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Scuole e caldo, l’appello: Comunità Energetiche per le aule del futuro
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Dalle Comunità Energetiche Rinnovabili al fotovoltaico sui tetti delle scuole: una proposta per affrontare caldo, costi energetici e sostenibilità.
Le estati si sono allungate e il caldo ormai accompagna anche settembre. Il problema delle aule scolastiche con temperature insostenibili è diventato così urgente che si moltiplicano petizioni e proposte per chiedere di posticipare l’apertura delle scuole a ottobre.
Ma rinviare l’apertura significa rinviare il problema. Le soluzioni strutturali esistono già e i Comuni hanno un ruolo decisivo nel renderle realtà.
La proposta è concreta: utilizzare i tetti delle scuole e degli edifici pubblici per installare impianti fotovoltaici e farne il cuore delle Comunità Energetiche Rinnovabili.
I Comuni dispongono di scuole, palestre, municipi e altre superfici pubbliche che possono diventare una straordinaria infrastruttura energetica diffusa. Per questo devono assumere un ruolo di guida.
Censire immediatamente i tetti pubblici disponibili, individuare quelli idonei al fotovoltaico, promuovere le CER e coinvolgere cittadini, famiglie, associazioni e imprese. Non basta amministrare l’esistente. Occorre utilizzare fino in fondo gli strumenti che già abbiamo.
Attraverso una CER possiamo produrre energia pulita per le scuole, contribuire ad alimentare gli impianti di climatizzazione e generare benefici economici da reinvestire nell’acquisto dei condizionatori, nell’efficientamento degli edifici e nei servizi alla comunità.
Attraverso gli incentivi sull’energia condivisa riconosciuti dal GSE, una Comunità Energetica adeguatamente dimensionata può generare risorse per anni. In un progetto capace, ad esempio, di produrre benefici nell’ordine di 70.000 euro l’anno, quelle somme possono diventare un’opportunità concreta per il territorio.
E qui emerge la responsabilità dei Comuni: trasformare un tetto inutilizzato in energia, l’energia in risorse e le risorse in servizi per i cittadini.
La CER non è soltanto una scelta ambientale. È uno strumento di politica energetica, economica e sociale del territorio.
Per questo ogni Comune dovrebbe porsi alcune domande molto semplici: quante scuole sono ancora senza pannelli fotovoltaici? Quanti tetti pubblici restano inutilizzati? Quante Comunità Energetiche potremmo attivare? E quante risorse stiamo perdendo ogni anno non facendolo?
Ma anche i cittadini devono svegliarsi e partecipare. Devono chiedere ai propri amministratori progetti, tempi e risultati. Non possiamo aspettare sempre soluzioni dall’alto quando abbiamo strumenti che consentono alle comunità locali di diventare protagoniste.
Se il problema è il caldo nelle classi, la risposta non può essere semplicemente aprire le scuole a ottobre. La risposta è cambiare le scuole e cambiare il modo in cui i Comuni producono, utilizzano e condividono l’energia.
Abbiamo il sole. Abbiamo i tetti pubblici. Abbiamo la tecnologia. Abbiamo gli incentivi. Abbiamo le Comunità Energetiche.
I Comuni facciano la loro parte. I cittadini pretendano che venga fatta. La rivoluzione energetica non è domani. È adesso. E può cominciare dal tetto di ogni scuola.
Avv. Lelio Mancino

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