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Toscana virus, cos’è e quali sono i sintomi: come si trasmette e quando può diventare grave

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Toscana Virus

L’infezione è trasmessa dai pappataci ed è presente da tempo anche in Italia. Nella maggior parte dei casi è asintomatica o lieve, ma più raramente può interessare il sistema nervoso. Ecco cosa sappiamo e come proteggersi

Toscana virus: cos’è, quali sintomi provoca e come si prende?

Il termine è improvvisamente diventato uno dei più cercati online, ma il Toscana virus, abbreviato in TOSV, non è un nuovo virus comparso nelle ultime settimane.

È un arbovirus conosciuto da decenni, presente in Italia e in diversi Paesi dell’area mediterranea e trasmesso all’uomo principalmente attraverso la puntura dei flebotomi, piccoli insetti comunemente conosciuti come pappataci.

L’Istituto Superiore di Sanità considera le infezioni neuro-invasive da Toscana virus tra le arbovirosi sottoposte a sorveglianza speciale in Italia.

Perché se ne parla proprio adesso?

L’improvviso aumento dell’interesse per il Toscana virus è legato anche al caso del cantante Tommaso Paradiso, che il 1° settembre ha raccontato sui social di aver contratto l’infezione in seguito alla puntura di un pappatacio e di essere in fase di guarigione.

La vicenda ha portato nuovamente l’attenzione su un’infezione che, pur essendo poco conosciuta dal grande pubblico, circola da tempo nel nostro Paese.

Cos’è il Toscana virus?

Il Toscana virus è un arbovirus, cioè un virus trasmesso attraverso artropodi vettori.

Appartiene al genere Phlebovirus e viene trasmesso principalmente dai flebotomi, piccoli insetti ematofagi presenti soprattutto durante i mesi più caldi.

L’ISS sottolinea che il Toscana virus è una delle arbovirosi considerate endemiche in Italia, vale a dire infezioni che possono essere trasmesse localmente sul territorio nazionale.

Quindi il nome non significa che il virus sia presente esclusivamente in Toscana.

Perché si chiama Toscana virus?

Il nome deriva dal luogo della sua prima identificazione.

Il virus fu infatti isolato per la prima volta in Toscana all’inizio degli anni Settanta e da quella regione ha preso il nome con il quale è oggi conosciuto scientificamente.

La sua diffusione, però, interessa un’area molto più vasta, comprendendo diverse zone italiane e altri Paesi dell’Europa meridionale e del Mediterraneo.

Come si trasmette il Toscana virus?

Il vettore principale è il pappatacio.

I flebotomi sono piccoli insetti che si nutrono di sangue e possono trasmettere il virus attraverso la loro puntura.

Non bisogna quindi confondere il Toscana virus con altre infezioni trasmesse dalle comuni zanzare.

Sono entrambi arbovirus, ma il vettore del Toscana virus è principalmente il flebotomo.

Quali sono i sintomi?

Uno degli aspetti più importanti è che la maggior parte delle infezioni è asintomatica oppure provoca disturbi lievi.

Quando compaiono sintomi, quelli descritti più frequentemente dall’Istituto Superiore di Sanità comprendono:

  • febbre;
  • mal di testa;
  • nausea;
  • vomito;
  • malessere generale.

L’esordio può essere improvviso e, nelle forme non complicate, i sintomi tendono generalmente a risolversi nell’arco di circa una settimana.

Quanto dura l’incubazione?

Il periodo di incubazione è generalmente compreso tra 3 e 7 giorni dalla puntura infettante.

In alcuni casi può però arrivare fino a circa due settimane.

Questo significa che i sintomi non necessariamente compaiono immediatamente dopo essere stati punti.

Quando il Toscana virus può diventare grave?

La grande maggioranza delle infezioni non evolve verso forme severe.

Più raramente, però, il virus può raggiungere il sistema nervoso centrale e provocare quadri neuro-invasivi come:

  • meningite;
  • encefalite;
  • meningoencefalite.

È proprio per queste manifestazioni che le infezioni neuro-invasive da TOSV sono sottoposte a sorveglianza sanitaria specifica in Italia.

Uno studio coordinato dall’ISS ha analizzato 607 casi di malattia neuro-invasiva da Toscana virus notificati in Italia tra il 2016 e il 2023.

Gli studiosi hanno inoltre osservato un aumento delle segnalazioni negli anni più recenti, con una possibile relazione anche con particolari anomalie climatiche.

Quanti casi ci sono stati in Italia?

Il Toscana virus non è quindi una presenza eccezionale nel nostro Paese.

Nel 2024, secondo i dati definitivi dell’Istituto Superiore di Sanità, sono stati registrati 130 casi, dei quali 129 autoctoni e uno associato a un viaggio.

Nel riepilogo ISS del 2025 risultano invece 113 casi, di cui 112 autoctoni e uno associato a viaggio, con un decesso.

Per il 2026 bisogna però prestare particolare attenzione ai numeri che stanno circolando online.

Quanti casi di Toscana virus ci sono nel 2026?

Al momento l’ISS non sta pubblicando nella dashboard nazionale i dati relativi ai casi 2026 di Toscana virus.

