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Esteri

Regno Unito, stretta social: stop agli under 16 in arrivo

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Il governo britannico prepara il divieto dei social agli under 16 con controlli d’età più rigidi e nuove regole per gaming e chatbot

Il Regno Unito ha smesso di parlare per ipotesi e ha messo nero su bianco una linea politica precisa: il governo intende vietare alle aziende dei social media di offrire i propri servizi ai minori di 16 anni. Nell’esito ufficiale della consultazione nazionale “Growing up in the online world”, aggiornato il 15 giugno 2026, il Department for Science, Innovation and Technology afferma che il piano prevede il divieto per gli under 16, verifiche d’età rigorose, restrizioni predefinite per i 16-17enni su funzioni ritenute dannose e nuovi limiti per alcuni chatbot basati su AI.

La svolta arriva al termine di una consultazione pubblica che, secondo lo stesso governo britannico, è stata una delle più ampie mai organizzate su questo tema. L’esecutivo dice di aver raccolto 116.211 risposte, comprese quelle di oltre 54 mila genitori e 14 mila minori, e sostiene che il messaggio emerso sia stato netto: 9 genitori su 10 si sono espressi a favore di un bando dei social per gli under 16, mentre circa due terzi dei giovani hanno dichiarato di ritenere che i minori di 16 anni non dovrebbero poter usare almeno alcune piattaforme social.

Il governo passa dalla consultazione al piano

Il punto decisivo è politico prima ancora che tecnico. A marzo il governo aveva aperto ufficialmente la consultazione spiegando di voler valutare una gamma di misure: età minima per i social, limiti a funzioni “addictive by design” come infinite scroll e autoplay, restrizioni per gaming e chatbot, e strumenti più efficaci per il controllo dell’età. In quella fase, Londra aveva sottolineato di non voler pregiudicare l’esito della consultazione e di voler basare le decisioni “sulle migliori prove disponibili”. Oggi, invece, il linguaggio è cambiato: non si parla più soltanto di opzioni, ma di una roadmap di intervento.

Il governo lega questa accelerazione anche ai nuovi poteri annunciati da Downing Street a febbraio. In una nota ufficiale, il primo ministro Keir Starmer ha sostenuto che l’esecutivo vuole poter agire “entro pochi mesi” dopo la consultazione, senza attendere nuovi e lunghi passaggi di legislazione primaria ogni volta che la tecnologia evolve. La stessa comunicazione indicava già fra le misure possibili un minimum age limit per i social media e la restrizione di funzioni come lo scorrimento infinito.

Che cosa prevede il divieto per gli under 16

Le fonti ufficiali chiariscono che la stretta non riguarda solo l’accesso ai social in senso stretto. Nel documento di avanzamento pubblicato a giugno, il governo britannico afferma di voler: vietare i social agli under 16, impedire ai minori di 16 anni di accedere a funzioni dannose su altri servizi online, inclusi alcuni servizi di gaming, imporre restrizioni di default ai 16-17enni sulle stesse funzioni e richiedere controlli d’età rigorosi per far rispettare il nuovo impianto. Lo stesso documento aggiunge che i minori di 18 anni non dovranno poter accedere a chatbot AI che offrano principalmente contenuti sessualizzati, mentre gli altri chatbot non potranno proporre ai minori funzionalità che consentano contenuti sessualmente espliciti o role play sessuale.

Il cuore operativo della riforma sarà quindi l’age assurance, cioè la verifica dell’età. Su questo punto, il governo non parte da zero. La raccolta ufficiale dedicata all’Online Safety Act ricorda che dal 25 luglio 2025 le piattaforme hanno già il dovere legale di proteggere i minori online e di usare controlli d’età “altamente efficaci” per impedire l’accesso dei minori a pornografia e ad altri contenuti gravemente dannosi, come quelli che promuovono autolesionismo, suicidio o disturbi alimentari. Ofcom, inoltre, dispone di poteri sanzionatori che arrivano fino al 10% del fatturato globale qualificante e, nei casi più gravi, può chiedere ai tribunali il blocco dei servizi.

