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Il sapore della memoria

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Dalla madeleine di Proust alla ratatouille di Anton Ego: il potere evocativo dei sensi

Sono sicura che sarà capitato anche a voi, almeno una volta nella vita, di aver annusato un odore, un profumo o di aver assaggiato un boccone, il cui sapore vi ha catapultato indietro nel tempo. Un po’ com’è accaduto al critico gastronomico Anton Ego del cartone animato Disney Ratatouille. Ma la Disney non ha inventato nulla. All’inizio del secolo scorso, c’era stato un romanziere francese che aveva già utilizzato questo espediente.

Quel romanziere era Marcel Proust, una delle colonne portanti della letteratura mondiale del Novecento, la cui opera più famosa è certamente Alla ricerca del tempo perduto, una saga in sette libri, pubblicati tra il 1913 ed il 1927.


Sulla scia del romanzo moderno d’introspezione, l’opera è un viaggio del narratore e delle persone che ne condividono l’esistenza, mescolando autobiografia e riflessioni personali, sociali e filosofiche. Come si evince dal titolo, l’opera ruota intorno al senso del tempo e dell’interiorità dell’uomo, pur non essendo un libro di memorie.

In essa, le memorie attivate sono di due tipi: la memoria volontaria, quella chiamata in causa nel momento in cui volontariamente richiamiamo alla mente un evento o un processo avvenuto nel passato, e la memoria involontaria, quella improvvisa, emotiva, che viene scatenata da una sollecitazione sensoriale, come un odore o un sapore.

Seguendo gli insegnamenti di Baudelaire e dei simbolisti francesi sulla corrispondenza analogica delle cose e di Bergson sul tempo e la sua percezione, Proust fa in modo che il protagonista effettui continui passaggi dal presente al passato e viceversa, a volte dilatando eventi brevi ma fondamentali nella coscienza del personaggio, altre volte condensando interi anni in poche righe. Il risultato è una sintassi complessa, dove la subordinazione la fa da padrone.


Nel primo libro della saga, Dalla parte di Swann, il protagonista-narratore si trova a casa della madre una sera d’inverno e gli viene offerta una tazza di tè con dei dolcini; quando egli inzuppa la madeleine nel tè e la assaggia, si scatena una sorta di epifania, o meglio, si attiva una specie di macchina de tempo: il personaggio viene letteralmente trasportato all’interno di un ricordo vividissimo della sua infanzia, cioè un giorno a Combray, a casa della zia Léonie, che gli offriva frequentemente le madeleines inzuppate nel tè. Da lì, parte tutta una serie di sensazioni ed emozioni, che si affacciano alla coscienza in maniera così reale da poter essere quasi rivissuti in quell’istante.

Cosa è successo al protagonista del romanzo? Scientificamente parlando, gli odori e i sapori hanno una enorme capacità di attivare le zone della memoria episodica, perché l’apparato olfattivo è molto vicino sia all’ippocampo, sede della memoria, sia all’amigdala, sede delle emozioni. Probabilmente è per questo motivo che le scene, le sensazioni, le emozioni si presentano così vivide e realistiche. Tuttavia, trattandosi di memoria involontaria, non è possibile scegliere quale ricordo riportare alla coscienza.


Conosciuta in tutto il mondo come “la madeleine di Proust”, questo meccanismo di risveglio involontario dei ricordi viene anche chiamato la sindrome di Proust e identifica esattamente il momento in cui un attivatore, un odore, un oggetto, un sapore, richiamano alla coscienza dei ricordi che sembravano sepolti per sempre. A livello visivo, per chi abbia visto il cartone animato, è esattamente ciò che accade ad Anton Ego in Ratatouille: l’uomo seduto al tavolo scompare e il suo posto viene preso dal sé bambino seduto al tavolo della cucina con la mamma che gli ha preparato la ratatouille.

La memoria involontaria agisce proprio così; non si tratta soltanto di recuperare un ricordo, che via via diventa un po’ più presente, recuperando i colori, i dettagli, i suoni; è, invece, proprio un improvviso catapultamento nel tempo passato, completamente, anima e corpo, sensazioni ed emozioni, colori e sapori, un’attualizzazione sincera e integrale di quel determinato momento del passato.

Una macchina del tempo che riesce a trasportare la persona anche in periodi infantili primordiali, quando l’unico modo di trattenere i ricordi era quello di associarli a sapori e odori forti e rassicuranti, che possono risvegliarsi all’improvviso e farti sorridere senza che gli altri sappiano il perché.

Gioia Nasti

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