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Malattia della pioggia, cos’è davvero: sintomi, contagio e perché se ne parla in Europa
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Si chiama dermatofilosi ed è un’infezione batterica della pelle finora conosciuta soprattutto negli animali. In Europa sono comparsi diversi casi nell’uomo, ma per la popolazione generale il rischio resta molto basso. E no: non si prende semplicemente bagnandosi sotto la pioggia
“Malattia della pioggia” è una delle espressioni che stanno attirando maggiore curiosità in queste ore.
Il nome può però facilmente generare un equivoco: non si tratta di una malattia che si contrae semplicemente uscendo sotto la pioggia o prendendo un temporale.
Dietro questa definizione si nasconde infatti la dermatofilosi, una rara infezione cutanea provocata dal batterio Dermatophilus congolensis.
Un microrganismo conosciuto da tempo soprattutto in medicina veterinaria, perché colpisce principalmente bovini, cavalli, pecore e altri animali, mentre nell’uomo le infezioni sono state storicamente considerate sporadiche.
Negli ultimi mesi, però, qualcosa sembra essere cambiato.
L’ECDC, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, sta seguendo diversi cluster comparsi in Europa tra il 2025 e il 2026 e ha ipotizzato una possibile evoluzione delle modalità di trasmissione del batterio.
Perché viene chiamata “malattia della pioggia”?
Il soprannome deriva principalmente dal mondo veterinario.
La dermatofilosi degli animali viene infatti indicata anche con espressioni inglesi come “rain rot” o “rain scald”, perché condizioni di forte umidità e pioggia persistente possono favorire lo sviluppo delle lesioni cutanee e la diffusione del microrganismo.
Questo, però, non significa che una persona possa contrarre l’infezione perché è rimasta sotto la pioggia.
La relazione è soprattutto con l’umidità e con le condizioni che possono compromettere la barriera della pelle, facilitando l’infezione quando il batterio è presente.
Che cos’è il Dermatophilus congolensis
Dermatophilus congolensis è un batterio che provoca una malattia della pelle chiamata dermatofilosi.
È storicamente considerato un patogeno prevalentemente animale e le infezioni nell’uomo sono state a lungo rare e spesso associate al contatto con animali infetti o ambienti contaminati.
La situazione osservata recentemente in Europa è quindi insolita.
Tra la fine del 2025 e il 2026 sono stati identificati diversi casi in persone che non avevano avuto contatti con animali, facendo ipotizzare una trasmissione diretta tra esseri umani.
Cosa sta succedendo in Europa
L’ECDC aveva già pubblicato il 17 giugno 2026 una valutazione rapida del rischio dopo l’identificazione di cluster in diversi Paesi europei.
Gli aggiornamenti disponibili al 20 agosto 2026 indicano casi segnalati, tra gli altri, in Francia, Spagna, Austria, Germania, Norvegia, Svizzera, Svezia, Paesi Bassi, Danimarca e Regno Unito.
La Francia risultava il Paese con il numero maggiore, con 70 casi confermati, seguita dalla Spagna con 23, dall’Austria con 20 e dalla Germania con 17.
Numeri inferiori risultavano negli altri Paesi monitorati.
L’Italia, al momento degli ultimi dati disponibili sull’evento europeo, non compare tra i Paesi che hanno segnalato casi.
Un elemento importante per evitare allarmismi è che l’ECDC considera molto basso il rischio per la popolazione generale.
Come si trasmette?
Ed è proprio questo l’aspetto che sta attirando l’attenzione degli epidemiologi.
Nei casi storici, l’infezione umana era collegata principalmente al contatto con animali.
Nei cluster europei più recenti, invece, le evidenze raccolte dall’ECDC suggeriscono che il contatto diretto e ravvicinato pelle contro pelle possa rappresentare una delle principali modalità di trasmissione tra persone.
Non viene esclusa completamente nemmeno una trasmissione indiretta attraverso oggetti o superfici contaminate.
Diversi casi sono stati individuati tra uomini che hanno rapporti sessuali con uomini e che avevano frequentato saune o locali nei quali erano avvenuti contatti fisici ravvicinati.
Questo dato epidemiologico non significa però che l’infezione sia legata all’orientamento sessuale: ciò che interessa dal punto di vista della trasmissione è soprattutto il contatto cutaneo stretto e prolungato.
Casi sono stati infatti osservati anche in contesti completamente differenti, come tra persone che praticano sport da contatto. In Norvegia sono stati segnalati dieci casi tra praticanti di arti marziali.
Quali sono i sintomi della malattia della pioggia?
La dermatofilosi interessa principalmente la pelle.
Nei casi europei descritti dall’ECDC sono state osservate soprattutto:
- lesioni papulari;
- pustole;
- aree cutanee squamose;
- prurito.
Le lesioni sono state riscontrate in differenti zone del corpo e, nei cluster europei collegati a contatti intimi, anche nell’area genitale e sul volto.
Nella maggior parte dei casi osservati non sono comparsi sintomi sistemici importanti.
È una malattia grave?
I dati disponibili fino a questo momento sono rassicuranti.
Nei cluster europei studiati, il decorso è risultato generalmente lieve e senza complicazioni.
L’ECDC ha infatti classificato come molto basso il rischio complessivo per la popolazione generale, sia per la bassa probabilità di infezione sia per il limitato impatto clinico osservato finora.
Anche nei casi descritti scientificamente in Spagna, i pazienti trattati non hanno richiesto ricovero e non sono state osservate complicanze.
Come viene curata?
La dermatofilosi è un’infezione batterica e, quando viene diagnosticata, il medico può valutare una terapia antibiotica appropriata.
I casi europei finora segnalati hanno generalmente risposto bene a trattamenti antibiotici locali o per via orale. Alcuni casi possono anche avere un’evoluzione autolimitante.
È però importante evitare il fai-da-te.
La presenza di pustole, papule, croste o altre lesioni cutanee può dipendere da moltissime condizioni differenti e non permette di diagnosticare autonomamente una dermatofilosi.
Bisogna preoccuparsi?
Al momento non ci sono elementi per parlare di emergenza sanitaria per la popolazione generale.
Ciò che ha attirato l’attenzione delle autorità sanitarie è soprattutto l’insolita comparsa di più infezioni umane e la possibilità che il batterio, storicamente associato agli animali, stia trovando nuove modalità di trasmissione tra persone.
Per questo l’ECDC raccomanda di proseguire la sorveglianza epidemiologica e microbiologica e di aumentare l’attenzione dei medici nei confronti di lesioni compatibili.
Il punto fondamentale, quindi, è distinguere attenzione da allarme.
La cosiddetta “malattia della pioggia” esiste, ma il suo nome può essere fuorviante.
Non basta prendere la pioggia per ammalarsi.
Dietro il nome diventato popolare sui motori di ricerca c’è una rara infezione batterica della pelle che le autorità europee stanno studiando perché negli ultimi mesi sono emerse modalità di diffusione diverse da quelle osservate tradizionalmente.
Ed è esattamente per questo che, prima di allarmarsi davanti a un termine diventato virale, è sempre meglio capire cosa dicano realmente i dati scientifici.
⚕️ Disclaimer medico
Le informazioni contenute in questo articolo hanno esclusivamente finalità informative e divulgative e non sostituiscono in alcun modo il parere, la diagnosi o il trattamento di un medico. In presenza di lesioni cutanee, sintomi persistenti o dubbi sul proprio stato di salute è necessario rivolgersi al proprio medico o a un professionista sanitario qualificato. Non assumere antibiotici o altri farmaci senza indicazione medica. Per maggiori dettagli DISCLAIMER MEDICA

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