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Bucar…EST!
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1 anno fail

Da controfigura a nuova protagonista del turismo in Europa.
Una primavera altalenante, indecisa tra indugiare ancora nei venti gelidi dell’inverno o proseguire i direzione della bella stagione, non impedisce alle magnolie di Cotroceni di rifiorire, più o meno abbondantemente, così come i ciliegi del giardino giapponese di Herăstrău, il Parco Re Mihai I. Mancano nell’aria solo le note de “la vie en rose”, e sembrerebbe di trovarsi in una cartolina d’epoca, sognante e un po’ artefatta. Non siamo in Francia, ma a Bucarest, capitale della Romania, definita la “piccola Parigi dell’Est” per tanti anni.

Ormai, decisamente troppi. La forte ispirazione francese rintracciabile nello stile architettonico degli edifici, nei grandi viali, perfino nell’Arco di Trionfo hanno caratterizzato l‘atmosfera culturale che accompagnato la città nel suo periodo d’oro, da fine Ottocento allo scoppio delle confitti mondiali: quell’eredità è arrivata a fatica e non senza danni, fino ai giorni nostri, dopo aver affrontato anche un terribile terremoto nel 1977, oltre che il regime dittatoriale che ha brutalizzato un’intera nazione con la sua capitale e umiliato il suo popolo, fino al 1989.

Proprio per questo, chi sceglie di recarsi a Bucarest oggi, dovrebbe farlo con la curiosità e l’attitudine a scoprirne l’identità e non solo puntando sul fattore economico che, troppo spesso, finisce per ridurre una capitale importante all’ennesima puntina da infilzare su un planisfero colorato. Inoltre, l’origine latina in comune tra la lingua italiana e quella rumena facilita la comunicazione durante i viaggi.
Bucarest è una capitale che cerca di affermare la sua identità, attraverso il suo patrimonio culturale e artistico in continua ricostruzione: purtroppo, nemmeno la splendida illuminazione notturna e la fluorescenza colorata degli onnipresenti LED riescono ad attenuare la miseria che, di giorno, si riduce agli angoli delle strade.
Bucarest è una città impressionante, dove la bellezza e la cultura, la ricchezza e l’ostentazione si sovrappongono senza alcuna misura.

È disparità disturbante: tra l’esposizione sfacciata di lussuosi status symbol e quella delle bancarelle di chi arriva dalla campagna, per la vendita improvvisata di fiori, erbe aromatiche, uova decorate a mano e pane; il tutto, a qualche strada di distanza.
Bucarest è la sua storia pesante, che incombe come una nuvola minacciosa, in una città in cui perfino “primavera” è un termine un po’ controverso.

È proprio alla simbolica idea di rinascita, legata a questa stagione, che si ispirò il dittatore Ceaușescu: per la costruzione della sua sfarzosa dimora privata e per quello che è il sistema di fontane più lungo al mondo che da piazza dell’Unità, attraversa il lungo boulevard e conduce al Palatul Parlamentului, la realizzazione materiale della sua visione politica, megalomane e alterata.

L’edificio dei numeri da record, nelle dimensioni e nei costi, anche in termini di distruzione urbanistica, nel quale è sempre complicato riuscire ad entrare per via dei controllatissimi ingressi contingentati in orari molto ridotti, è tutt’ora in grado di oscurare letteralmente il sole, non solo per la sua mole, anche in una bella mattinata primaverile.
Il “Monumento alla Rinascita”, in Piazza della Rivoluzione, è una sorta di enorme stiletto moderno che trapassa una corona di spine, simbolo del dolore per le vittime della rivolta popolare contro la dittatura: è praticamente impossibile da non vedere, eppure gli abitanti, da sempre, preferiscono andare oltre e godersi ciò che di bello ha da offrire la città.