Perché Londra accelera proprio adesso

Nelle carte ufficiali, il governo sostiene che l’attuale cornice normativa abbia introdotto protezioni forti, ma non sufficienti. La consultazione di marzo spiegava che milioni di famiglie britanniche fanno fatica a gestire tempi di schermo, età del primo smartphone, qualità dei contenuti visti online e impatto su sonno, concentrazione e salute mentale. Il documento di giugno va oltre e afferma che i ministri hanno ascoltato genitori, docenti, medici, polizia, associazioni e bambini stessi, arrivando alla conclusione che i social stiano causando danni reali in termini di salute mentale, sonno, concentrazione e autostima, oltre a esporre i minori a grooming, sfruttamento e abusi sessuali su minori.

Anche Ofcom, il regolatore britannico delle comunicazioni e della sicurezza online, ha aumentato la pressione sui grandi operatori. In una comunicazione ufficiale del 12 marzo 2026, Ofcom ha intimato a piattaforme come Facebook, Instagram, Roblox, Snapchat, TikTok e YouTube di far rispettare davvero le loro età minime e di adottare controlli d’età altamente efficaci. Il regolatore ha affermato che i grandi servizi devono intervenire anche su adescamento online, feed personalizzati e test di prodotto sui minori. Nello stesso testo, Ofcom segnala che molte piattaforme non applicano correttamente i limiti d’età minimi e richiama dati secondo cui il 72% dei bambini tra 8 e 12 anni accede comunque a servizi e app che prevedono soglie minime superiori.

Il nodo normativo: è già legge o è ancora un’intenzione?

La notizia centrale, oggi, è questa: il divieto è una decisione politica annunciata ufficialmente, ma il quadro è ancora in fase di attuazione regolatoria. Le fonti del governo parlano di “plan” e di “changes” da preparare e attuare; annunciano inoltre un ulteriore aggiornamento a luglio su altre misure. Non si tratta quindi di una norma già pienamente operativa per tutti gli aspetti, ma di un indirizzo di governo formalizzato in documenti ufficiali, con il sostegno di una consultazione conclusa e con una base legislativa che il governo intende usare per intervenire rapidamente.

Su questo punto aiuta anche il briefing ufficiale della House of Commons Library, pubblicato l’8 giugno 2026. Il documento ricorda che la consultazione si è chiusa il 26 maggio 2026 e afferma che la Part 3 del Children’s Wellbeing and Schools Act 2026 richiederà al governo di imporre una qualche forma di restrizione per i minori di 16 anni, basata sull’età o sulle funzionalità. Lo stesso briefing registra però anche l’esistenza di una disputa pubblica: chi sostiene il bando lo considera uno strumento di protezione, mentre i contrari temono effetti collaterali, come lo spostamento dei minori verso spazi online meno regolati o meno sicuri.

I dubbi restano, ma la direzione è tracciata

È significativo che le stesse fonti ufficiali non presentino il divieto come una bacchetta magica. Già nella dichiarazione parlamentare del 2 marzo, il governo ammetteva che associazioni e soggetti del terzo settore avevano avvertito sul rischio che un bando “blanket”, cioè generalizzato, potesse spingere i ragazzi verso zone meno regolate della rete o lasciarli impreparati al mondo digitale che incontreranno più avanti. Il briefing della House of Commons Library riprende questo argomento e lo inserisce nel cuore del dibattito: proteggere prima, sì, ma senza creare effetti perversi.

Per questo Londra prova a costruire un impianto più largo del solo “no ai social”. Il disegno ufficiale include controlli dell’età, limiti alle funzioni più rischiose, maggiore protezione contro contatti da sconosciuti, restrizioni per gaming e chatbot e un rafforzamento dell’offerta di esperienze educative e positive, online e offline. La comunicazione politica è chiara: il governo vuole cambiare le regole del settore e riportare potere decisionale alle famiglie. La traduzione pratica di questo obiettivo, però, dipenderà dai regolamenti, dai tempi di attuazione e soprattutto dalla capacità di piattaforme e autorità di far funzionare davvero i controlli promessi.

Che cosa succede adesso

Ad oggi, la sequenza ufficiale è questa: annunci preliminari a gennaio e febbraio, consultazione pubblica dal 2 marzo al 26 maggio 2026, esito e progress statement pubblicati a giugno, con promessa di ulteriori misure a luglio. La direzione politica è ormai esplicita: il Regno Unito vuole passare dall’obbligo di proteggere i minori da contenuti dannosi a una soglia più netta, cioè tenere gli under 16 fuori dai social media e limitare le funzioni più rischiose anche altrove. In Europa, e non solo, la mossa britannica rischia già di diventare un precedente politico di peso.

Fonti:

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