.

Nel frattempo, i soccorritori continuano a lavorare tra le macerie nella speranza di trovare persone ancora vive. Il crollo di Gaza City diventa così anche il simbolo di un’emergenza strutturale: migliaia di persone continuano a vivere in edifici danneggiati perché non hanno un luogo sicuro in cui trasferirsi.

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