Bucarest è il respiro dei suoi spazi verdi, dei suoi giardini rigogliosi che consentono di una passeggiare tra i vialetti fioriti che circondano il lago dei Giardini Cimisgiau oppure di conoscere la storia rurale rumena attraverso una visita al Museo Nazionale del Villaggio “Dimitrie Gusti”, presso il parco di Herăstrău, una esposizione etnografica che ricostruisce ambientazioni con dimore, officine,mulini, attrezzi originali.

Bucarest è la certezza di un riparo asciutto: quando cadono, le prime gocce di una nuvola passeggera non sono altro che una scusa perfetta per infilarsi tra i “passaggi” coperti più famosi; velocemente, sotto gli ombrelli multicolor del “Passajul Victoriei”; più comodamente, assaporando l’atmosfera della Belle Époque, tra specchi e poltroncine, sotto le cupole vetrate del “Passajul Macca-Villacrosse” oppure facendo un salto alla “Cărturești Carusel”, la libreria storica, dai candidi interni a più livelli, con balconate dalle colonne decorate, dove acquistare un libro o un souvenir in ricordo del soggiorno in città.

È Lipscani, il centro storico della città, che da antico borgo di botteghe di commercianti e piccoli artigiani, è diventato il fulcro della sfrenata vita notturna, con i bar fronte strada, i locali fin troppo espliciti al primo piano, e i ristorantini, dai tempi di servizio molto rilassati.
Bucarest è tenace resistenza, lo sforzo continuo di preservare la bellezza e la varietà di un patrimonio architettonico, ricco di da dettagli incredibili, dai danni del tempo e dell’incuria. Un esempio, vero gioiello della città è l’Ateneul, la sala concerti della capitale, dove il foyer è spettacolare quanto il palcoscenico stesso.


Bucarest è gentile accoglienza, allegria del folklore e calorica tradizione culinaria. Tra i suoi locali più celebri: il lusso tradizionale di Casa Capșa, che tra albergo, ristorante e cioccolateria ha visto transitare re, regine, personalità illustri dell’arte e della politica, nelle sue sale in broccato rosso; la tradizionale birreria “Caru cu Bare”, tempio di canti e balli folkloristici, che mette in fila tutto il mondo per entrare a divertirsi; l’antica e più tranquilla locanda “Hanu’ lui Manuc”, dal valore storico riconosciuto.

Bucarest è la fede che anima la sua gente, che si raccoglie per vedere le proprie preghiere e speranze salire al cielo, nel fumo delle sottili candele che vengono accese in ambienti adiacenti agli edifici di culto, per preservarne decori e affreschi.

la Birreria “Caru cu Bare”
Tra questi si evidenziano il complesso monastico che sorge sulla collina di Dealul Mitropoliei , comprendente la Cattedrale Ortodossa Patriarcale dei SS. Costantino ed Elena, che conserva le reliquie di S. Dimitrie Nuovo, protettore della città; e il piccolo Monastero Ortodosso di Stavropoleos, con la sua splendida iconostasi e il suo portico con archi, sorto in origine accanto ad un’antica locanda nel 1724 e tornato ad essere consacrato nel 1940, riuscendo miracolosamente a scampare anche alle violente vicende cittadine, durante la rivoluzione.

Bucarest è anche la città che stupisce per i suoi primati, perché è sede della Cattedrale Ortodossa più grande del pianeta (ormai prossima all’inaugurazione) e anche di uno dei parchi termali con giardino tropicale più vasto d’Europa; probabilmente, il suo primato più famoso è quella di essere stata, dal 01 aprile del 1857, la prima città al mondo a essere dotata di illuminazione pubblica a petrolio.

Bucarest è la sua gente che, ogni giorno, aspira giustamente ad essere felice. Esattamente come il nome del pastore che, colpito dalla bellezza delle terre sulle rive della Dàmboviţa, fermò lì il suo gregge per divenire il fondatore del primo nucleo della città: il suo nome era Bucur che, in rumeno, vuol dire appunto, felice.

primato illuminazione

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