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Jessica Bellina autrice de “Il tocco della notte Il rito” risponde alle nostre domande

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Jessica Bellina

Jessica Bellina risponde a numerose curiosità sul sul libro urban-fantasy “Il tocco della notte. Il rito”.

Il tocco della notte. Il rito” è l’ultimo romanzo urban-fantasy di Jessica Bellina. Pubblicato per le Edizioni Giovane Holden, Il tocco della notte racconta di un mondo fatto di luci e tenebre, dove un’eroina scopre di avere poteri più grandi di lei e che, la distinzione tra bene e male non è poi così netta. Per conoscere meglio la scrittrice di Gemona e il suo romanzo le abbiamo posto alcune domande.

Cominciamo dall’ambientazione di “Il tocco della notte. Il rito”, che poi è anche il luogo in cui Lei è cresciuta e attualmente vive: Gemona del Friuli. Vuole raccontarci qualcosa di questo posto a cui i lettori si sono affezionati? Qualche leggenda legata ai luoghi in cui ambienta le Sue storie… E se un motivo c’è, come mai ha deciso di ambientare le Sue storie proprio in quella provincia di Udine?

«Gemona è una cittadina in provincia di Udine, si trova ai piedi delle montagne ed è composta da varie frazioni, tristemente il paese è ricordato per il terremoto del 1976 che lo ha completamente distrutto e ha mietuto centinaia di vittime, ma la cosa più bella è che sia il paese che i friulani si sono rimboccati le maniche insieme per procedere alla ricostruzione.Io adoro Gemona perché ci sono diversi percorsi per passeggiare fra la montagna, la pista ciclabile, il paese stesso e ci sono degli scorci che non mi stancherò mai di guardare (e di fotografare!). Ci sono varie leggende che riguardano Gemona, la più famosa è quella del Castello e della bestia che vi dimora. Ho scelto il Friuli per i miei libri per diversi motivi: il primo è perché lo conosco e ne sono innamorata, seguono poi il fatto che siamo in un posto di confine e sono passati diversi popoli che hanno lasciato le loro tracce culturali in tutta la regione fra tradizioni, lingua e usi e poi perché c’è davvero tanto da scoprire».

Sull’aletta interna di “Il tocco della notte. Il rito” si legge che Lei “è la responsabile del gruppo storico medievale del Suo paese”. Che cos’è un gruppo storico medievale? Vuole raccontarci di cosa si occupa e come mai riveste questa posizione?

«La posizione di responsabile del gruppo storico è casuale, sono entrata diversi anni fa a fare parte del gruppo con un’amica, essendo stata presente a tutte le manifestazioni a cui abbiamo partecipato e al fatto che ci tenessi ai bellissimi vestiti della Pro Loco mi hanno proposto la carica ed ho accettato. È davvero una grande esperienza: conosci persone, altri gruppi, puoi confrontarti, puoi creare e vengono fuori nuove idee! È davvero stato bello e soprattutto istruttivo. Il gruppo storico medievale del paese è nato con la festa che ogni estate da oltre trent’anni si tiene a Gemona, è una manifestazione che porta diverse persone e, nella via storica, riporta tutti indietro nel tempo qualche notte ad anno. Fare parte del gruppo significa ridare vita a un tempo passato, ma anche divertirsi.»

Celeste, la protagonista di “Il tocco della notte” possiede dentro di sé i poteri delle streghe. Tuttavia, lei non è una strega nel senso più conosciuto del termine, anzi: i suoi poteri sono soprattutto utili per difendere il mondo dalle forze oscure. Ha svolto particolari ricerche per raccontare e rendere tanto credibile e reale l’eroina del primo libro della serie?

«In realtà no, Celeste è una ragazza spontanea è buona, è proprio nel suo carattere comportarsi così e quindi ho seguito nel libro le sue naturali inclinazioni, Ogni volta che fa qualcosa che reputa sbagliato, anche se agisce d’impulso, se ne rammarica e va a chiedere scusa, nonostante lei sia diretta questo non ferma la sua gentilizza».

Ma oltre ai personaggi buoni, sono soprattutto quelli negativi e malvagi a popolare le pagine del Suo romanzo, tanto che appare naturale una divisione tra ciò che è bene e ciò che è male. In un senso più ampio e meno figurato, nella vita di tutti i giorni, che cosa rappresentano per Lei il bene e il male?

