Cronaca
Maxi Blitz a Torre Annunziata: 17 arresti nel Clan Gionta, in manette anche la moglie del boss
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11 mesi fail

Nel mirino il clan Gionta: tra gli arrestati anche Gemma Donnarumma, moglie del boss. Sequestrate armi e droga. Il sindaco: “Segnale forte, ma serve una rinascita culturale ed economica”.
Torre Annunziata (Napoli) – Un duro colpo è stato inferto al clan Gionta nella mattinata di ieri, martedì 15 luglio, con un blitz condotto dai Carabinieri del Nucleo Investigativo locale, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. Diciassette persone sono finite in manette con accuse pesanti: associazione di tipo mafioso, estorsione, tentata estorsione, detenzione e porto illegali di armi, traffico di droga. Tutti i reati risultano aggravati dal metodo mafioso e dalla finalità di agevolare l’organizzazione criminale.
Tra gli arrestati spicca il nome di Gemma Donnarumma, moglie del boss Valentino Gionta, attualmente detenuto con una condanna all’ergastolo. Secondo gli inquirenti, la donna avrebbe ricoperto un ruolo di rilievo nella gestione del clan durante la detenzione del marito.
Le indagini
Le attività investigative hanno consentito di ricostruire diverse estorsioni – sia riuscite che tentate – ai danni di imprenditori e commercianti locali, costretti a versare denaro sotto minaccia. È emersa anche la disponibilità di armi da fuoco e sostanze stupefacenti destinate allo spaccio, oltre a collegamenti con altri sodalizi camorristici del territorio campano.
Il sindaco Cuccurullo: “Lo Stato non arretra”
Grande soddisfazione è stata espressa dal sindaco di Torre Annunziata, Corrado Cuccurullo, che ha elogiato il lavoro degli inquirenti e delle forze dell’ordine:
“L’azione odierna della Procura della Repubblica di Napoli, della DDA e del Comando Carabinieri è la dimostrazione che lo Stato è presente e non arretra di un millimetro.”
Cuccurullo ha poi fatto eco alle parole di don Paolino, parroco rettore della Basilica della Madonna della Neve, richiamando la necessità di una strategia a lungo termine:
“C’è bisogno di un’alternativa strutturale per chi decide di restare nella nostra città. Per riuscirci, occorre unità e sinergia tra tutti i livelli di governo, affinché si restituisca speranza attraverso azioni rapide di rigenerazione culturale, economica e urbana.”
Infine, ha concluso con un messaggio di identità e resistenza:
“La storia di Torre Annunziata è più lunga, più profonda, più importante delle tristi pagine di cronaca a cui siamo stati costretti negli ultimi decenni.”
Una battaglia ancora aperta
Il clan Gionta, attivo storicamente a Torre Annunziata e nelle aree limitrofe, è da anni al centro di inchieste giudiziarie per i suoi legami con il traffico di droga, le estorsioni e i legami trasversali con altri gruppi criminali. Il blitz di ieri rappresenta un’altra tappa fondamentale nel lungo percorso di contrasto alla camorra, ma anche un invito a non abbassare la guardia e a sostenere chi sceglie di restare e lottare per una città libera dal ricatto mafioso.

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