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Le città dei Papi, oltre i confini di Roma e d’Italia

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Alla scoperta delle destinazioni che hanno ospitato i Papi del passato

Lo scorso 06 gennaio, giorno della celebrazione dell’Epifania che tradizionalmente “tutte le feste si porta via”, è coinciso con la chiusura della Porta Santa della Basilica di S. Pietro, rituale che segna di fatto il termine dell’anno giubilare.  Il Giubileo della Speranza del 2025 sarà ricordato un evento straordinario, non solo perché sono stati oltre 33 milioni i pellegrini che hanno varcato la Porta Santa, ma soprattutto per la guida spirituale di due pontefici, visto che Papa Bergoglio ha simbolicamente lasciato “le chiavi decussate d’oro e d’argento” nelle mani del suo successore Papa Prevost, proprio a metà dello scorso anno.

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busto di  Papa Bonifacio VIII

Le chiavi incrociate nello stemma del Vaticano simboleggiano il potere sul Regno Celeste e l’altra il potere spirituale sulla terra, ma, tra queste righe, si trasformano in una sorta di “chiave maestra” aprendoci virtualmente le sedi di altre città che, avendo ospitato diversi pontefici nel corso dei secoli per differenti vicissitudini storiche, vengono ancora oggi definite come “le città dei Papi”.

Anagni . “Schiaffo” morale e Giudizio Universale.

 E’uno dei borghi medioevali più belli della provincia di Frosinone fondato, leggenda vuole, dal dio Saturno, circondato da mura e antiche porte, Anagni custodisce, nella sua parte più alta, due tesori di storia, spiritualità, arte.

La Cattedrale di S. Maria è austera come lo stile romanico impone e i 30 metri del suo campanile sembrano quasi toccare il cielo, ma è nello spazio sotterraneo di un soffitto a volte che la terra si unisce al sacro. E’ la cripta di S. Magno, i cui incredibili affreschi illustrano come aria, acqua, fuoco, terra, gli elementi dell’alchimia, vengono plasmati dal Divino per raccontare la storia della Cristianità, dalla “creazione” al “giudizio universale”.

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 Anagni cripta di S. Magno

Non è raro incontrare le tenaci suore che mantengono “vivo”  quello che è  ormai il museo del duecentesco “Palazzo di Bonifacio VIII”. 

Anagni Palazzo di Bonifacio VIII sala delle Oche

Proprio tra quelle sale affrescate con oche in pose plastiche e dettagli geometrici che rimandano al gioco degli scacchi, il 200° Papa indisse nel 1300 il primo giubileo cristiano della storia. Bonifacio VIII fu citato da Dante, in uno dei canti del Purgatorio della Divina Commedia, come colui che subì nel 1303 l’assalto per destabilizzare il suo potere da parte di Giacomo Colonna, detto Sciarra, alleato dei francesi, dopo l’emissione della bolla in cui scomunicava il Re di Francia.

 Anagni Palazzo di Bonifacio VIII Sala degli scacchi

Oltraggio che, da allora, sarà ricordato nei libri di storia come lo “Schiaffo di Anagni”. Dopo la morte di Bonifacio VIII, che avvenne poco dopo e la crisi della supremazia temporale della Chiesa, la sede papale fu trasferita in Francia.

Avignone. La bellezza in ciò che resiste e la poesia in ciò che cede.

Solo 4 delle 22 arcate originarie previste, sprofondano ancora nel letto del Rodano. Nessun musicista accompagna il girotondo di ufficiali, abati e lavandaie come accade, in una delle filastrocche più conosciute dai bambini francesi: il  “Saint Bènèzet”, l’iconico e laconico ponte spezzato di Avignone è il protagonista, insieme alle torri, guglie e alle mura merlate del Palazzo dei Papi dell’immagine più famosa della città nel sud della Provenza.

 Avignone  Il ponte spezzato e il Palazzo dei Papi

Il palazzo, costruito in 20 anni dal 1335, che fu residenza ufficiale del pontefice durante il periodo della “cattività avignonese”, somiglia più ad una fortezza che ad una residenza cittadina e stupisce per i suoi spazi enormi. E’ considerato infatti uno tra i più grandi edifici gotici di tutta Europa e proprio nella “Sala dell’Udienza”, si riuniva la “Sacra Rota”, il tribunale ecclesiastico che si occupava, tra l’altro, anche di cause per l’annullamento del vincolo matrimoniale.

Ogni anno, nel mese di luglio, quando il sud della Francia si inebria della fioritura della lavanda, gli spazi  cittadini, inclusi quelli del Palazzo dei Papi, ospitano il Festival di Avignone dedicato al teatro e alle arti performative.

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Viterbo.

Viterbo Palazzo dei Papi con la Loggia delle benedizioni

Nel cuore antico della città di Viterbo, le chiavi incrociate dello Stemma Vaticano girano in senso opposto: invece di aprire, chiudono. “Cum Clave”. Il Palazzo dei Papi si distingue per la presenza della splendida “Loggia delle Benedizioni” che appare come un prezioso ricamo in pietra locale: l’edificio che condivide piazza con la Cattedrale di S. Lorenzo, fu teatro alla fine del 1200 dell’elezione papale più lunga della storia.

A causa dei severi conflitti tra i cardinali che prolungarono il periodo di sede vacante per 1006 giorni (1268-1271), i cittadini esasperati furono costretti a chiudere a chiave letteralmente gli elettori, riducendo i pasti all’essenziale sostentamento e perfino scoperchiando il tetto della sala. Viterbo vanta il centro storico medioevale tra i più grandi d’Europa; scoprirlo equivale ad un’immersione virtuale nel nei Tarocchi, in cui luoghi dai nomi singolari ospitano figure bizzarre.

Il “Ponte del Paradosso”, la “Piazza della Morte”, il Quartiere di San Pellegrino”: un‘architettura tipica del tempo fatta di patii in pietra che si affacciano su piccoli giardini, di profferli, scale sulle pareti esterne delle case e richiastri, cortili in comune tra diverse abitazioni che promuovono un ritmo di vita che quasi non esiste più, da riscoprire per ispirarsi nel conservare identità e autenticità, pur tuttavia senza “chiudersi a chiave”.

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