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Shakespeare e la duplicità
Pubblicato
2 anni fail
Di
Gioia Nasti
il tema del doppio nelle opere teatrali di Shakespeare
Il suo nome è venerato in Gran Bretagna quasi quanto quello di Dante in Italia e a giusta ragione; il Bardo, il simbolo della letteratura inglese di tutti i tempi, è la gloria britannica fuori dal tempo.
Su di lui sono stati scritti fiumi di parole, come diceva una vecchia canzone sanremese, e sulla sua vita ed identità sono state avanzate molteplici ipotesi.
La sua capacità di indagare e rappresentare le varie sfaccettature dell’animo umano è la base fondante della sua arte e della sua fama.
Tra le varie caratteristiche umane studiate e messe in scena da Shakespeare, certamente quella della duplicità viene analizzata sotto vari di punti di vista. Quello più evidente è certamente da ritrovarsi nel personaggio di Iago, vero e proprio manipolatore, che, dietro una facciata di fedeltà al proprio signore, nasconde un animo corrotto e malvagio.
Ma Shakespeare tratta il tema della duplicità anche in modo diverso, in almeno altre due opere: in modo scherzoso e faceto in La commedia degli equivoci, sul modello dei Menecmi plautiani, e in Macbeth, che invece adombra già la scissione della personalità, tipica del Novecento.
Chi si appresta alla lettura de La commedia degli equivoci si ritrova immediatamente. Chi si appresta alla lettura de La commedia degli equivoci si ritrova immediatamente catapultato in un’ambientazione tipica del teatro fondato sugli scambi di persona e sulle conseguenti risate da essi provocati.
Sulla scia dei Menecmi di Plauto, Shakespeare costruisce non una bensì due coppie di gemelli, formata ciascuna da un signore ed un servo.
Così come nei Menecmi i due gemelli hanno perfino lo stesso nome, Menecmo I e Menecmo II, anche in La commedia degli equivoci le due coppie hanno nome uguale: Antifolo e Dromio, la prima coppia proveniente da Siracusa, la seconda coppia vivente ad Efeso.
Nei Menecmi, il prologo della storia viene illustrato dal servo di Menecmo II, di nome Messenione, mentre nell’opera shakespeariana è il padre stesso dei gemelli a raccontare come le due coppie si sono divise.
In realtà, la storia è molto simile a quella che si sviluppa nella commedia di Plauto e dà inizio a tutta una serie di equivoci e fraintendimenti fino alla risoluzione finale, nella quale le due coppie di gemelli si ritrovano e si ricongiungono anche alla madre e al padre. L’atmosfera e l’ambientazione della commedia sono molto leggere e a divertire lo spettatore, fondando l’azione sugli scambi di persona.
Completamente diversa la tragedia Macbeth, dove, invece, viene intimamente indagato l’animo umano, con i suoi pensieri, i suoi desideri proibiti, le sue paure, le sue angosce; tramite la relazione tra Macbeth e sua moglie, Shakespeare ci presenta la profondità della sua analisi e la trattazione in forma dialogica dei pensieri e delle ambizioni di un uomo e delle limitazioni morali ed etiche che il mondo gli impone.
La relazione tra Macbeth e Lady Macbeth è particolarmente penetrante; la donna conosce pensieri e desideri del marito così bene da apparire come riflessione e divagazione della mente sul proprio corpo.
È proprio lei a darcene dimostrazione quando, dopo aver letto la lettera che suo marito le ha inviato dopo l’incontro con le Sorelle Fatali, afferma, senza ombra di dubbio: “Temo la tua natura; è troppo piena dell’umana gentilezza per afferrare la via più breve”.
La relazione diventa via via più profonda e più stretta quando i due cominciano a discutere dell’assassinio del re.
Nonostante il suo precedente assenso all’omicidio, la volontà di Macbeth nel compiere questa nefandezza comincia a vacillare e la discussione tra marito e moglie si presenta più come una mente schizofrenica che si dibatte tra due opposti obiettivi, subissata da domande alle quali non riesce a rispondere o, ancora più dettagliatamente, come ragionamento della mente sui pro e i contro di quell’atto, adducendo ora banali scuse per evitarlo, ora incitamenti per portarlo a termine.
L’assassinio di re Duncan diventa quindi il punto di svolta; da quel momento in poi, quella sorta di schizofrenia appare sempre più evidente e, dalla scena del banchetto, in cui Macbeth vede lo spettro del suo amico Banquo, fatto uccidere qualche ora prima, l’uomo e sua moglie non appaiono più insieme in scena; essi prendono due strade divergenti e proseguono, fino alla fine, su questi percorsi diversi. Lady Macbeth, la forte, la dura, l’organizzatrice dell’omicidio, sarà la prima a soccombere, affetta da una infermità mentale
che la porterà prima alla pazzia e quindi alla morte per suicidio. Macbeth proseguirà sulla via tracciata dagli assassinii compiuti e, ingannato ancora una volta dalle Sorelle Fatali senza rendersene conto, la seguirà poco tempo dopo.
Gran parte della tragedia è imperniata quindi sulla relazione tra i due protagonisti come fossero azione e psiche e come tali, proprio come accade durante il coma, la mente muore per prima, lasciando il corpo in una dimensione di non vita, dove gli eventi si succedono davanti ad uno spettatore inerme.
Continua…
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