«Bene e male sono dei concetti che, soprattutto al giorno d’oggi, credo che stiano diventando soggettivi in alcuni casi ed è difficile indicare la cosa. Come tutte le cose anche la magia che descrivo in realtà è un mero strumento che delle persone decidono di usare in quella maniera che è sbagliata, ma loro (come si scoprirà in seguito), sono convinti di muoversi giustamente perché quello è il modo che conoscono di usare qualcosa. Per questo ai notturni, come si evincerà, sono state date poche regole da seguire, quello che esula non è cattivo. Io penso che sia male quando qualcuno manca di rispetto, la cattiveria gratuita, il volere per puro gusto mettere zizzania, mentre il bene è più semplice trovarlo in tantissime cose, tutto quello che ti fa fare un sorriso sincero o ti fa bene, lo trovo incoraggiante».

Poiché a mano a mano che la storia si sviluppa Celeste diventa consapevole di sé e dei propri problemi, “Il tocco della notte” può anche essere considerato un romanzo di formazione. Quali sono, allora, gli ostacoli più grossi davanti a cui si trova la protagonista? Quali le sembrano insuperabili e quali invece riesce subito a fronteggiare?

«Beh non posso raccontare tutto! Ma l’ostacolo che trova è quello in cui pensa di essere da sola e si chiede: ora che faccio? E lì inizia a formarsi perché pensa, decide di provare e di fare fino a trovare ciò che l’aiuterà ed è quando si prova a fare qualcosa che arriva una risposta e le cose si muovono».

In questo senso, Celeste è un’eroina moderna. Una donna giovane che vuole conquistare la propria indipendenza – soprattutto slegandosi dalle bugie che a lungo le sono state raccontate. In un clima contemporaneo in cui la figura della donna e i suoi ruoli sono sempre più discussi, pensa che la protagonista del Suo romanzo possa essere d’aiuto più ai giovani o ai lettori più grandi, e se sì, in quale modo?

«Credo che le debolezze di Celeste, il suo provare per poi presentarsi a chiedere scusa, la testardaggine di volere fare da sola per non essere di peso, i suoi dubbi perché diventa grande, la necessità di amici… credo siano presenti in molti di noi e il mio modo e quello di Celeste penso che siano un modo per fare vedere in maniera diversa (a volte più schietta, altre più magica, altre con qualche lacrima) che le cose si possono affrontare qualunque sia l’ostacolo».

Sul web, andando a caccia di informazioni e notizie su di Lei e sui Suoi romanzi, saltano subito agli occhi le presentazioni e le occasioni in cui ha avuto modo di incontrare i numerosi lettori dei Suoi libri. Le piace raccontare del Suo libro? C’è qualcosa che anche Lei ha scoperto di sé dall’incontro con i Suoi estimatori e se sì, che cosa ha imparato dai lunghi dibattiti che l’hanno resa la protagonista di questi eventi?

«Ho partecipato ad alcune presentazioni e mi piace parlare del mio lavoro, per poterlo condividere e sperare di creare curiosità in un possibile lettore e poi sperare di non deludere le sue aspettative. È stato davvero piacevole, ho conosciuto diverse persone incuriosite, chi dalle figure che ho scelto e mi hanno fatto domande, chi dai posti, chi dai personaggi che gli sono rimasti impressi ed è stato bello sapere che a tutti ho lasciato qualcosa, anche di diverso, proprio perché, come detto sopra, ogni mente è un mondo a sé. Solitamente le domande mi sono sempre state fatte in seguito in privato, forse perché ho troppa chiacchiera o forse perché, giustamente, volevano parlarne in privato. Di me ho scoperto che posso parlare in pubblico, forse non sembra, ma non ero così diversi anni fa, mentre ora posso condividere qualcosa di così personale e che mi viene da dentro, mi rende fiera di me.»

Che cosa, invece, spera che abbiano potuto apprendere i Suoi lettori dall’incontro con Lei e dei Suoi romanzi?

«In realtà non saprei con esattezza come rispondere. Dico sempre che spero di lasciare qualcosa di positivo, che vorrei regalare alle persone attimi di relax e piacevoli ed è quello che auguro quando comprano uno dei miei libri. Spero di avere lasciato anche io un’impressione positiva ai lettori, dietro ogni libro c’è una persona, e se si ha la possibilità di conoscerla credo che sia bello averne un buon ricordo, penso che, forse, faccia leggere il libro con un altro spirito. Infine spero di averli incuriositi, non svelo mai molto dei libri durante le presentazioni!»

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