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Poste Italiane, il “tritacarne” che ha macinato 100.000 precari in pochi anni
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10 mesi fail

La denuncia dell’associazione Precari in Rete
Dimenticate la favola dei postini introvabili. Non si tratta di una carenza di candidati, ma di un copione scritto a tavolino, uno spettacolo di cinismo aziendale che si ripete senza fine. La verità è che Poste Italiane non cerca dipendenti, ma carne da macello: un esercito di giovani “usa e getta” illusi da contratti a tempo determinato che sono una vera e propria beffa.
Vengono assunti per pochi mesi, al massimo un anno, con la tacita prospettiva di un posto fisso che non arriverà quasi mai. Le stabilizzazioni, infatti, esistono, ma toccano una minima parte dei lavoratori, fungendo da carota per tenere alta la speranza (e bassa la voce) del resto della forza lavoro precaria.
Invece di premiare chi si dimostra affidabile, l’azienda preferisce farli ruotare come ingranaggi di una catena di montaggio. Chi alza la voce o rivendica i propri diritti viene scartato, mentre chi si adatta viene ricompensato con una breve proroga del contratto, prima di essere inevitabilmente messo da parte per far spazio alla prossima ondata di precari.
Dal 2017 a oggi, oltre 100.000 persone sono state macinate dal “tritacarne” di Poste Italiane. Di queste, solo a malapena 18.000 hanno ottenuto la stabilizzazione. Gli altri lavoratori, quelli con almeno sei mesi di servizio, vengono relegati nel limbo di una graduatoria infinita, trasformati in un semplice numero in attesa di un’opportunità che la maggior parte sa già non arriverà mai. Per chi ha lavorato meno, non resta che l’anonimato.
L’obiettivo? Mantenere un bacino di manodopera flessibile, a basso costo e, soprattutto, privo di tutele e diritti. Un sistema che va oltre il mero precariato. Sfrutta la vulnerabilità dei giovani negando o limitando diritti fondamentali come il pagamento degli straordinari, le ferie e le tutele in caso di malattia o infortunio. La paura di non ottenere una riconferma li costringe ad accettare condizioni al limite dello sfruttamento, garantendo a Poste Italiane un servizio efficiente a un prezzo irrisorio.
E così la tragicommedia si ripete: si apre il sipario, si cercano nuovi postini. La stampa si indigna, i sindacati si lamentano, ma il meccanismo va avanti, perfettamente oliato dalla disperazione di chi cerca un lavoro e dal cinismo di chi offre solo false speranze.

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