L’Istituto spiega che questa temporanea assenza è collegata alle revisioni necessarie per l’adeguamento della visualizzazione dei dati alla normativa sulla protezione delle informazioni personali.

Di conseguenza è bene evitare di attribuire al 2026 numeri nazionali non presenti nelle attuali pubblicazioni ufficiali.

La sorveglianza, comunque, continua regolarmente.

Esiste una cura contro il Toscana virus?

Attualmente non esiste una terapia antivirale specifica contro il Toscana virus.

Nelle forme lievi il trattamento è principalmente sintomatico e di supporto.

Quando invece compaiono manifestazioni neurologiche importanti può rendersi necessario il ricovero ospedaliero e una gestione specialistica.

Esiste un vaccino?

No.

Al momento non è disponibile un vaccino specifico contro il Toscana virus.

Per questo la prevenzione si basa soprattutto sulla riduzione del rischio di essere punti dai flebotomi.

Come proteggersi dai pappataci

Le misure preventive sono simili a quelle utilizzate contro altri insetti vettori.

Può essere utile:

  • utilizzare repellenti per insetti seguendo le indicazioni riportate sull’etichetta;
  • indossare abiti che coprano maggiormente la pelle nelle situazioni a rischio;
  • utilizzare zanzariere;
  • limitare l’esposizione agli insetti soprattutto nei luoghi e negli orari nei quali risultano più attivi.

I flebotomi sono molto piccoli e possono passare attraverso maglie più larghe rispetto alle comuni zanzare: negli ambienti particolarmente esposti può quindi essere utile utilizzare reti a maglia fine.

La prevenzione rimane oggi lo strumento principale per ridurre il rischio di infezione.

Toscana virus e clima: perché i casi vengono studiati sempre di più

Negli ultimi anni l’ISS ha dedicato particolare attenzione alla diffusione del TOSV.

Uno studio pubblicato nel 2025 ha osservato un aumento delle forme neuro-invasive e una possibile associazione con periodi caratterizzati da temperature particolarmente elevate o ridotte precipitazioni.

Questo non significa che ogni estate più calda provochi automaticamente un aumento delle infezioni.

Significa però che le condizioni climatiche possono influenzare la presenza e l’attività degli insetti vettori e, di conseguenza, anche il rischio di trasmissione.

Quando rivolgersi al medico?

Febbre e mal di testa sono sintomi estremamente comuni e non permettono da soli di diagnosticare un’infezione da Toscana virus.

È necessario rivolgersi al medico quando i sintomi sono importanti, persistenti o destano preoccupazione.

Segni neurologici, alterazioni dello stato di coscienza, forte rigidità del collo o altri sintomi severi richiedono una valutazione sanitaria tempestiva.

La diagnosi non può essere effettuata autonomamente sulla base dei sintomi o del semplice fatto di aver ricevuto una puntura di insetto.

Nessun allarme, ma un virus da conoscere

Il forte interesse delle ultime ore non deve quindi trasformarsi in allarmismo.

Il Toscana virus non è un nuovo patogeno e la maggior parte delle infezioni decorre senza sintomi o con manifestazioni lievi.

È però un virus realmente presente in Italia e, in una piccola parte dei casi, può provocare complicazioni neurologiche importanti.

La corretta informazione permette quindi di evitare entrambi gli estremi: sottovalutare il fenomeno oppure trasformarlo in un’emergenza che i dati disponibili non giustificano.

FAQ – Toscana virus

Cos’è il Toscana virus?
È un arbovirus trasmesso principalmente attraverso la puntura dei flebotomi, conosciuti anche come pappataci.

Il Toscana virus esiste solo in Toscana?
No. Prende il nome dalla regione nella quale fu identificato per la prima volta, ma è presente in diverse aree italiane e mediterranee.

Quali sono i sintomi?
Quando presenti, i più comuni sono febbre, cefalea, nausea e vomito. Molte infezioni sono però asintomatiche.

Può provocare meningite?
Sì, raramente l’infezione può diventare neuro-invasiva e causare meningite, encefalite o meningoencefalite.

Esiste un vaccino?
No, attualmente non è disponibile un vaccino specifico.

Esiste una cura specifica?
Non esiste una terapia antivirale specifica. Il trattamento è principalmente sintomatico e di supporto.

⚕️ Disclaimer medico

Questo articolo ha esclusivamente finalità informative e divulgative e non sostituisce il parere, la diagnosi o il trattamento di un medico. I sintomi descritti possono essere provocati da numerose condizioni differenti. In presenza di febbre persistente, sintomi importanti, disturbi neurologici o dubbi sul proprio stato di salute è necessario rivolgersi al medico o ai servizi sanitari competenti. Non assumere farmaci o intraprendere terapie sulla base delle sole informazioni presenti nell’articolo.

Fonti

Istituto Superiore di Sanità – EpiCentro: informazioni epidemiologiche e cliniche sul Toscana virus e sorveglianza nazionale delle arbovirosi.

Istituto Superiore di Sanità: studio sull’aumento delle malattie neuro-invasive da Toscana virus e sulla relazione con le anomalie climatiche.

ISS – Arbovirosi in Italia: dati definitivi 2024 e riepilogo 2025.

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