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La creazione dell’alter ego
Pubblicato
2 anni fail
Di
Gioia Nasti
Il conflitto tra uomo e creatura: L’Essenza di “Frankenstein” di Mary Shelley
Mary Shelley aveva soltanto diciannove anni quando compose l’opera che la rese poi immortale, Frankenstein. Il romanzo fu ideato e scritto in pochi giorni su suggerimento di Lord Byron in una sorta di competizione tra intellettuali per trascorrere il tempo a Villa Diodati durante i giorni piovosi del loro soggiorno.
La tecnica narrativa del romanzo è molto particolare e ricorda vagamente una matrioska: i narratori sono tre (Capitano Walton, dottor Frankenstein e il Mostro) e le storie si inseriscono l’una nell’altra, come nell’immagine.

Il protagonista assoluto è principalmente il dr. Frankenstein, che ha, però, due alter ego nei personaggi del capitano Walton e del Mostro che egli stesso crea con pezzi di cadaveri ai quali riesce ad imprimere la scintilla vitale.
Il romanzo si apre però con le lettere del capitano Walton a sua sorella, nelle quali l’ufficiale annuncia la sua volontà di raggiungere il Polo, nonostante le difficoltà, con il desiderio di essere ricordato per la sua titanica impresa. È qui che incontra il dr. Frankenstein che gli racconta la sua storia e il motivo che l’ha condotto in quel luogo gelido e desolato.
Al capitolo XI arriva la svolta: il dottore si confronta finalmente con la sua creatura, il Mostro chiede al suo creatore di ascoltare la sua storia e quindi comincia a raccontare; il racconto termina dopo quattro capitoli, così Frankenstein riprende la sua narrazione, fino a che entrambi vanno incontro ciascuno alla propria morte.
Il capitano Walton, quindi, sconvolto e toccato da quella esperienza, ricomincia a scrivere alla sorella, questa volta con un animo diverso. Ha imparato dal dr. Frankenstein che sfidare Dio, il destino, la sorte, voler osare, travalicare i limiti dell’umana capacità porta soltanto morte e disperazione, così abbandona l’impresa e fa ritorno a casa.
Si può considerare Walton un personaggio specchio di Frankenstein: come lui, vuole compiere un’impresa ai limiti delle capacità umane, come lui tenta e si porta dietro una scia di morte, ma, imparando dagli errori del dottore, fortunatamente riesce a fermarsi in tempo, a rinsavire dalla follia sovrumana e a ritornare nei limiti del possibile.
Il Mostro, d’altra parte, è veramente parte del suo creatore, non soltanto come rapporto distorto padre-figlio, ma anche come completamento dello stesso dottore.
La relazione che li lega è perenne e indissolubile, tanto per minaccia che per necessità; come un antesignano degli stalker moderni, il Mostro, abbandonato alla “nascita”, si vendicherà del proprio creatore nei momenti e nei modi più efferati ed incredibili: ucciderà il fratellino di Frankenstein e lascerà che la governante sia giustiziata al suo posto per quell’omicidio, lo perseguiterà fino a chiedergli di creare una donna per lui e, una volta che questa richiesta non sarà esaudita, sarà presente nella notte di nozze del dottore per uccidere la sua sposa.
Frankenstein lo inseguirà fino al Polo per affrontarlo e lì morirà, sulla nave del capitano Walton, in presenza di un Mostro afflitto e disperato, perché, nonostante si possa odiare un padre per il male ricevuto, perderlo significa perdere una parte di sé.
È fondamentale notare come vengano ribaltati, in questo romanzo, tutti i pregiudizi su apparenza e sostanza: il dottor Frankenstein, medico stimato e conosciuto, tenta l’impossibile e dà vita ad un corpo fatto di pezzi di cadaveri, ma abbandona la sua creatura subito dopo averle instillato la scintilla vitale, come un qualsiasi codardo che fugga davanti ad una difficoltà; d’altro canto il Mostro, orribile a vedersi, sembra possedere una sensibilità fuori del comune, una gentilezza che sembra non addirglisi, eppure, come qualsiasi bambino abbandonato, è solo in cerca di qualcuno che possa amarlo così com’è, senza pregiudizi e senza preconcetti.
Ciò che lo spinge a fare del male agli altri è il rifiuto da parte della società, che si ferma alla sua apparenza.
Mary Shelley voleva scrivere un romanzo gotico, fondato sull’orrore, ma, senza avvedersene, aveva gettato le basi per il conflitto interiore tra bene e male, che sarebbe stato affrontato e sviscerato in maniera più dettagliata nei romanzi a venire.
Continua…
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