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Carta Docente 2026: tra tagli, ritardi e nuove regole. Cosa cambia davvero per docenti e precari 

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Più inclusione formale, meno risorse e più vincoli: cosa cambia davvero per gli insegnanti

La Carta del Docente 2026 segna un cambio di paradigma che lascia dietro di sé più ombre che luci. Il bonus per l’aggiornamento professionale degli insegnanti, introdotto come strumento di valorizzazione della funzione docente, viene profondamente rimodulato: importo ridotto, utilizzo limitato e tempi incerti.

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Il primo dato, ormai ufficiale, è il taglio dell’importo da 500 a 400 euro. Una riduzione che nasce dall’esigenza di estendere la platea ai docenti precari con contratto al 30 giugno o al 31 agosto, adeguandosi finalmente agli orientamenti giurisprudenziali che negli anni hanno riconosciuto l’illegittima esclusione dei supplenti. Una scelta doverosa sotto il profilo del diritto, ma finanziata comprimendo le risorse individuali.

Sul piano operativo, la situazione è tutt’altro che rassicurante. Il bonus, che avrebbe dovuto essere disponibile da gennaio, è ancora bloccato: il decreto attuativo attende il via libera del MEF e la piattaforma cartadeldocente.istruzione.it resta inaccessibile.

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La vera svolta – e per molti la più penalizzante – riguarda però le nuove regole di spesa. Dal 2026 l’acquisto di PC, tablet, hardware e software con la Carta Docente sarà consentito solo una volta ogni quattro anni.

Il Ministero giustifica questa scelta con lo stanziamento di 270 milioni di euro aggiuntivi alle scuole, destinate all’acquisto di dispositivi da concedere ai docenti in comodato d’uso. In sostanza, però, si passa da un modello basato sulla libertà individuale a uno centralizzato, in cui il dispositivo non è più del docente ma dell’istituto.

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Una novità positiva, seppur parziale, è l’ampliamento delle spese ammissibili agli abbonamenti per i trasporti pubblici e ferroviari. 

Una scelta che riconosce il peso economico dei docenti pendolari e che segna il passaggio della Carta Docente da strumento esclusivamente formativo a misura di welfare integrativo.

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Dal punto di vista legale, la riforma solleva interrogativi rilevanti:

  • la riduzione dell’importo potrebbe incidere sulla finalità originaria del beneficio;
  • le limitazioni all’acquisto di strumenti tecnologici potrebbero essere oggetto di contestazione se ritenute irragionevoli o sproporzionate;
  • i ritardi nell’attuazione rischiano di tradursi in una compressione di diritti ormai consolidati.

La Carta Docente 2026 nasce con l’intento di essere più inclusiva, ma finisce per essere meno incisiva. Più beneficiari, meno risorse, più vincoli.

In attesa del tanto annunciato click day, resta una certezza: il diritto alla formazione continua dei docenti non può essere sacrificato sull’altare dei tagli di bilancio. Perché investire sugli insegnanti significa, sempre, investire sulla qualità della scuola e sul futuro del Paese.

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A cura dell’Avvocato Lelio Mancino

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